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Sugli antichi itinerari
della transumanza |
La profonda trasformazione socio-economica
che ha interessato l'entroterra negli ultimi cinquant'anni
(fenomeno peraltro comune a tutte le aree montane) ha determinato
la scomparsa pressochè definitiva e irreversibile del
tradizionale mondo contadino e delle pratiche agro-pastorali
relative.
Le conseguenze di questa rivoluzione epocale, svoltasi in
un arco di tempo relativamente breve, sono alla vista di tutti,
ma soltanto chi è nato nei primi decenni del '900,
ed ha quindi ancora ben vivi i ricordi del passato, può
rendersi esattamente conto di ciò che è avvenuto.
Intanto va detto che lo spopolamento di interi paesi, in qualche
caso totale, e il venir meno della quotidiana e vigile presenza
del contadino, pronto in ogni momento ad intervenire per assicurare
la stabilità e la conservazione delle proprie terre
e dei sentieri, è sicuramente la causa primaria dei
sempre più frequenti ed estesi dissesti idrogeologici
che colpiscono le nostre vallate.
Le infinite frane, talune di modeste dimensioni ma tuttavia
ognuna potenziale innesco di fenomeni più gravi, nonchè
il progressivo e sempre più rapido inselvatichimento
dei coltivi e dei pascoli e la trasformazione dei boschi in
impenetrabili grovigli di piante crollate l'una sull'altra,
sono le manifestazioni più evidenti di una realtà
che purtroppo sfugge all'osservatore superficiale.
Appare evidente che per essere efficaci e duraturi gli interventi
sul territorio debbano essere affiancati da un'azione rivolta
a riportare, anche se in modo non continuativo, l'uomo sui
monti o quantomeno a determinare le condizioni per tenere
sotto controllo l'ambiente nei suoi punti più critici,
che sono soprattutto le nuove strade e gli antichi sentieri,
sui quali è necessario intervenire con l'avvedutezza
dei vecchi contadini per impedire che cunette e scarichi intasati
o mal collocati possano convogliare le acque piovane su pendii
a rischio.
Il richiamo alla millenaria attività pastorale della
transumanza consente di localizzare il territorio operativo,
che va dalla fascia costiera di crinale fino alle alte valli
dell'Aveto e del Trebbia, caratterizzato fino al secolo scorso
proprio dai transiti delle greggi, che in autunno scendevano
dai monti seguendo quegli "itinerari perenni", cioè
senza tempo, sui quali si svolgevano, con lunghe carovane
di muli, anche i traffici commerciali fra gli approdi litoranei
e oltre appenninno.
Quello delle antiche strade e del loro recupero a fini escursionistici,
turistici e culturali è un capitolo interessante del
progetto , le cui finalità sono condensate in alcuni
concetti ben precisi: valorizzare il territorio evidenziandone
le potenzialità, ridare vita alla montagna ripristinando
antichi percorsi, offrire nuove opportunità di lavoro
riproponendo in chiave moderna mestieri tradizionali, coniugare
la conservazione dell'ambiente con un turismo di qualità.
Renato Lagomarsino.
Il territorio
della transumanza
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Gli itinerari
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Il
territorio interessato dal fenomeno della transumanza
è rappresentato da un grande quadrilatero che
per punti estremi, sul litorale ha il crinale fra Nervi
e Rapallo, all'interno ha il monte Antola (Torriglia)
e Marsaglia (Bobbio).
Passaggi obbligati erano Barbagelata per chi percorreva
i sentieri provenienti dall'Ottonese, e la dorsale Scoffera/Monte
Lavagnola per chi scendeva dall'Antola e dai monti di
Brugneto.
Colle Caprile e la zona di Cornua erano i punti di confluenza
di itinerari che richiedevano, con il bestiame, due
o tre giorni di cammino e anche più.
L'area dove greggi e armenti venivano a svernare era
la lunga fascia montana che a levante e a ponente di
Colle Caprile si estende dal Passo della Crocetta, sopra
Rapallo, fino al Monte Fasce: una zona fino all'antichità
destinata alle attività pastorali, ricca di pascoli,
punteggiata di stalle e ricoveri per i pastori. |
Ai fini del progetto
di recupero e valorizzazione e allo scopo di offrire
possibilità di fruizione molto ampie, sono stati
individuati due itinerari principali che si concludono
in Cornua, una serie di itinerari trasversali di collegamento
e alcuni itinerari sul crinale costiero.
Dei due itinerari principali, quello Ovest scende dall'Antola
a Torriglia, tocca il Lavagnola e la Colla di Boasi,
passa per Bargagli alto e Sant'Alberto e quindi da Pannesi
risale verso Cornua.
L'itinerario Est scende da Capanne di Carrega a Fontanarossa,
tocca Loco di Rovegno e Casoni, risale da Vallescura
al crinale fra l'Aveto e il Trebbia (dove incontra il
grande percorso proveniente da Cerignale e Orezzoli
e dai monti dell'Ottonese), raggiunge Barbagelata e
quindi, per Neirone e Gattorna (o Moconesi) risale al
crinale costiero.
Gli itinerari costieri interessano invece le aree di
destinazione finale del bestiame transumante: da Cornua
a Pozzuolo, Monte Cordona e altre; da Colle Caprile
a Ruta seguendo il crinale fra Recco e Rapallo; dalla
Spinarola verso levante fino alla Crocetta e Montallegro. |
(L'articolo e le schede sono stati tratti dal N° 42 del
29 Novembre 2001 del settimanale "La Trebbia")
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