Nel giugno del 1805 la Liguria fu annessa
all'Impero Francese e fece parte integrante del territorio
soggetto alla legge del governo Napoleonico, che introdusse
il franco (ancora oggi i Liguri usano spesso la parola Franco
al posto di Lira quando parlano in dialetto) i pesi e le misure,
le disposizioni della proprietà, del possesso, delle
enfiteusi, del contratto, dell'istituto del divorzio, la vendita
dei beni feudali, la liquidazione dei residui usi civili (pascolo
legnativo ecc.) la soppressione dei conventi tra cui quello
di Montebruno. Per le nuove leggi furono requisiti argenti
e ori delle chiese, soppressi conventi e oratori.
La pieve Rovegnese dovette mandare al nuovo governo qualche
libbra d'argento. La parrocchia perse l'importanza con l'istituzione
dell'ufficio di stato civile presso la nuova Mairie, che rilasciava
certificati di nascita, matrimonio, morte. L'Impero francese
istituì i dipartimenti che si dividevano in arrondissements
(circondari). Le Mairie (il comune) Rovegnese si trovava nel
cantone d'Ottone. Le diocesi furono in parte soppresse o unite
ad altre. La diocesi di Tortona e di Bobbio aggregate a Casale
perciò Rovegno per quindici anni (1803-1817) fu nella
diocesi di Casale affidata alle cure del vescovo francese
Giovanin Billarret.
Molti vantaggi furono tolti al clero.
Il nuovo governo cercò di affidare l'istruzione ai
laici ma poiché non esistevano maestri si dovette ritornare
ai preti. Il comune (la Mairie) era retto da un sindaco, il
primo eletto e dai consiglieri che appartenevano alte famiglie
che pagavano più tasse. Non si sa dove avesse sede
l'ufficio comunale dove, lavorava un solo impiegato Gaspare
Carboni (per qualche tempo anche Sindaco) e un paio d'operai
come Giò Batta Cappellini fu Giulio che era addetto
al funzionamento dell'orologio pubblico. A partire dal 1760
e in particolare nel 1790 la popolazione aumentò fino
a raggiungere nel 1810 circa 1800 abitanti. A Rovegno capoluogo
con Zerbo, Conio, Valle, Poggio circa 400, Casanova 450, Loco
300, Garbarino 120.
Una frana lenta ma costante, mise in pericolo la staticità
della chiesa nel 1809-1810. L'arciprete Ambrogio Alvigini
si rivolse al vescovo di Casale, al sottoprefetto di Bobbio,
al Capo cantonale d'Ottone ma nel maggio 1811 la chiesa fu
chiusa al culto e alcune famiglie si trasferirono ad Isola
e a Loco. Tra indagini, ispezioni, raccolte di fondi, passarono
una decina d'anni prima d'incominciare la chiesa che ancora
oggi si ammira. Caduto Napoleone dopo la disfatta di Lipsia
(1813) le truppe inglesi prendevano possesso delle terre Liguri
e quindi del Cantone d'Ottone. Nel gennaio 1815 il governatore
del Bisogno diede l'ordine di dare l'annuncio nelle piazze
e nelle chiese, che la Val Trebbia passava sotto casa Savoia
con Vittorio Emanuele I già re di Sardegna. Rovegno
dipendeva dal governatore del Bisogno, dall'intendente genovese
di San Martino d'Albaro, dal capo anziano del comune d'Ottone.
I primi atti della nuova amministrazione tendevano ad accertare
la fedeltà al nuovo Sovrano. Perciò i consiglieri
Gerolamo Carboni, il medico chirurgo Giò Gregorio Rettagliata,
Giacomo Isola, Giuseppe Rettagliata, dovettero giurare fedeltà
assoluta al nuovo monarca. L'ordine pubblico, le feste da
ballo, dovevano essere vigilate, il rilascio di passaporti
sottoposto a misure di controllo. Le tariffe dei commestibili
riportate a quelle in vigore nel 1798. Il segretario comunale
anticipò, per sanare i debiti, £ 14,8 per ristorare
i militari che davano la caccia ai briganti: importo per 29
boccali di vino e formaggio.
L'amministrazione comunale, costituita da benestanti del paese,
non seppe fronteggiare la grande carestia del 1816 e del 1817.
E' vero che aveva allora ben pochi poteri.
Con affanno riusciva a ritrovare il maestro per l'istruzione,
dava pareri sull'aspetto sanitario solo in caso d'epidemia,
assisteva i poveri con il medico condotto, pagava i cappellani
di Casanova, Garbarono, Isola. Aiutava, ogni tanto, con piccoli
sussidi, le vittime d'incendi o di grandinate. Rare volte
provvedeva a costruire strade e ponti, per i magri bilanci.
Nel 1820 dietro le pressioni del dinamico arciprete rovegnese
Giuseppe Carboni si deliberò la costruzione della nuova
chiesa in località "Peretta e Nocetta" a
circa un km dal vecchio e cadente tempio. Tutti gli abitanti
della parrocchia di Rovegno avrebbero dato il loro contributo
gratuitamente nel campo dei lavori, il materiale sarebbe stato
procurato dai soli parrocchiani.
Nel 1821 un nuovo re, Carlo Felice, subentrò a Vittorio
Emanuele. Da lui le popolazioni si aspettavano strade e ponti
sul Trebbia, una sanità migliore, scuole miglior. Il
monarca fece molto per Genova ma non fece nulla per la Val
Trebbia. Il suo regno durò 10 anni fino al 1831. Gli
successe Carlo Alberto. L'attuale chiesa, grandiosa nelle
sue linee classiche, fu iniziata nel 1821, aperta al pubblico
nel 1831, decorata di stucchi a cominciare dal 1848 e consacrata
nel 1878.
(Questo documento è stato tratto da "La mia Rovegno
- Cento anni di 'Ricordi'" di Rita Pilucchi)
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