Una ricerca storica sulla chiesa parrocchiale di San Marziano di Ottone - 1a parte PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 15 Novembre 2012 00:00

La Chiesa parrocchiale di San Marziano in Ottone, provincia di Piacenza ai confini con il genovesato, è da qualche mese chiusa al culto. Crepe in facciata e crolli di intonaco all'interno, con coinvolgimento e danni a importanti affreschi nell'intradosso, hanno determinato la triste decisione. L'interdizione della parrocchiale al pubblico priva la cittadinanza della propria Chiesa. La situazione di precarietà dell'antico edificio preoccupa per le emergenze architettoniche ed artistiche che ne derivano, in fatto e prospettiva. Il presente articolo tende a richiamare l'attenzione di Enti e persone sulla vicenda, attraverso l'esposizione essenziale della storia artistica, civile e sociale dell'importante "Pieve" dell'alta Val Trebbia piacentina. Una Chiesa/gioiello di altissimo profilo, in quanto espressione di puro stile "barocchetto genovese"; contenitore straordinario di meraviglie d'arte sacra; sfondo a testimonianze e retaggi di cui alle "4 Regioni", aventi in Ottone incontro, intreccio e cospicuo riferimento.
Chiesa di Ottone L'attuale Chiesa parrocchiale di Ottone, dedicata a San Marziano (I/II secolo), vescovo e martire tortonese, evangelizzatore dell'omonimo agro, viene costruita sul limitare del XVII secolo:
"L'anno 1690 io P. Pellegrino Balzarino, quondam Giovanni Mario, fui eletto arciprete del luogo e con il consenso della comunità di Ottone e del Signor Principe che mandò M. Andrea Parodi, capo d'opera, e disegnò la nuova Chiesa e del medemo (moderno?), si cominciò il coro e si fabbricò fino alla cornice.
L'anno 1691 si terminarono le muraglie e volta di detto coro et il campanile al secondo quadrato, ove, coperto, vi si posero le campane, levate dal demolito.
L'anno 1692 non si fece niente.
L'anno 1693 io ebbi una gravissima malattia e si fece un poco di muraglia dalla parte di destra.
L'anno 1694 non si fece niente.
L'anno 1695 si fabbricarono le muraglie delle prime cappelle, sino al cornicione e si portò via la terra dentro la fabbrica in grandissima quantità, che durò per due mesi continui et la notte di Natale dell'anno suddetto 1695 si celebrò la prima Messa nel coro nuovo, per modo di provvigione.
L'anno 1697 si è fatta la volta delle prime cappelle e si coprì di chiappe e si lavorò per due mesi.
L'anno 1698 si è cominciato il muro del resto della fabbrica.
L'anno 1698, addì 23 agosto, con la solita licenza ho benedetto li altari del Rosario e del Cristo.
L'anno 1698, addì 9 ottobre, si sono fatte aggiustare le finestre del coro con i suoi telai e "stamegne" (tessuto o carta oliata, in luogo del vetro), con la limosina cercata per il mercato da maestro Francesco Molinelli, massaro.
1700: dal mese di giugno si è continuata la muraglia della facciata e delle due cappelle laterali sino al punto orlo della cornice. Aggiustate tutte le differenze col Borgo e le Ville, come dagli atti ricevuti dal notaio Giovanni Andrea Guarnero di Ottone l'anno 1703, alio quolibet.
L'anno 1704, lì 5 maggio si è continuato la fabbrica, e lì 23 giugno si è finito tutta la volta e le croce sopra la facciata.
1706: si è stabilito la volta di tutta la Chiesa.
1707: si sono stabilite le cornici del coro e il muro sino al pavimento." (Mons. Stefano Barbieri (1866/1966), arciprete di Ottone, "inventari e notizie storiche" manoscritto pag. 48. Notizie ricavate dal registro: "libro dei crediti, redditi e possessioni della Pieve di Ottone et delle congiunte di San Martino della "Villa" e di San Giovanni di Traschio", incominciato l'anno 1679 dall'Arciprete Carlo Nobile. Infine del Registro o libro, a pag. 135, risulta quanto sopraddetto, scritto dall'Arciprete Pellegrino Balzarino, successo al Nobile).
"L'area per la costruzione della Chiesa nuova, Campanile e Sacrestia venne donata da certo Battistino Barchi con diritto di poter mettere per sé un banco o cadrega in Chiesa, di potervisi costruire una tomba e di potervisi costruire a sue spese una cappella qualsiasi (esclusa la muraglia), (memoria posta nella cartella "Chiesa Parrocchiale"). Il detto Battistino Barchi fece costruire la Cappella del Cristo, ossia delle anime e a quella Cappella fece anche un legato di Messe da celebrarsi, possibilmente, da un Sacerdote della famiglia Barchi. Il legato, come tanti altri, andò perduto". (Don Barbieri, Inventario e notizie storiche della Chiesa di San Marziano in Ottone, pag. 49). A pagina 138 del già citato libro o registro, don Pellegrino Balzarino scrive (parlando di spese fatte di suo proprio): "1709, li mesi di agosto, settembre ed ottobre si è fabbricato l'Altare Maggiore, abbancato (posto in essere), il coro con la scalinata"(tra piano plebano e presbiterio), (ibidem pag. 33)
Chiesa di Ottone La sacrestia
Ambiente stupendo per i virtuosismi architettonici della volta e il suo arredo. Un magnifico lavabo barocco in marmi pregiati consentiva principio al suggestivo rito della "preparatio ad Missam", preparazione alla Messa. Come il cavaliere medievale, con l'aiuto degli scudieri, si preparava al combattimento contro i nemici della Patria, cingendo armatura, assumendo armi, così il Sacerdote, assistito dai Chierici, indossava specifici paramenti sacri, pieni di simboli e peculiarità, indispensabili nella lotta contro il nemico di tutti gli uomini. Celebrando la Messa, poco dopo, avrebbe combattuto con ben più pericoloso ed impegnativo avversario: il Male, la Malvagità nel mondo, l'Odio, la Discriminazione, le infinite Ingiustizie, la Sofferenza, spesso presente in tutti noi, purtroppo, perché connessa al semplice esistere. L'arredo, preziosissimo, è costituito da grandi armadi, opera della stessa abile mano dell'artista del Coro. (Altri li attribuiscono, però, a maestri intagliatori provenienti da Cerisola, frazione di Garessio in Piemonte, val di Neva, intorno al 1795). Così li descrive Mons. Barbieri (op. cit. pag. 71): "Grande artistico guardaroba /apparatoio in legno di noce: con numero 10 grandi cassetti (a tiretto), sotto la mensa. Apparatoio: 4 vani in fronte per Messali, berrette, calici, ampolle, ecc. ciascuna con la propria portina. Sotto questi altri 4 piccoli tiretti (cassettini), per corporali, purificatoi, amitti e manutergi. Più in alto vi sono altri vani più ampi per candelieri, statue e arredi sacri".
Altare Maggiore
L'altare Maggiore fu terminato nel 1765, come attesta data a tergo, (ibidem pag. 59) Considerato tra i più belli della Liguria elabora virtuosismi di marmi policromi nel movimento leggiero dei ripiani, nella dolce espressione dei putti.
Il Campanile
I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1691 e proseguirono speditamente (ivi). Il campanile terminava con segmento a tempietto ottagonale e finestrelle oblunghe, in parte ancora visibili, concepite allo scopo di dar slancio, grazia ed enfasi all'insieme. Architettura bellissima, purtroppo, sacrificata negli anni '60 del secolo scorso per sistemarvi gli attuali quadranti dell'orologio. Sarebbe opportuno restituirlo alla sua originalità, riportando un unico quadrante, come in antico, nella parte sottostante alla cella campanaria. Ottone e la sua chiesa potrebbero così esprimere e fruire della visione di un'opera d'arte stupenda, tornata, finalmente, integra. Grandi lavori di manutenzione straordinaria furono realizzato dall'Arciprete Mons. Enrico Barattini, all'inizio della seconda metà del secolo scorso. Si provvide ad applicare nuovo strato di intonaco e all'attuale tinteggiatura, studiata sulla base di vecchie fotografie in bianco e nero, tradotte in formato a colori, a quel tempo procedimento d'avanguardia, in fatto di restauro. Molto apprezzato fu il contributo in consulenza dei coniugi Emma Guglielmi Bongiovanni (di Ottone) e Tito Gatti.
La chiesa precedente
Prima dell'attuale Chiesa, di cui sopra, vi era a Ottone altra Chiesa già plebana e Matrice, come chiaramente risulta dalle sue estese memorie e anche da documenti esistenti nell'Archivio della Curia Vescovile di Tortona. Da un registro in Tortona delle Chiese che pagavano le decime alla S. Sede, risulta: "1523 Plebs S.cti Martiani de Ottone: Don Gulielmus de Mutiis Archipresbyter cum unione trium capellarum ut fertur sine redditu, videlicet S. Joannes Baptista de Trascio; Sancti Martini de la Villa et S. Petri de Olezio. Annessi alla stessa Chiesa di San Marziano nel Borgo di Ottone vi erano pure l'Oratorio dei Santi Fabiano e Sebastiano, martiri e di S. Rocco nel quale si battezzava (vedere atti di battesimo dal 1600 al 1710) e si seppelliva (vedere atto di morte n. 23 del 24 ottobre 1711 e seguenti)", (ibidem pag. 50).
Trasporto del titolo di Matrice e Plebana dalla Chiesa di San Bartolomeo a quella di San Marziano in Ottone
"Nella cartella: "Chiesa Parrocchiale" vedere il Decreto dato in Visita Pastorale da Mons. Andujar il 5 settembre 1744 ove si danno definitive disposizioni per il trasporto del titolo di Plebania e Matrice dall'antica Chiesa di San Bartolomeo apostolo a quella di San marziano in Ottone. Si accenna ad altri Decreti del 1622, del 1614 e del secolo innanzi per il trasporto del titolo di Matrice e Plebana dall'antica Chiesa di San Bartolomeo apostolo a quella di San Marziano in Ottone. Probabilmente il trasporto avvenne così: L'antica Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, forse perché male costruita, andò in rovina. Siccome in Ottone esisteva la Chiesa sussidiale di San Marziano, si cominciò a funzionare in questa, e i parrocchiani si saranno dati poco pensiero di riedificare la Chiesa rovinata a San Bartolomeo. Infatti, come è detto a pag. 20 del presente, la Chiesa attuale di San Bartolomeo venne incominciata nel 1598, ma si terminò solo sui primi anni del 1700". (ivi)
Concorso dell'intera Parrocchia alla costruzione della nuova ed attuale Chiesa di San Marziano
Non è vero quanto oggi viene ripetuto da alcuni, che l'attuale Chiesa sia stata innalzata per opera di 4 famiglie di Ottone: risulta chiaramente dai registri che all'opera concorse tutta quanta la popolazione, compresa quella delle ville Gramizzola (ed annesse), Valsigiara, Traschio, Lozo e Santa Maria, (vedere il libro dell'oratorio di San Giovanni Battista in Traschio dal 1690 al 1714 ed ultra). Certamente alcune famiglie più cospicue di Ottone avranno dato all'opera il maggior concorso ed impulso. Così, ad esempio, l'altare o cappella di San Giuseppe (ora della Madonna della Salute), era di juspatronato della famiglia Muzio, e certamente non senza motivo. La cappella od altare di S. Antonio era di juspatronato della nobile famiglia Garbarini. L'altare del Crocifisso o delle anime era juspatronato della famiglia Barchi (vedere retro, pag. 33). Questo altare venne fatto costruire dal fu Giovanni Battista Barchi, fu Pietro Francesco, con obbligo di farvi celebrare tutte le messe festive dell'anno: quali Messe si denno celebrare da quel Sacerdote che piacerà a Maria, Maria Antonia e Maria Caterina, sue figlie, coll'annuo reddito di staia 18 di grano. (ibidem pag. 51).
La famiglia Barchi e il principe Doria
Giovanni Battista Barchi, nel 1690, dona alla Parrocchia il terreno su cui costruire la nuova Chiesa di San Marziano, il campanile e la sacrestia; in cambio ottiene in essa il diritto di sepoltura. L'altare delle Anime Purganti, sorto a spese della sua famiglia, diventa di Juspatronato. Agostino Barchi (forse suo figlio o fratello), aggiunge altro terreno antistante la costruzione per la scalinata e il sacrato. Risulta che Agostino Barchi sia stato importante personaggio nella cerchia Doria.
I Barchi sono stati apprezzati funzionari di Casa Doria. L'attenzione del feudatario genovese verso la nostra Chiesa, fornendo sostegno economico, mettendo a disposizione i migliori architetti, i più validi artigiani... sono anche da correlare alla stima di cui godevano tali nostri concittadini presso i Grandi e i Potenti.
Il Principe e le Chiese dei suoi feudi.
Nella Curia Diocesana di Tortona, un'importante circolare, inviata in copia ad ogni Parrocchia, prescrive le modalità d'accoglienza del Feudatario (Principi Doria, Centurioni, Marchesi Malaspina), "quando viene in visita al Suo Feudo". La Chiesa era il luogo privilegiato in cui il Principe o il Marchese, salutato Dio, incontrava e si intratteneva ufficialmente con i suoi sudditi. Ad essi si rivolgeva dal presbiterio, in mezzo al clero e alla sua corte, ne riceveva il "benvenuto"; con loro cantava il "Te Deum", di ringraziamento per il viaggio, a quei tempi sempre periglioso; vi ascoltava le loro invocazioni alla Divinità in Suo favore; le suppliche..., In quella circostanza presentava i suoi doni alla Chiesa (Quadri, suppellettili, arredo vario, paramenti sacri, somme di denaro per manutenzioni), mai presentandosi a mani vuote. Riporto il testo del cerimo­niale, ritenendolo molto interessante, soprattutto perché praticato a Ottone, proprio nella Chiesa di San Marziano: "L'Arciprete col piviale e il clero locale in cotta e stola, tutti con le rispettive insegne, nel giorno e nell'ora stabilita, si raccolgano intorno all'Altare Maggiore della Chiesa inte­ressata alla visita. Invocato il Signore, i Sacerdoti, su due file, si rechino all'ingresso, davanti la Croce, in fine l'Arciprete e fuoriescano dall'Edificio ponendosi in composta attesa". Intanto il Principe si avvicinava a cavallo, col suo seguito. Trombe, tamburi, cam­pane diffondevano suoni armoniosi. Del seguito faceva parte il Commissario, suo fiduciario nel feudo, numerose guardie armate, consiglieri, cortigiani, ecclesiastici e famigli. Giunto davanti alla Chiesa, presso la quale già da tempo si era raccolto il popolo, scendeva da cavallo, tenuto a briglia da qualcuno della bassa feudalità locale, ricevendo il primo saluto dei sudditi e quello personale dell'Arciprete. Terminati i convenevoli il clero, sempre su due file, chiuse dal Principe, risaliva la navata centrale fino al presbiterio. Qui il Principe si raccoglieva in silenziosa preghiera su apposito inginocchiatoio e, dopo il Te Deum in latino, l'Arciprete rivolgeva al cielo le invocazioni di rito: "O Dio, vieni in suo soccorso" a cui tutti i presenti rispondevano: "Affrettati, o Signore, ad aiutarlo" ed ancora: "Dagli salute, forza, saggezza..." (Attilio Carboni, La Trebbia n. 6 del 14/2/1995, pag. 3).
In occasione di una visita, verso la fine del XVIII secolo, il Principe Andrea Doria IV consegnò all'Arciprete le magnifiche pianete per l'Ufficio di "Messa in terza", che oggi costituiscono alcuni dei pezzi più belli conservati nel locale Museo d'Arte Sacra. Le tre pianete, indossate da suddiacono, diacono, presbitero durante le funzioni solenni, presentano lo stemma di Casa Doria, elaborato con meraviglioso ricamo a fili d'oro e d'argento, capolavoro dell'arte tessile ligure.
Ottone, Pieve antichissima ed importante, capitale del suo ampio feudo.
L'Arciprete della Chiesa di San Marziano di Ottone esercitava il diritto feudale di "Signore di Valsigiara", con annessi terreni, sudditi e diritti in quella località. "Con atto datato 1492, alla presenza del Vescovo di Tortona, l'Arciprete don Bartolomeo Muzio concedeva in enfiteusi perpetua i possedimenti del beneficio di Valsigiara". (Mons. Barbieri, op. cit. pag. 9)
Da un punto di vista ecclesiastico all'Arciprete facevano riferimento le Chiese suffraganee di: "Zerba; Campi; Cerignale; Gorreto; Cariseto; Orezzoli; Rezzoaglio; Allegrezze. (Dal libro o registro parrocchiale esistente in archivio, intavolato dall'Arciprete Carlantonio Nobile nel 1673, proseguito dall'Arciprete Balzarino";). (ibidem pag. 60). Anche la Chiesa di Alpepiana, salvo un breve periodo di riferimento alla pieve di Rovegno, fu sempre legata a Ottone.
Una specie di feudo ecclesiastico, dunque, che aveva la sua capitale in Ottone, parimenti centro amministrativo del feudo Doria, ivi presente con Palazzo, Castello, Statuti, Commissario, Birri e zecca (?). "A Ottone erano in corso le "lire moneta di Ottone" nei secoli XVI e XVII. (ibidem pag. 50).

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Attilio Carboni

(Articolo tratto dal N° 39 del 08/11/2012 e N° 40 del 15/11/2012 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Dicembre 2012 10:00
 

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