L'Alta Val Trebbia ligure
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Le rocce della Val Trebbia

E' abbastanza facile distinguere, dal punto di vista geologico, la parte sinistra e quella destra della Val Trebbia, rispetto al suo corso d'acqua principale.
Alla sinistra della Trebbia, infatti, si osserva un'unica formazione rocciosa, di origine sedimentaria, denominata "calcare del Monte Antola". Tale formazione affiora in una vasta parte della Liguria centro-orientale, dalla val Polcevera fino, a settentrione, alle province di Alessandria e di Piacenza, e a levante fino all'altezza di Chiavari.
Il nome di "calcare" è attribuito alle rocce formatesi per la precipitazione di carbonato di calcio (CaCO3); tuttavia, la roccia in esame si è originata anche per la deposizione di piccoli frammenti di rocce preesistenti, sotto forma di sabbia e di argilla, in diverse quantità. In tal caso, dunque, è più preciso parlare di calcare marnoso.
Milioni di anni fa, probabilmente nel momento in cui la Liguria iniziava ad assumere il suo attuale assetto, tale materiale, che si trovava al ciglio della scarpata continentale, "scivolava" sul fondo oceanico, con il meccanismo conosciuto come "corrente di torbida" o "flysch".
Nel complesso questa formazione rocciosa si presenta ben stratificata, dove a seconda degli strati prevale la componente calcarea, oppure sabbiosa, oppure argillosa. Gli strati più calcarei mostrano un colore grigio chiaro; quelli più arenacei, dove prevale la sabbia, appaiono giallastri o marrone chiaro, e sono un poco ruvidi al tatto; quelli argillosi, fra tutti i più sottili, sono grigio scuri o marroni. Gli strati arenacei e calcarei sono più resistenti all'erosione, quelli argillosi sono invece molto più friabili.
Tra uno strato e l'altro si possono trovare talvolta quelle enigmatiche tracce fossili dette "elmintoidi". A lasciarle è stato presumibilmente un animale di cui non sappiamo nulla, perché non possedeva nel suo organismo alcuna parte fossilizzabile, né guscio, né conchiglia, né scheletro.
Ancora più interessante, anche se molto più complicata, è la situazione geologica dei versanti situati a destra della Trebbia.
Per capirla, dobbiamo immaginare il fondo di un oceano oggi scomparso, situato tra l'antica Africa e l'antica Europa, dove una notevole attività vulcanica effondeva lava basaltica al di sopra della crosta oceanica e del mantello, formato da rocce dette peridotiti.
Mentre in seguito la maggior parte del fondo oceanico scompariva, inghiottito al di sotto dei due continenti, alcune parti dell'antico oceano venivano invece spinte verso l'alto, e sono alla fine emerse affiorando qua e là nel mezzo delle catene alpine ed appenniniche: si sono formate in tal modo le "ofioliti", rocce così chiamate per il tipico colore verde scuro.
Tali rocce, di origine magmatica, si sono poi in parte alterate e trasformate, dando luogo a serpentiniti, basalti poco metamorfici, brecce ofiolitiche: si osservano soprattutto nelle zone di Roccabruna, Pietranera, monte Castello del Fante, Montarlone.
Accanto ad esse prevalgono le rocce sedimentarie, dovute al deposito di materiali di diversa natura: anch'esse possono avere subito in seguito processi di trasformazione e di lieve metamorfismo.
Per semplificare, tra le rocce sedimentarie si possono citare quelle di natura silicea (diaspri), o calcarea (calcari a calpionelle), oppure dovute alla deposizione di fango (arginiti, argilloscisti) o di sabbia (arenarie).I diaspri, che affiorano insieme alle ofioliti, sono a strati sottili di colore rossastro, talora alternati a strati grigi o verdastri.
I calcari a calpionelle, a cui si deve il nome della località Pietre Bianche, sono tipicamente chiari.
Arginiti e argilloscisti si alternano spesso con le arenarie: mentre le prime, dal colore grigio scuro, sono facilmente erodibili, le arenarie, più chiare, si presentano molto più compatte e resistenti all'erosione. Tra le arenarie più importanti quelle della formazione di Casanova.

(Articolo tratto dalla pubblicazione "Itinerari naturalistici" della Comunità Montana Alta Val Trebbia)

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