L'Alta Val Trebbia ligure
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Larice (Larix decidua)

Larice (Larix decidua)
Famiglia: Pinacee

Habitat: In Italia è spontaneo solo nelle Alpi dai 1000 ai 2600 (Alpi occidentali) m di altitudine.

Fusto: Altezza massima 40m. Chioma: stretta e conica, si appiattisce alla cima con l’età. I rami tendono a incurvarsi al centro, ripiegandosi verso l’alto all’estremità. Corteccia: grigio – bruno e liscia; si spacca in fenditure verticali con l’età

Foglie: Aghiformi, tenere, lunghe 2-3 cm, in ciuffi di 20, 30 unità su corti rametti. Verdi smeraldo in marzo, diventano più scure e infine dorate in autunno


Fiori: Fiorisce in aprile-maggio, poco prima della emissione delle foglie. I fiori femminili del Larice sono ovali, lunghi circa 1 cm, di color rosso porpora. I maschili, meno visibili, sono piccoli e corti, di color giallo.

Frutti: Coni maschili: piccoli, rotondi e dorati, lunghi 0,5- 1 cm. Coni femminili: dal rosa al rosso, lunghi 1 cm, simili a fiori; maturando scuriscono e prendono forma conica, con squame arrotondate

Corteccia Foglie Fiori Frutti
Clicca sull'immagine per ingrandirla
Fotografie di Pietro Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani

Il nome ha conservato l'origine latina.
Il Larice è una conifera a foglie caduche di prima grandezza (fino a 40 m di altezza), di rapido accrescimento e molto longevo.
E' originario dell'Europa Centrale (monti Sudeti e Carpazi) e delle Alpi, dove arriva sino al limite superiore della vegetazione arborea.
Trova le migliori condizioni di vegetazione nelle stazioni ben illuminate, con terreno fresco e sciolto e clima asciutto e continentale.
Il legno del Larice, di grande durevolezza e bell'aspetto, è ricercato per costruzioni edili, navali e in falegnameria.
La corteccia produce tannini per la concia e per la tintoria; dal legno si distilla l’alcool etilico.

Le voci del bosco
Il larice, re dei costoni, per carattere e stile è l'opposto del noce. E' presente nelle radure, ma può anche crescere solitario, come una spina dolorosa nel fianco del monte. Ha un nome ossuto e secco che ben lo rappresenta. Il suo colore interno, soprattutto nella parte che esce dalla terra, è rosso sangue con fiammature giallo ocra che lo accendono. Non cresce proprio perfetto, ma leggermente curvo, e va su, molto in alto. E' il nostro amico, il fratello maggiore. I montanari ne adoperavano i primi quattro metri perchè sono più forti e duraturi. Con lui costruivano tetti, solai, porte finestre, panche, botti. Tutte le nostre case sono state costruite con il larice.
I vecchi cercavano quelli di maggior resistenza e, tolto l'alburno, ne adoperavano solo la parte interna, la rossa, che è indistruttibile. Vi sono due qualità di larice all'apparenza uguali ma in realtà un po' diverse tra loro.
Quella degli agiati, composta da piante cresciute su terreno grasso, con comodità e benessere che le rendono leggermente più tenere e malleabili, e gli altri, quelli che conquistano il diritto all'esistenza su terreni impervi e magri e, da noi, vengono al mondo sulle coste di “Pradòn” e “Porgait”, o appesi ai picchi del “Certèn”.
Erano questi i più ricercati perchè ogni loro centimetro di crescita è figlio del sudore, della fatica di vivere, della stentata corsa agli alimenti.
Tenaci e riservati, nobili d'animo e forti di carattere erano i nostri naturali alleati.
I paesi della valle sono fatti di sassi, anime e larici.
E' l'albero che veglia sul sonno degli uomini. Nella costruzione delle case lo si impiegava per fare travi e solai, e proprio in  virtù della sua posizione, sotto ai soffitti nelle camere da letto, egli assisteva e spiava la vita notturna della gente. (...)
Per renderli ancora più resistenti alla raspa del tempo, dopo averli tagliati, sempre sul calar della luna, e squadrati, i travi venivano “passati” sopra la fiamma di un fuoco di carpino.
La paura del fuoco, nemico mortale dei legni, e la sua carezza rovente, li faceva ripiegare su se stessi, come a proteggersi dall'attacco. Le fibre si compattavano ulteriormente e il trave bruciacchiato diventava di un colore nerastro come l'ebano e, di colpo, invulnerabile. (...)
Oggi, per fortificare i legni, si usano vernici sintetiche; allora, la saggezza del fare e del vivere utilizzava solo gli elementi primordiali: aria, terra, acqua e fuoco. (...)
Il larice è un albero onesto, generoso, dal portamento ottocentesco. In lui si sposano forma e sostanza.
Potresti affidargli, nella più completa tranquillità, i tuoi beni con la certezza che verrebbero non solo conservati con scrupolo e attenzione ma anche restituiti.
Non cerca tuttavia di imporsi e ti viene in aiuto solo su tua specifica richiesta.
La sua vita è lassù, in costa alla montagna, sentinella affettuosa dei suoi fratelli uomini.

(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona: http://www.dispersoneiboschi.it

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Gli alberi della Val Trebbia
Abete rosso Acero di monte Carpino bianco Carpino nero
Castagno Cerro Faggio Larice
Maggiociondolo Nocciolo Olmo montano Ontano bianco
Ontano nero Orniello Pino nero Pino silvestre
Pioppo tremolo Robinia Rovere Roverella
Sorbo degli uccellatori Sorbo montano    

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