Appunti di storia di Ottone e dintorni - Seconda parte PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Attilio Carboni   
Lunedì 02 Aprile 2012 08:06

Il monastero di  S.Colombano  in Bobbio, poco dopo la sua fondazione (613),  cominciò ad espandersi a monte e a valle della Trebbia, sulle due sponde del suo fiume.     Tra le pertinenze più antiche  vengono ricordate  le terre e gli insediamenti di San Martino,  San Salvatore,  San Giacomo,  San Bartolomeo,  Santa Maria,  Sant’Ambrogio,  Sant’Anastasio.    Pertinenze bobbiesi  “infra vallem”,  o “cellae” monastiche come vengono designate nelle antiche carte che le riguardano.      A lungo si è discusso  sulla precisa localizzazione dell’ oraculum Sancti Bartholomei  e non sempre si era stati propensi ad identificarlo in San Bartolomeo di Ottone,  Chiesa e circostante territorio.   Ora non sembrano esserci più dubbi.  Gli storici del monastero, con studi e considerazione complesse che esulano dal presente articolo,  ne sono finalmente convinti.  Comunque, durante recenti lavori di restauro al campanile  romanico  della nostra chiesa cimiteriale   è comparsa un epigrafe, in  carattere capitale rustico: “oraculum Sancti Bartolomei” .    Inoltre, possessi  spettanti con certezza a Bobbio monastico,  l’attuale territorio delle parrocchie  di Ottone  Soprano e Fabbrica,  dopo la decadenza del cenobio ed il passaggio di molti suoi beni al Vescovado (sec XI),  vennero a far parte subito della diocesi bobbiese,  rimanendole  legati fino ai nostri giorni.

Nell’archivio parrocchiale di Ottone  si fa cenno a diffusa tradizione orale secondo la quale  in tempo non ben precisato un’enorme frana, staccatasi dal monte  Veri, tra il rio Sgambarà e il rio  Ottone, trasportò a valle enormi quantità di materiali che andarono ad appoggiarsi alla sponda opposta della  Trebbia.  Il fiume, tagliato in due dall’improvviso sbarramento, formò un ampio lago, solo in seguito rimosso,  ad opera di piene  robuste.    Il sito  detto  “Fornace”,  appunto tra i  rii, Ottone e Sgambarà, sarebbe  ciò che resta di detta frana.  In effetti si tratta di terreno alluvionale, come chiaramente emerge dall’azione erosiva dei torrenti che gli corrono paralleli a levante e ponente.     Si tramanda, inoltre, che andasse distrutto dalla frana l’insediamento civile (coloni, dipendenti del monastero, enfiteuti…), costituente il primitivo Ottone, diretta dipendenza di Bobbio  monastico.     L’antica chiesa di San Bartolomeo sarebbe invece miracolosamente  rimasta intatta.   Solo in un secondo tempo il paese sarebbe stato ricostruito in posizioni più sicure, ma in due distinte località:  più in alto l’insediamento detto Valle (ora diruto),  poi confluito nell’attuale Ottone Soprano;  in basso, in direzione sud,  Ottone (Inferiore).     Ognuna con una sua diversa storia e diversi riferimenti ecclesiastici.    Ottone Soprano (Valle),  Semenzi,  Monfagiano,  l’antica Cella monastica di San Bartolomeo,  con la Diocesi di Bobbio.   Una popolazione operosa impegnata nel lavoro agricolo e nell’allevamento del bestiame, nella cura di ottimi vigneti, nella produzione di ottimi vini.    Ottone (inferiore), con la Diocesi di Tortona, da cui si staccò solo dopo il Congresso di Vienna, per associarsi a Bobbio, insieme alle parrocchie di  Orezzoli,  Vico Soprano e  Mezzano,  Alpepiana…    Una popolazione attiva soprattutto nei traffici e nei commerci, nei servizi.   Un centro importante di riferimento per tutto il suo vasto comprensorio, sede di fiere e mercati molto affollati.       Un paese sorto presso il guado sulla Trebbia  e, negli ultimi due secoli a cornice della strada Piacenza-Genova,  supporto e sostegno al suo notevole transito.

   Ancora qualche decina di anni or sono,  dagli abitanti di Ottone Soprano veniva indicata senza incertezze l’inizio della storica frana.  L’ intero lato del monte Veri  precipitando a valle,  aveva talmente inciso la roccia a cui era associato  da segnare per i secoli a venire una cesura mai più rimossa.

Negli anni ’60  l’allora parroco di Ottone mi leggeva un antico manoscritto, conservato nell’archivio della canonica, in cui un sacerdote aveva raccolto testimonianze dalla gente della zona di Ottone Soprano circa piogge torrenziali   che per molti giorni flagellarono il territorio.    Si trattava del ricordo, tramandato da generazione a generazione, di un evento terribile e memorabile, descritto con toni apocalittici, vissuto dai loro antenati,  ma chissà in quale epoca storica.   Si era talmente inciso nella memoria collettiva che tutti ne riferivano come se fossero stati presenti all’evento.     “ … La terra inzuppata all’inverosimile diventava improvvisamente un fiume immane che tutto travolgeva nella sua folle corsa.   Ecco vigneti, boschi, case… messi in improvviso, inaspettato movimento, venir risucchiati dalla fanghiglia e precipitati nell’abisso del fondovalle…   Il faticoso lavoro di tanti secoli in un attimo era annullato per sempre!    Morivano gli uomini, gli animali, le piante.      Il suolo mutava aspetto, i torrenti il corso.   Un boato di crescente  intensità, suscitato da forze oscure, profonde,  portava il suo contributo di terrore e disorientamento…   Ovunque regnava   il pianto  e  la desolazione…”    (Vado a memoria, ma il senso del racconto è rispettato).    Con il parroco, talvolta,  si ritornava sulla vicenda, azzardando  collegamenti con la frana di cui abbiamo parlato.  Ci potrà mai essere stato un collegamento?!     Credo sia importante, comunque, farne cenno.     

Gli storici del medioevo europeo sono concordi nell’indicare i secoli IX/X come inizio del sistematico ripopolamento della montagna, ovunque nel vecchio continente.    Nel circondario di Ottone, qualche secolo dopo, risultano già esistenti tutti i paesi attuali (anzi, qualcuno in più).    Riporto  un documento, datato 28 giugno 1197,  molto interessante al riguardo, che li elenca unitamente ai nominativi di alcuni abitanti:   Lanfranco e Manfredo de Carexedo (Cariseto),  Oberto de Cerba (Zerba),   Ardezono e Rubaldo de Locio (Losso),  Nigrino, Rubaldo ed Alberto de Monfaxano (Monfagiano),  Burgundio de Ottone,  Fravego de Fravega (Fabbrica),  Johannes de Semenza (Semenzi di Ottone Soprano),  Arduino de Fravega (Fabbrica, Frassi), Juliano de Otto (Ottone?),  Guglielmo de Fontana  (Fontanarossa),  Iohannes de Praudo (?),  Filanengo de Brugnadello (Cortebrugnatella),  Arnoldo de Rosarolo (Rossarola),  Bonus Johannes de Casa (La Cà),  Girardo de Caurile (Caprile),  Oberto de Betolaria (Campi di Ottone),  Jaco de Cataria (?), Felegerio de Felegaria (Felegara del Brallo),  Marino de Garbarino,  Mangino de Cerba (Zerba),  Alberto de Ottone,  Oberto de Casellis (?),  Giberto de Gramiza (Gramizzola),  Johannes Clerico de Barco (Barchi),  Ugo de Garbarino,  Iohannes de Tevolaria (Toveraia),  Guido de Clavo (Traschio),  Donadeo de Barco (Barchi),  Johannes de Otto (Ottone?),  Muso de Fontanarubea (Fontanarossa  di Gorreto),  Ogerio de Alboplano (Alpepiana),  Isembardo de Cruce (Croce di Ottone),   Ugo de Rovegno…  

 

Attilio Carboni

 

(Articolo tratto dal N° 6 del 09/02/2012 del settimanale “La Trebbia”)

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2012 08:26
 

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