Rusca, il villaggio abbandonato PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di ieri - Val Trebbia di ieri
Scritto da Giovanni Parodi   
Venerdì 24 Settembre 2010 00:00

Dopo aver letto una pubblicazione, “Il villaggio abbandonato di Rusca: Dall’ospedale alla fondazione del convento Agostiniano di Nostra Signora di Montebruno" di Giovanni Ferrero, mi sono chiesto se potevo essere utile facendo una ricerca.
Ho iniziato a fare ricerche attraverso Google Earth ovvero le fotografie satellitari del territorio, scoprendo che vi è nel bosco un curioso triangolo.

Vista aereaVista aerea
Mi sono recato il regione Liguria e ho chiesto se erano in possesso di fotografie aeree. Mi hanno fornito una fotografia scattata il 30 agosto del 1979.
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In questa immagine si può vedere un triangolo simile a quello riscontrato su Google Earth.
Da queste fotografie ho ricavato un fotomontaggio abbastanza approssimativo dal quale emergono delle coincidenze,che fanno pensare a un eventuale insediamento.
Un mio primo sopralluogo estivo ha dato pochi risultati dato che il territorio era saturo di piante e spine. In una seconda visita fatta ad autunno inoltrato non vi erano buone condizioni ambientali.
Invece il 29/01/2009 ho potuto fare diverse fotografie che pongo all’attenzione.

RuscaRusca
Dalla statale 45 verso Conio di Mezzo, sul vecchio percorso della mulattiera Montebruno-Torriglia, dopo pochi metri in salita esiste un muro di contenimento, in cui si riscontra, ad una prima analisi, una fattura e una rifinitura che non sembra essere solo un sostegno caratteristico di una mulattiera bensì di muro più importante.
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L' immagine precedente non è significativa, nella seguenti invece emerge qualcosa di interessante: il contenimento è eseguito con cura..

RuscaRusca
L' immagine precedente non è significativa, in quelle a fianco invece emerge qualcosa di interessante: il contenimento è eseguito con cura.
Nella terza si può notare che in alto esiste una pietra che sporge molto più delle altre per tutta la lunghezza del tratto. A questa sporgenza per le mie conoscenze non riesco a dare una utilità, ma ritengo che può avere un significato degno di nota.
RuscaRusca
RuscaRusca
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RuscaRusca RuscaRusca Immagini in sequenza del percorso
RuscaRusca RuscaRusca
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RuscaRusca RuscaRusca Proseguendo il percorso, molto accidentato, si giunge ad un bivio che è al momento chiuso da uno filo spinato, dove forse esisteva un deviazione che andava verso la statale e dove al momento vi è una stalla con dei cavalli.
Seguono immagini in sequenza del percorso.
RuscaRusca RuscaRusca
RuscaRusca RuscaRusca
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RuscaRusca RuscaRusca Si notano tre muri sempre con lo stesso disegno, con le pietre che sporgono. I muri sono uno sopra all’altro con territorio pianeggiante tra essi.
Queste foto evidenziano lo stesso territorio.
RuscaRusca RuscaRusca
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RuscaRusca Sono giunto alla fine della mulattiera che seguivo, a questo punto incontro una novità. Scopro un muro moderno o di pochi decenni fa. E il percorso è franato.
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A questo punto, sono tornato indietro e salito nelle vicinanze dei muri di sostegno. Arrivato nel punto più in alto dove si estende un ripiano un po’ ondulato si può vedere a occidente un monte che potrebbe essere l’Antola, a Nord il paese di Zeppado, a sud si può vedere tra le piante la valle del Trebbia.
Seguendo verso il monte, si raggiunge e si supera un traliccio dell’alta tensione. A nord di tale struttura sotto un muro di sostegno si nota di nuovo la mulattiera che abbiamo lasciato a causa della frana. Proseguendo per tale percorso, si giunge alla strada sterrata che partita dalla statale prosegue per Conio do Mezzo.
Ritornando indietro per tale percorso, si nota che la mulattiera devia verso il fondo della valle del Brugneto. Questa deviazione dovrebbe essere il percorso alternativo per aggirare la frana sopracitata. (Questo tratto di percorso alternativo è ancora dadocumentare).
Giungendo di nuovo nel tratto pianeggiante e cominciando a ridiscendere il territorio nel tratto che fiancheggia il dirupo verso la statale a sud si notano dei muri...
Esistono dei particolari che sono documentati con fotografie non pubblicate nel documento, ma di sicuro interesse. Le mie conclusioni al momento sono frutto della mia fantasia e non documentate.
Desidererei poterne parlare con persone competenti nel ramo.

RuscaMappa Pianta del territorio ricavata da una mappa catastale di Montebruno. Grazie a Maurizio.
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RÛSCA = s.f. FAME; Volontà di mangiare. modo basso v. Fame (pag.467 voc. GE-IT di Giovanni Casaccia)
Un tempo il Monte San Giorgio era ricoperto da boschi di querce. 
Le prime cause di degradazione della vegetazione forestale che doveva coprire più o meno tutto il monte nell'antichità, sono stati interventi molto antichi, come il pascolo, ormai abbandonato da lungo tempo, le ceduazioni anche troppo frequenti, la carbonizzazione del legno (si utilizzava molto il carbone di legna), la raccolta della cosiddetta "rusca", la cortecciola da tannino per la concia delle pelli. Era un lavoro questo che veniva fatto quando la pianta era in succhio, cioè in primavera, quindi con un certo danno per le ceppaie perché le piante erano già in vegetazione; dopo la ceduazione con un coltello a due mani si staccava, con un lavoro improbo, questa corteccia, che in quel momento si staccava un po' più facilmente dal fusto in quanto c'era la linfa circolante. Da questa operazione è derivato il termine gergale piemontese "ruscare", cioè fare un lavoro molto faticoso.
Giovanni Parodi
Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Settembre 2010 14:27
 

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