Nel 219 iniziò la seconda guerra punica, Annibale invase la Spagna ed espugnò la città di Sagunto PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Alessandro Brignole   
Giovedì 18 Settembre 2014 00:00

AnnibaleNell’inverno dell’anno 218 a.C. le genti della bassa Val Trebbia videro discendere dalle dolci colline della loro valle un esercito straniero, multietnico, composto da fanti nord-africani e libici, cavalieri numidi e frombolieri balealici.
Con loro vi era un animale sconosciuto, grande, peloso con una lunga proboscide e delle lunghe zanne. Era l’esercito di Annibale Barca, un generale cartaginese che intendeva mantenere una promessa fatta al padre Amilcare, sconfiggere l’esercito romano per stroncare le ambizioni espansionistiche di Roma nel Mediterraneo.
Annibale proveniva da una famiglia di militari, era un condottiero abile e coraggioso ed aveva costituito un esercito potente. Lo storico romano Tito Livio testimonia che nell'armata cartaginese regnavano organizzazione e disciplina.
Annibale nel 219 iniziò la seconda guerra punica, invase dapprima la Spagna meridionale, alleata di Roma, espugno la città di Sagunto e varcò i Pirenei. Sconfisse i Galli al Rodano ed attraversò le Alpi, in un’impresa per l'epoca incredibile.
Perse migliaia di uomini e quasi tutti i 37 elefanti tra le forre ed i Crepacci della Catena montuosa. Dopo una schermaglia sul Ticino, alla fine del Dicembre 218 a.C. giunse in Val Trebbia.
Il senato Romano inviò in tutta fretta due legioni ai Comandi dei Tiberio Sempronio Longo e Publio Scipione.
L’esercito romano approntò il Campo nei pressi di Ancarano, una posizione sopraelevata che  propiziava la difesa su tre lati ed un buon punto di osservazione. Annibale acquartierò il grosso delle truppe presso il villaggio di Sarturano.
I due eserciti erano divisi dal fiume Trebbia. I romani iniziarono a saggiare la forza dei cartaginesi, compiendo dei blitz con la loro cavalleria, tra Scipione e Tiberio Longo non correva buon sangue, pertanto la pianificazione strategica dell’azione militare ne subiva le  conseguenze.
Annibale astutamente percepì l’indecisione del comando avversario ed adottò una strategia fuorviante, restando sulla difensiva, nel frattempo ordinò ai suoi soldati di procacciare nei villaggi intorno a Piacenza scorte di rifornimenti.Battaglia della Trebbia
La mattina dell'8 Dicembre 218, i romani diedero battaglia, inviarono un contingente di fanti e cavalieri verso il Trebbia, Annibale inviò la cavalleria numida, al comando del fratello Magone, si verificò cosi il primo scontro nei pressi di Rivalta.
Tiberio Longo, consapevole della debolezza della sua cavalleria, ambiva ad annientare anzitempo quella cartaginese, per poi lanciare le sue fanterie contro i frombolieri balearici ed i fanti cartaginesi. Quell'8 dicembre faceva molto freddo, le colline circostanti il Trebbia erano coperte di una leggera coltre di neve. Annibale fece ritirare Magone con i suoi cavalieri, simulando una rotta, in realtà preparava un geniale scacco tattico-strategico che avrebbe sbaragliato le legioni romane.
Mentre i soldati romani manovravano e combattevano a digiuno contro i cavalieri numidi, Annibale aveva fatto rifocillare i suoi uomini e li aveva fatti cospargere di olio per combattere il gelo. Scipione e Longo, imbaldanziti dal preliminare successo fecero marciare le truppe, già provate ed intirizzite dal freddo, attraverso il fiume ghiacciato.
Quando i romani giunsero al di là del Trebbia tra Tuna e Casaliggio, Annibale schierò la cavalleria ai lati, la fanteria cartaginese ed i frombolieri balearici al centro con davanti gli elefanti superstiti. La cavalleria numida accerchiò le ali delle legioni romane e le fanterie con gli elefanti si lanciarono verso il centro avversario.
La violenza dell'attacco, l'effetto psicologico dei pachidermi lanciati alla carica e le precarie condizioni fisiche dei legionari romani decretarono la sconfitta degli stessi. Gravi furono le perdite per entrambi gli schieramenti, ma i romani lamentarono 20.000 caduti.
Attualmente le dolci colline della Val Trebbia, verdeggianti e floride vegliano sul placido fiume, ma in valle c'è ancora qualcosa che ricorda la battaglia, al ponte di Tuna vi è una colonna che  ricorda i fatti e nel comune di Gazzola vi è un monumento che raffigura dei soldati Cartaginesi su di un elefante.

Alessandro Brignole

(Articolo tratto dal N° 29 del 18/09/2014 del settimanale “La Trebbia”)


 

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