Una ricerca storica sulla chiesa parrocchiale di San Marziano di Ottone - 2a parte PDF Stampa E-mail

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Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 29 Novembre 2012 00:00

Seguito dell'articolo Una ricerca storica sulla chiesa parrocchiale di San Marziano di Ottone - 1a parte
Chiesa di Ottone

Interdetto alle Chiese e cimiteri di Villa, Traschio e Losso.
Poichè gli abitanti delle ville di Gramizzola (ed annesse Croce e Rettagliata), Traschio, Lozo e Santa Maria si rifiutavano di concorrere al trasporto delle chiappe per riparare il tetto della Chiesa Matrice di San Marziano nel borgo di Ottone, il 4 novembre 1744 venne effettivamente applicato l'interdetto alle Chiese e cimiteri di Gramizzola, Traschio, Lozo: interdetto già minacciato da Mons. Andujar (Vescovo di Tortona dal 1743 al 1783), nella visita pastorale del 5 settembre 1744. L'interdetto durò 2 anni e gli abitanti di Gramizzola, Traschio, Lozo e Santa Maria portavano (erano costretti a portare), i loro morti al cimitero di San Bartolomeo. Primi a violare l'interdetto furono quelli di Gramizzola, i quali, morto un individuo, lo seppellirono nel proprio cimitero senza intervento del Sacerdote e la notìzia della violazione si sparse con scandalo per tutta la vallata (vedere gli atti di morte dal 1746 al 1748)". (ibidem pag. 51).
Scalinata della Chiesa.
"Nel 1739 certo Agostino Barchi donò alla Chiesa una porzione di area dinanzi alla facciata della Chiesa stessa e così si costruì la scalinata per accedere alla Chiesa, mentre prima (dice la nemorìa) a volte andavano in Chiesa perfino i suini e gli asini ed i muli anche onusti si portavano vicino alla porta. La Chiesa ha diritto di 3 banchi nei giornidi fiera e mercati (vedere cartella Chiesa Parrocchiale)" (ibidem pag. 52).
Piazzale dell'antica Chiesa di San Marziano
"Il piazzale dell'antica Chiesa (fuori dall'attuale gradinata), si estendeva di palmi 31 in lunghezza e palmi 17 2/4 in larghezza (vedere cartella come sopra) e godeva dell'Immunità ecclesiastica", (ivi).
Balaustre del presbiterio e portine di ferro.
"Le balaustre del presbiterio vennero fatte nel 1758 con colonnette (pilastrini), di pietra di Ottone, tolte dal torrente Rio Ottone e dal torrente Ventra. Le porte in ferro alle balaustre vennero costrutte in Genova nel 1763". (ivi). Da diversi torrenti in alta valle furono estratti pregiati marmi per molti secoli, destinati ad edifici d'importanza, (cfr. Capitano Antonio Boccia, Viaggio ai Monti di Piacenza (1805), Tipografia editoriale piacentina Gallarati 1977 - ristampa anastatica a cura delle arti grafiche TEP, 2005; (Vittorio Pasquali, La provincia di Bobbio post napoleonica - Descrizione del territorio e dell'economia nell'anno 1814 - (Archivi di Stato di Torino "quadro del circondario di Bobbio, marzo 1944) - Ed. Amici di San Colombano).
Crocifisso per processioni
"Nel 1763 venne pure acquistato a Genova il Crocifisso per le processioni e posti i ferri (bracci), ai pilastri laterali per le lampadi: il Crocifìsso (il Cristo), sembra di stile Maraglìano". (Mons. Stefano Barbieri op. cit. pag. 52). Secondo alcuni studiosi e critici d'arte, notevoli sono le analogie del Crocifisso di Ottone con quello della parrocchiale di Priosa, in Val d'Aveto. Dell'uno e dell'altro non si hanno notizie certe sull'autore.
Pavimento
"Il pavimento in marmo venne fatto nel 1881". (ibidem pag. 53). Più volte lucidato "a piombo" contribuisce ad elevare lo splendore dell'interno con le sue grandi mattonelle in bianco e nero, all'uso genovese.
Consacrazione della Chiesa di San Marziano
"La Chiesa di San Marziano venne consacrata nel 1851, il 24 agosto da Mons. Vaggi, Vescovo di Bobbio dal 1849 al 1869 (extat decrefum autenticum in Archivio). Mons. Vaggi "ad huius rei memoriam" ordinò che ogni anno, l'ultima domenica d'agosto si celebrasse l'ufficio della consacrazione della Chiesa "sub ritu duplici primae classis" concedendo l'indulgenza di un anno ai visitanti la Chiesa nel giorno della consacrazione e l'indulgenza di 40 giorni nei singoli anniversari", (ivi) Il culto di San Marziano non ha mai affievolito quello rivolto dagli ottonesi a San Bartolomeo, titolare dell'omonima antichissima Chiesa cimiteriale, e alla Madonna della Salute, verso la quale si concentrano le maggiori attestazioni di riconoscenza e di affetto. San Marziano, Vescovo e Martire Tortonese del III secolo, agli albori della diffusione del Cristianesimo nella valle, viene comunque celebrato con solenne liturgia, puntualmente ogni 6 marzo, con triduo, processione, concorso di popolo e manifestazione di profondi sentimenti.
La facciata della Chiesa
"La facciata della Chiesa, terminata nel 1704, venne ristorata nel 1847: riparata nel 1894/95 (arciprete Don Lupi). Ristabilita con maggior cura nel 1926/27 aggiungendovi lo zoccolo in cemento e graniglia di marmo". (ivi). La facciata, ampia, solenne, slanciata non corrisponde all'interno della Chiesa, pensato in ben altro stile. E' piuttosto un bell'esempio di neoclassicismo che richiama l'attenzione ed invita all'ingresso, destinato a suscitare nel meravigliato fruitore e nel credente, stupore, suggestioni emotive, spunti e riscontri di sentimento, ammirazione, sviluppi. Più volte rimaneggiata è stata restituita alla sua integrità in occasione degli interventi di manutenzione straordinaria della metà del secolo scorso. In quella circostanza venne rimosso il protiro in pietrame e calce, applicato nell'Ottocento. La nicchia del Santo titolare, enfatizzata da movimento rococò in cornice, non contrasta con l'insieme classicheggiante a cui apporta, piuttosto, una nota di piacevole elaborata delicatezza. Il portone è elegante e raffinato con i suoi graziosi decori ad intarsio. Diviso in due battenti articola porticina per l'ingresso ordinario ed immette in artistica bussola dalle dolci sinuosità. Preludio a quanto seguirà.
Chiesa di OttoneDipinti
"12 grandi quadri laterali al Presbiterio vennero dipinti dal pittore Francesco Tagliafieni di Chiavari. Questi dipinse pure il quadro dell'altare delle anime o del Crocefisso (vedere registro dal 1760 in poi)", (ibidem, pag. 40). La Pala dell'altare di S. Antonio da Padova, molto bella, è attribuita alla scuola pittorica genovese/alessandrina, ma di autore che resta sconosciuto. In apposito cartiglio, a cimasa, viene riportata la prima strofa dell'inno "Si quaeris miracula" (se ti serve un miracolo - invoca S. Antonio), che ancora risuona in latino ed organo nella basilica di Padova.
Le nostre antenate, avendo perso qualche oggetto, erano solite invocare il Santo "che faceva ritrovare le cose smarrite". L'invocazione andava sotto il nome di "Siquero", storpiatura, appunto, delle prime parole della strofa. Ricordo, oltre mezzo secolo fa, una sarta di Ottone, dichiarare: "perduto il ditale ho dovuto recitare infiniti "siqueri" per ritrovarlo! Tempi lontani, altri tempi, di semplicità e profonda fede!
Il grande quadro della "Madonna in gloria tra Santi ed Angeli", posto nell'abside, bellissimo, ma di autore ignoto, rappresenta una finestra spalancata sull'infinito. La didascalia nell'artistico cartiglio "Propterea non timebimus" ricorda agli ottonesi che "non devono aver paura" perché sempre potranno riferirsi, con sicuro successo, al Cielo. Diffusi tra le lesene, sopra i confessionali e le porte laterali, numerosi ovali settecenteschi visualizzano immagini di santi, martiri, misteri della fede. Sembra siano stati acquistati verso la fine del XVIII secolo dal grande pittore/scultore fiammingo Jan Hermann Geernaerth (XVIII secolo), molto attivo a Piacenza e provincia. (Secondo Mons. Bosio Luigi, quantunque di buona mano, non sarebbero, però, opera riferibile a quell'artista). Il quadro della Madonna della Salute, posto al di sopra dell'omonimo altare, risulta copia apprezzabile del dipinto "Mater Amabilis" di Giovanni Battista Salvi (1609/1685), detto il "Sassoferrato", patrionimico del celebre artista.
La statua di San Marziano
"La statua in legno di San Marziano (con corona e aureola luminosa), venne provvista nel 1929 e venne collocata sull'Altare Maggiore (costo L. 1533,50). Provvista dalla ditta Nardini di Milano. Il 20 Ottobre 1929 con l'intervento dei parroci della Vicaria e di molto popolo, si è celebrato la prima festa solenne ad onore di San Marziano: la statua venne portata solennemente in processione e poscia collocata sull'alto dell'Altare Maggiore". (ivi) A Ottone si ricorda l'arrivo della statua, evento straordinario ed atteso con trepidazione da tutti. Verso sera il Signor Ilario Castelli, titolare di pubblico servizio trasporto persone e cose, giunse da Milano, dove si era recato di buon mattino allo scopo di prelevare la preziosa statua. Con cordiale applauso l'autovettura fu accolta dai molti cittadini riuniti, in attesa di poter esprimere al simulacro del loro Santo Patrono diretti ed immediati sentimenti di benvenuto.
La statua della Madonna del Rosario
Statua di altissimo livello artistico, forse ascrivibile a scuola e interventi del Maragliano (1664/1739). I registri parrocchiali nulla evidenziano in fatto di scultore, acquisto e data. Posta in elegante nicchia nell'omonimo altare, è incorniciata dalle immagini dei 15 misteri del Rosario, espressi mediante acquerello. Nel giorno della sua festa, il 7 ottobre, si effettuava gioiosa processione, preceduta da novena sempre affollata, predicatore di grido proveniente dalla città, benedizione eucaristica, canti e musiche.
Cantoria e Organo
"Cantoria: Organo, sopra la bussola, fu costruito dal Roccatagliata: ricostruito, migliorato ed accresciuto nel 1871 da Angelo Cavalli di Piacenza: riparato dal Cavalli circa il 1895: ora (1942), bisognoso pure di qualche riparazione. Dal Registro 1766 risultano lavori fatti alla cassa dell'organo fin dal giugno 1808: l'organo esisteva già nel 1795: vedere detto Registro 1766". (ibidem, pag. 51). La famiglia Roccatagliata è nota per aver praticato con successo l'arte organara, ovunque in Liguria. A Ottone deve aver operato Tommaso II Roccatagliata (Santa Margherita Ligure 1725/1798). Altri suoi celebri strumenti si trovano a Cicagna, Rapallo, Santa Margherita, Riva Trigoso, ecc. L'organo venne ampliato nel 1963 aumentando il numero delle canne e, ovviamente, dei registri, dalla Ditta Fratelli Ruffati di Padova, sotto la direzione del celebre studioso Don Guglielmo Ughini, organista titolare nel Duomo di Mantova, professore di contrappunto e composizione, amico di Ottone.
Insigne benefattore dell'impresa fu il Signor Balzarini Giacomo (1891/1957), di Gramizzola. In quella circostanza la consolle venne trasferita dalla cantoria di controfacciata al coro nell'abside, con migliore funzionalità e servizio e gli antichi mantici furono sostituiti da moderni elettroventilatori. Possedere uno strumento di tale consistenza e qualità, già nel XVIII secolo, dimostra l'importanza della Parrocchiale, la partecipazione alle spese per abbellirla e renderla di grande pregio, compiute dalla nostra gente, il buon gusto e i buoni sentimenti di tutti gli ottonesi. Quale atto di omaggio e doverosa riconoscenza, cito i nominativi dei Sacerdoti Ghirardelli don Guido, Biggi don Attilio e Mons. Mazzoni Colombano, rettore del Seminario di Bobbio, che per buona parte del secolo scorso sono stati i nostri ottimi organisti, capaci di elevare la qualità della liturgia, la bellezza delle funzioni, l'intensità della preghiera.
Il Coro
"Il coro in legno, venne costrutto l'anno 1779: scultore M. Podestà di Genova: mastro Gaetano Mazza e Agostino suo compagno: vedere registro 1766, essendo arciprete Antonio Bertucci. Questo è tutto in legno di noce, ben lavorato, con ornati. In mezzo vi è la cattedra per l'Arciprete, ricca di lavoro, dinnanzi a questa l'inginocchiatoio e indi un piccolo tavolo che sostiene il leggio. (Il M. Podestà di Genova, probabilmente, è quello stesso che costrusse il "guardaroba" della Sacrestia di Priosa d'Aveto)". (Ibidem, pag. 68).
Il coro è un'opera d'intaglio di alta scuola genovese: opera d'arte meravigliosa, in perfetta coerenza con lo stile delicatissimo della Chiesa. Cesti di fiori e frutta, festoni, movimenti di cornici ornano e decorano le varie campate, apportando un piacevole contributo bucolico/idilliaco di serenità, ottimismo, fiducia. Le sue dolci e delicate sinuosità rispecchiano quelle più accentuate delle balaustre, della scalinata tra piano plebano e presbiterio e si integrano in felice prosieguo con i virtuosismi marmorei dell'Altare Maggiore e degli stupendi stucchi, a cornice dei grandi quadri. Sinuosità, tutte, simbolo della dura materia (il marmo, la pietra, il legno...), che la miracolosa maestria dell'artista, animato da Fede profonda, addolcisce, ammorbidisce, sfuma... Si tendeva ad abbattere, così, il muro della nostra mediocrità esistenziale e consentirci spunto ed occasione ad intravedere, al di là dell'apparenza, in direzione dell'infinito, qualcosa, almeno, a superiore sostegno, prospettiva ed indirizzo vita.
Stucchi
"Gli stucchi, intorno ai grandi quadri del presbiterio, pregevoli e dorati sono opera del prof. Gambino, essendo Arciprete don Volpi (1889/1910)". (ibidem, pag. 57). L'oro in foglia, utilizzato per il lavoro ed aggiunto negli anni '50 del secolo scorso, al tempo dell'Arciprete Mons. Enrico Barattini (1902/1981), non vuole ostentare frivolezza, sfarzo, superbia, inutile pompa. Barocco e rococò lo propongono quale strumento per sostenerci nel difficile viaggio dalla universale dura quotidianità a dimensioni nuove, superiori, auspicabili a cui noi tutti siamo invitati ad indirizzare la nostra iniziativa e il nostro impegno. In tempi in cui non esisteva la corrente elettrica, l'oro e l'argento degli elaborati riccioli, sinuosità, intrecci, carichi di simboli in sé, riverberavano ovunque la tenue, sempre movimentata luce delle candele. Nuove suggestioni e atmosfere di meraviglia e di coinvolgimento, inondavano i fedeli, presupposto e approccio a forme d'introspezione ed estroversione, verso il Sacro e la Trascendenza.
Lampadari
I lampadari, in stile barocco genovese, con gocce, perline, pendenti in puro cristallo di rocca sono caratterizzati da colorati medaglioni di natura e taglio dai piacevoli effetti di riverbero. Alcuni presentano la struttura centrale in cirmolo scolpito e dorato, altri (in numero di 2 e più semplici) si sviluppano su struttura metallica ben sagomata. I registri parrocchiali non attestano la data d'acquisto, ma secondo (fondata), tradizione sono riferibili al secolo XVIII. Recenti manutenzioni li hanno restituiti allo splendore originario.
Il Pulpito
E' considerato (giustamente, insieme all'Altare Maggiore), l'elemento architettonico ed artistico più rilevante della Parrocchiale. Stilisticamente perfetto, apportava grazia, dolcezza, indirizzo piacevole alle parole espresse dai predicatori. Il santo Vescovo Antonio Maria Gianelli (1789/1846), in visita alla Chiesa, si è spesso affacciato da quel pulpito, cornice appropriata a tanta grandezza di cultura, fede, umanità. (Cfr. Il Santo di ferro, G. Frediani, Orbis Catholicus - Roma)
Fonte battesimale e tabernacolo dell'Altare Maggiore
L'antica struttura lignea, ingombrante e non più rimediabile, contenente il fonte battesimale in marmo colorato ed intarsiato, è stata smontata negli anni '60 del secolo scorso. Su disegno ed interessamento del Canonico, Mons. Bosio Luigi (1906/79), di Mantova, ma originario di Ottone, esperto d'arte sacra, il fonte è stato trasferito in apposita nicchia posta all'ingresso della Chiesa, in cornu evangelii, ossia sul lato sinistro del corpo di fabbrica, con l'apposizione della scritta: "Aqua viva". Sempre in quegli anni, al tempo del Parroco, Mons. Barattini Enrico, lo stesso Mons. Bosio ha curato disegno e realizzazione del tabernacolo dell'Altare Maggiore, già in legno dorato, poi in acciaio rivestito di marmi policromi ad intarsio, coerenti con lo stile e i colori dell'insieme.

La Chiesa parrocchiale di Ottone è sublime esempio di "barocchetto genovese", con i caratteri, le coerenze e gli sviluppi tipici dello stile. Ora in terra piacentina, ma un tempo in saldo feudo imperiale ligure, rappresenta una preziosa e delicata opera d'arte da conoscere, proteggere e tramandare. Una bellissima pagina di civiltà e testimonianza che trascende Ottone per assurgere a più alta dignità regionale se non nazionale. L'alta Val Trebbia Ligure/Emiliana è stata spesso assimilata a meraviglioso museo diffuso, in fatto di natura, storia ed arte: tra i suoi tanti ed importanti gioielli, di certo, si staglia e si eleva la Chiesa parrocchiale di San Marziano.

Attilio Carboni

(Articolo tratto dai numeri 41 del 22/11/2012, 42 del 29/11/2012 e 43 del 06/12/12 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Dicembre 2012 06:56
 

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