Carisasca, antichissimo avamposto longobardo ascrivibile all’VIII secolo PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 27 Giugno 2019 05:19

Carisasca

Il turista, risalendo la SS 45, nei pressi di Marsaglia, ammira Brugnello, alto sul suo monte. Magnifico complesso medievale; integra, inespugnabile fortezza. A Lenzino, poco sopra, è attratto dalla spettacolare posizione di Carisasca. Un altro borgo di grande fascino e suggestione, sorto per il controllo della sottostante vallata. Un’apparizione sorprendente, improvvisa, emozionante. Un fiore di pietra, patinato d’antico, tra prati e boschi, verdi, vivaci; lussureggianti. E’ necessaria una nuova sosta, per vedere di più, fruire meglio. I pascoli, intorno, macchiati dai colori di fiori infiniti, si snodano, ondeggiando in dolce declivio, nell’abbraccio affettuoso e delicato di acque, di brezze, di sole. Boschi fitti, maestosi, intrecciano rami; incorniciano con grazia gentile case e chiesa alte sul colle. Ma la poesia degli occhi presto invia a pensieri profondi. Si è indotti, pertanto, ad una visita diretta a Carisasca. Lasciata la SS 45, bivio per Cerignale, in pochi Km si arriva; accolti da erbe ordinate e foglie. Una antica fontana con abbeveratoio ci saluta col linguaggio proprio dell’acqua che scorre libera e felice. Intorno, abbondano gerani, garofani, surfinie... Cortine di rose ornano e decorano antichi muri. Tra incanto e meraviglia si osserva il borgo, regno della pietra squadrata da sapiente manualità e buon gusto.
“Conci” vigorosi, oblunghi; possenti, pressanti, sono stati assemblati in virtuosismi e sviluppi ingegnosi, sempre nuovi, diversi; vaghi. Agreste, edile erudizione che trasfigura la durezza della materia, cieca ed istintiva. L’addolcisce, ammorbidisce e sfuma in grazia armoniosa. In quei muri gli antichi hanno saputo sposare la bellezza con la forza. Ogni casa è scultura degna di grande ammirazione, unica ed irrepetibile. Manufatto dall’effetto delicato e morbido; rustico romanico, delizioso e commovente. La chiesa, un poco eccentrica, rispetto al borgo, presenta una facciata meravigliosa e meraviglioso portale. L’una e l’altro, già in sé, preghiera profonda. Una chiesa che Pascoli avrebbe facilmente definito “dall’erbosa soglia” perché immersa in prati, orti e giardini; perché figlia affettuosa di quella terra. Madre generosa della sua gente. Prezioso indicatore e riferimento agli itinerari dello spirito. L’interno è semplice, sobrio, solenne. Bello l’altare, artistica la sua pala. Notizie storiche della parrocchia: “Carisasca fu smembrata da Cerignale per decreto 29 novembre 1744 di Mr Anduyar (Vescovo di Tortona dal 1743 al 1782): ed il principale motivo che esso ne adduce, verrebbe, almeno indirettamente, a provare le ragioni di indipendenza che le due parrocchie si contrastavano a vicenda per l’unione aequeprincipaliter (Una uguale all’altra, giuridicamente sullo stesso piano. Ma il parroco risiedeva a Cerignale. Gli abitanti di Carisasca non sopportavano di sentirsi, in qualche modo, subordinati ai loro vicini). Segnala quel Vescovo gli antichi e nuovi dissensi, constatati anche in visita pastorale, delle due popolazioni: “Quibus Cerignalis et Carisaschae populi sub eadem paroecia comprensis, tamquam Iachob et Esau in eodem matris utero pugnabant simul et collucta-bantur (Gli abitanti di Cerignale e di Carisasca, pur figli gemelli della stessa Parrocchialità, come Esaù e Giacobbe, ancora nel ventre materno, già avevano cominciato a darsele di “santa ragione”. Venuti al mondo continuarono a farlo, con impegno, per il resto della loro vita). E nello stesso Decreto ha queste parole: “utrum hac domus Dei sub invocatione S. Petri erecta, simplex Oratorium vel ecclesia parochialis matrici Cerinialis annexa usque modo fuerit” (La chiesa di S. Pietro in Carisasca è sempre stata, comunque, semplice “oratorio” annesso a Cerignale, sua matrice. AC). Forse però, anche per tacitare l’amor proprio dei Cerignalesi che colla nuova erezione parrocchiale vedevansi sottrarre le ville di Carisasca, Ponte, Castello e la Bra, lo stesso vescovo nel settembre di quel medesimo anno, smembrandola da Selva, incorporava a Cerignale la sussidiaria di Oneto. Quarantadue anni dopo, e cioè nel 1786, mons. Peyretti (Vescovo di Tortona dal 1783 al 1793), concedeva al Rettore Parroco di Cerignale il titolo di Prevosto. (Cfr. Mons. Cesare Bobbi: “Storia Ecclesiastica Diocesana di Bobbio” - parte II - Pievi e Parrocchie della Diocesi; fascicolo I, pag. 51 - Saronno “S.A.S.” Tipografia dell’Orfanatrofio 1927). Dopo il Congresso di Vienna la Diocesi di Bobbio, cancellata da Napoleone, fu ricostituita integrando territori da sempre appartenuti a Tortona: pievi e parrocchie della sponda destra della Trebbia. Così Ottone, Cerignale, Carisasca, Rovegno, Orezzoli, Vico Soprano... nel 1818 vennero a far parte di una nuova entità ecclesiastica e ancora vi appartengono. Contrasti tra frazioni confinanti non erano infrequenti. In alta Val Trebbia i Vescovi di Tortona si occuparono allo stesso modo di Cerignale e Carisasca anche di insanabili contrasti tra Tartago e Cerreto. Gli abitanti di Tartago , infatti, non sopportando di dover dipendere dalla parrocchia di Cerreto, chiedevano a gran voce indipendenza e autonomia. L’ottennero. Ma di questa vicenda ed altre ancora, si parlerà in appositi articoli. Concludo ricordando il Sig. Valla Giacomo (1890/1979), padre del sindaco di Ottone, Giorgio, del noto assicuratore di Bobbio, Pierino, di altri numerosi fratelli. Storico, appassionato campanaro, abile nella difficile arte di “Battagliare”. Molto apprezzato sempre e soprattutto durante la festività di San Pietro, quando dall’alto del suo campanile effondeva, con fede ed entusiasmo, virtuosismi armoniosi. Eco struggente risuonava, allora, in lungo e in largo nella valle, colorando con acustico pastello una giornata di profonda religiosità a Carisasca.

Attilio Carboni

(Articolo tratto dal N° 23 del 27/06/2019 del settimanale “La Trebbia”) (Fotografia di Giacomo Turco)

 

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