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Pino silvestre (Pinus sylvestris)

Pino silvestre (Pinus Sylvestris)
Famiglia: Pinaceae

Habitat: Alpi, appennino settentrionale, nella fascia montana dove forma boschi puri o misti consociati ad altre conifere e latifoglie.

Fusto: Corteccia rossastra. Rami di color rosso-ruggine. Sotto ha profonde fessure. Il profilo stretto e con rami regolari si altera man mano che l'albero cresce; i rami bassi cadono e si forma una chioma piatta.

Foglie: Aghi appaiati sono solitamente ritorti, lunghi 5-7,5,di color blu-verdi, più corti di quelli degli altri pini.

Fiori: Unisessuali, presenti sulla stessa pianta (specie monoica) che compaiono tra maggio e giugno; i fiori maschili di colore giallo rosato, i fiori femminili rossastri

Frutti: Coni (le pigne) ovati, di colore grigio bruno che contengono piccoli semi alati, maturi nell'arco di due anni

Corteccia Foglie Fiori Frutti
Clicca sull'immagine per ingrandirla
Fotografie di Pietro Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani

Il nome della specie, che ha mantenuto l'origine latina, significa selvatico, del bosco.
E' un albero che può raggiungere i 35-40 m di altezza e 1 m di diametro del tronco.
Specie tipicamente continentale, ha un vastissimo areale eurasiatico. Si adatta a vivere su tutti i terreni.
Il legno si impiega per lavori di falegnameria, travature e come pasta per cellulosa nell'industria cartaria. Dalla corteccia si ricava tannino per la concia delle pelli.

Le voci del bosco
Il pino ha chiesto al Creatore di essere preservato dalla vecchiaia, desiderio solo in parte esaudito. Il Padreterno infatti non ha donato al pino l'eterna giovinezza, ma gli ha concesso la possibilità di vestirsi di un abito verde anche nella cruda stagione. Ma lui non è arrogante e cattivo come l'agrifoglio e il suo vestito ha un colore tranquillo e riposante. D'inverno, quando tutto dorme e la natura si rinchiude in se stessa e i colori sfumano e si disperdono nella neve, il pino è sempre bello verde. Alle bianche distese innevate racconta la sua storia pacifica e tranquilla.
Per via dei suoi rami fitti e spioventi è diventato l'ombrello sempre aperto, la tettoia sotto la quale ti rifugi quando scoppia il temporale. E' naturale cercare riparo sotto i suoi rami, perchè comunicano qualche cosa di affettuoso e protettivo e la pioggia non riesce a penetrarli.
Se ti intrufoli sotto un pino, troverai anche una scorta di fiammiferi e un letto per riposare. Infatti egli depone a terra e preserva dall'umidità una quantità notevole di rametti minuscoli e barbe sottili, sempre secche e immediatamente pronte per essere accese. Quei fuscelli consentono di fare fuoco nelle situazioni peggiori, anche nella neve, e di notte diventano un comodo giaciglio. Quanti sogni fatti nei bivacchi sotto i pini quando andavo a caccia con mip padre! (...)
Il pino, presente in tutti i boschi di montagna, è un discreto dispensatore di buoni aiuti.
Profuma di resina e da lui puoi ricavare dell'ottimo tavolame da impiegare però solo all'interno della case. E' come un uomo di mezza età e va usato con prudenza perdonando le sue prime difficoltà fisiche.
E' vulnerabile e bisogna proteggerlo. A differenza del larice, non puoi lasciarlo all'esterno, preda delle intemperie. Lui ti aiuta nel bosco ma pretende protezione e vuole stare dentro casa altrimenti si rovina.
Forza e durezza le scarica nei rami. I suoi figli, infatti, ribelli al mite carattere del padre, sono inattaccabili da qualsiasi attrezzo.
Sramare un pino è un'impresa che i boscaioli temono sempre. I rami mettono a dura prova il filo della scure che ogni volta subisce danni. (...)
Fino a pochi anni fa il pino a volte veniva torurato come San Sebastiano, ma sempre a fin di bene.
Nel primo metro del fusto si praticavano dei fori con la trivella, sotto ai quali si appendeva un vaso di vetro. Una volta forato il pino reagiva e, per cicatrizzare la ferita, faceva uscire colate di resina densa e gialla come un caldo miele. La resina del pino ha un valore medicamentoso e, quando vi era del raccolto in esubero, lo si vendeva alle farmacie. E' un dono della natura davvero speciale. Se ti rimane conficcata una spina sotto la pelle e non riesci ad estrarla basta mettervi sopra un po' di resina liquefatta e di lì a qualche giorno la spina viene a “galla”. Una leggera pressione dell'unghia farà il resto. Troppi fori però possono uccidere l'albero. Nel tempo passato molti pini sono morti per offrire resina alla gente di montagna.
Vedere le grandi e pacifiche famiglie di pini dispiegarsi per le montagne in vaste distese verdi trasmette un senso di serena tranquillità. Si tratta di gente perbene senza la quale un bosco non potrebbe dirsi completo.

(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona: http://www.dispersoneiboschi.it

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Gli alberi della Val Trebbia
Abete rosso Acero di monte Carpino bianco Carpino nero
Castagno Cerro Faggio Larice
Maggiociondolo Nocciolo Olmo montano Ontano bianco
Ontano nero Orniello Pino nero Pino silvestre
Pioppo tremolo Robinia Rovere Roverella
Sorbo degli uccellatori Sorbo montano    

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