Monete e laterizi del primo secolo testimoniano insediamenti romani nelle vallate del Cassingheno, del Terenzone e del Boreca PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Giovanni Salvi   
Martedì 26 Febbraio 2019 22:22

Alpe

Riportiamo da BancaFlash (gennaio 2019) parte di un articolo di Giovanni Salvi che interessa l’alta Val Trebbia.

Nell’area dell’alta Val Trebbia che in parte di affaccia sul fiume ed in parte sui suoi affluenti di sinistra Cassingheno, Terenzone, Dobera e Boreca, il De Negri segnalava la presenza di resti romani: a Fascia, Fontanarossa, Alpe (nella foto), Bertone, Monte Alfeo e Belnome (T.O. De Negri, Il bronzetto votivo di Monte Alfeo e il culto delle vette presso i Liguri, in Bollettino Ligustico per la Storia e la Cultura Regionale, VIII, 1956, 1-3, p.33). Si può considerare appartenente alla stessa area storico-geografica la confinante alta Val Borbera che ha i suoi centri in Carrega e Cabella e che anch’essa risulta sede di ritrovamenti riferibili alla romanità. In proposito, è di grande importanza quanto scrisse Giacomo Biggi, insegnante di Lettere nativo di Fontanarossa: “Voglio ricordare le tante monete trovate un po’ dovunque, a Carrega per esempio, monete di Traiano e di Alessandro Severo, ed a Pietranera, una moneta romana dei tempi di Silla. Ricordo poi di aver visto, trovato in una fascia da un contadino che ne fece dono a Don Erminio Gnecco (parroco di Alpe dal 1914 al 1931), uno sciclo, moneta cartaginese d’argento del IV secolo, ben conservata ma di cui ho perso traccia. Reperti archeologici di modesto valore (embrici e tegole a margine rialzato, della consueta forma romana) sono stati trovati a Fontanarossa nel 1967 in occasione dell’ampliamento della piazza della chiesa. Se si tiene presente che a Carrega, intorno al 1940, vennero trovati resti archeologici analoghi, insieme con qualche suppellettile funeraria, non pare azzardato parlare di resti di comuni tombe a recinto di mattoni (si sa che fino a tempi recenti non si conosceva il laterizio nelle costruzioni locali). Anche a Cartasegna, si sono trovati resti analoghi che potrebbero risalire al primo secolo d.C. e che ci parlano di un insediamento omogeneo romano sui due versanti, piemontese e ligure, della dorsale Antola-Carmo”. In merito, le novità più importanti sono costituite dalla ricerca che ho personalmente condotto nell’estate del 2017 a seguito della segnalazione fattami da alcuni abitanti di Alpe circa l’affioramento di laterizi di non ben chiara origine lungo la strada che sale a Capanne di Carrega, in un’area un tempo adibita a pascolo. Localmente sono denominati “mattoni” e la località dove si trovano prende da essi il nome: da-i mun (dai mattoni). Secondo alcuni sarebbero i resti di un’antica costruzione, secondo altri la loro presenza sarebbe da collegarsi ad una fornace; occorre a questo proposito sottolineare che in loco è presente un tipo di creta (muorescu) particolarmente adatta a foggiare laterizi. Da fine Ottocento i “mattoni” cominciarono ad essere utilizzati per costruire le calotte dei forni da pane, presenti in ogni casa di Alpe e precedentemente fatte con una sorta di tufo; questa abitudine è proseguita fino a metà del ‘900. Frammenti di laterizi sono ancora reperibili sotto pochi centimetri di terra e disseminati lungo una striscia che si dirama dal sito verso levante.
Un laterizio prelevato in loco è stato nel mese di giugno 2017 sottoposto a perizia archeologica che l’ha identificato come un tegolone di epoca romana. I laterizi trovati ad Alpe sono probabilmente i resti di un insediamento romano di quelli definiti dagli archeologi “stazioni a tegoloni”, “insediamenti poveri, costituiti da una o poche capanne, situati nei ripiani di mezzacosta esposti a mezzogiorno”. È opportuno ricordare che nella località Puzzeccu, a poco più di un km da Bertassi, lungo la strada che un tempo collegava il paese con Alpe secondo un tracciato poi abbandonato, durante l’aratura di alcuni terreni è tradizione che fossero rinvenuti tegoli di ignota provenienza e fattura, che a questo punto è plausibile ipotizzare simili a quelli di Alpe. Sui “mattoni” il Pertica elaborò una sua ipotesi interpretativa e li identificò come resti di una costruzione difensiva risalente al VI secolo quando Genova era sotto il controllo dei Bizantini e cercava di contenere l’espansione dei Longobardi, che nel 569 avevano conquistato Milano.

Giovanni Salvi
 
(Articolo tratto dal N° 7 del 21/02/2019 del settimanale “La Trebbia”)  
 

 

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