L'Alta Val Trebbia ligure
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Le vecchie filastrocche della valle

Nelle antiche case di pietra, attorno al "fogoà" o alla "stiva" di ghisa durante le veglie invernali, gli anziani raccontavano ai bimbi le antiche storie dei paesi e insegnavano le filastrocche trasmesse dai padri. Nelle osterie i giorni di festa seduti sulle "banche" di legno, si cantavano le antiche canzoni.
Così, oralmente, si tramandava, attraverso le generazioni, la cultura degli umili.
Ogni paese aveva la sua storia costituita da fatti, da leggende, da tradizioni, da superstizioni, da magie, da favole.
Ogni paese aveva le sue canzoni, i suoi ritmi, le sue filastrocche con qualche accento irridente per gli abitanti dei paesi vicini.
Con la crisi della civiltà contadina, questa cultura è stata violata, si è dispersa, si è rotto il suo stesso meccanismo di comunicazione. Così i poveri hanno perso la loro "voce" più autentica.
Per ricordare l'antico mondo dei nostri monti, la Comunità Montana ha cercato di raccogliere e divulgare i brandelli ancora rimasti di questo patrimonio culturale che si consuma sempre più con ogni anziano che muore.
La ricerca è limitata geograficamente all'area che gravita più direttamente su Torriglia, ma vuole costituire l'occasione propizia per questa cultura minore di esprimersi attraverso la carta stampata per la conoscenza e la memoria della nostra antica civiltà rurale a chi sarà dopo di noi.

 
Avv. Elvio Varni
Sindaco di Fascia
Ex Presidente della Comunità Montana Alta Val Trebbia

Nel 1984 la Comunità Montana Alta Val Trebbia ha pubblicato il libro "La Valle racconta - Fiabe, filastrocche e poesie di Torriglia e dintorni", una raccolta di testi dialettali.
La raccolta comprende favole e filastrocche, alcune brevi farse popolari, incentrate intorno alla figura del Banna, una raccolta di poesie d'autore e un glossario di voci e locuzioni caratteristiche del dialetto di Torriglia. Le filastrocche e le farse - tutte in dialetto - sono accompagnate da versioni, per lo più raccolte anch'esse dalla bocca dei Torrigini, che evidentemente conoscevano dello stesso testo due "redazioni", una in dialetto, l'altra in lingua. Le fiabe e i racconti sono invece in lingua, ma i dialoghi e le battute dei personaggi sono in dialetto.
Questa raccolta di squarci dialettali, vuole gettare uno sguardo su una realtà antica, ma non del tutto passata, su quella sapienza popolare e contadina, in cui la nostra cultura può riconoscere le sue non troppo lontane radici, su quel modo di vivere, ormai scomparso, che ancora può insegnarci qualcosa.
Il materiale, di cui presentiamo la trascrizione e la traduzione, è stato ascoltato dalla viva voce di quanti, come in forza di una trasmissione diretta che fa confluire il passato nel presente, riferiscono con un certo grado di meccanicità racconti dai toni di fiaba e fatti di colore burlesco, e di quanti, oggi, ancora, conservano la viva memoria di un patrimonio altamente ricco e suggestivo, che arricchiscono e rinnovano.
Spazio e tempo, limiti che l'uomo si è dato nel corso dei secoli per organizzare e ordinare le varie fasi del vivere, in questi racconti sono quasi cancellati: il luogo è il centro di un paese qualunque, che entra all'improvviso nella storia, chiamandosi Torriglia, Pentema o ancora con un altro nome; il tempo è genericamente quello del passato, che tocca la storia, solo perchè risale ad una fase di vita paesana, che è realmente esistita e di cui rimane la traccia indubbia nella memoria della tradizione locale.
Spazio e tempo si congiungono e diventano emblematicamente riferimenti ideali in un racconto esemplare.
A questo il dialetto dà vita e carattere d'ambiente, fissando la memoria del passato in quanti, oggi, ne sentono la continuità nel presente.