| Sugli antichi itinerari della transumanza |
|
|
|
| Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri | |||||||
| Scritto da Renato Lagomarsino | |||||||
| Giovedì 29 Novembre 2001 01:00 | |||||||
|
La profonda trasformazione socio-economica che ha interessato l'entroterra negli ultimi cinquant'anni (fenomeno peraltro comune a tutte le aree montane) ha determinato la scomparsa pressochè definitiva e irreversibile del tradizionale mondo contadino e delle pratiche agro-pastorali relative. Le conseguenze di questa rivoluzione epocale, svoltasi in un arco di tempo relativamente breve, sono alla vista di tutti, ma soltanto chi è nato nei primi decenni del '900, ed ha quindi ancora ben vivi i ricordi del passato, può rendersi esattamente conto di ciò che è avvenuto. Intanto va detto che lo spopolamento di interi paesi, in qualche caso totale, e il venir meno della quotidiana e vigile presenza del contadino, pronto in ogni momento ad intervenire per assicurare la stabilità e la conservazione delle proprie terre e dei sentieri, è sicuramente la causa primaria dei sempre più frequenti ed estesi dissesti idrogeologici che colpiscono le nostre vallate. Le infinite frane, talune di modeste dimensioni ma tuttavia ognuna potenziale innesco di fenomeni più gravi, nonchè il progressivo e sempre più rapido inselvatichimento dei coltivi e dei pascoli e la trasformazione dei boschi in impenetrabili grovigli di piante crollate l'una sull'altra, sono le manifestazioni più evidenti di una realtà che purtroppo sfugge all'osservatore superficiale. Appare evidente che per essere efficaci e duraturi gli interventi sul territorio debbano essere affiancati da un'azione rivolta a riportare, anche se in modo non continuativo, l'uomo sui monti o quantomeno a determinare le condizioni per tenere sotto controllo l'ambiente nei suoi punti più critici, che sono soprattutto le nuove strade e gli antichi sentieri, sui quali è necessario intervenire con l'avvedutezza dei vecchi contadini per impedire che cunette e scarichi intasati o mal collocati possano convogliare le acque piovane su pendii a rischio. Il richiamo alla millenaria attività pastorale della transumanza consente di localizzare il territorio operativo, che va dalla fascia costiera di crinale fino alle alte valli dell'Aveto e del Trebbia, caratterizzato fino al secolo scorso proprio dai transiti delle greggi, che in autunno scendevano dai monti seguendo quegli "itinerari perenni", cioè senza tempo, sui quali si svolgevano, con lunghe carovane di muli, anche i traffici commerciali fra gli approdi litoranei e oltre appenninno. Quello delle antiche strade e del loro recupero a fini escursionistici, turistici e culturali è un capitolo interessante del progetto , le cui finalità sono condensate in alcuni concetti ben precisi: valorizzare il territorio evidenziandone le potenzialità, ridare vita alla montagna ripristinando antichi percorsi, offrire nuove opportunità di lavoro riproponendo in chiave moderna mestieri tradizionali, coniugare la conservazione dell'ambiente con un turismo di qualità. Renato Lagomarsino.
(L'articolo e le schede sono stati tratti dal N° 42 del 29 Novembre 2001 del settimanale "La Trebbia")
|



