L'Alta Val Trebbia ligure
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Torriglia abbraccia il parroco itinerante

«Io non volevo accettare. Ma poi, visto che la situazione richiedeva la mia presenza... eccomi qui».
Eccolo qui, infatti, don Pietro Cazzulo, prete itinerante di una marea di parrocchiette nei paesini della Val Trebbia, dal '68 sul territorio e ora promosso parroco di Torriglia, capoluogo della vallata. Insediato l'11 dicembre scorso, con grande festa di tutti i parrocchiani, applausi e canti gioiosi in chiesa, una kermesse di affetto che l'ha perfino commosso («E io non mi commuovo facilmente»), ora don Pietro è lanciatissimo, pieno di progetti, instancabile come sempre e soprattutto sempre più figlio di questa vallata, dove opera fin da quando ha preso i voti sacerdotali.
Don Pietro Cazzulo
Prete itinerante lo è da oltre vent'anni: sei messe al giorno (prima erano di più, ma ora se le divide con il suo vice, don Padre Jairo Alzate Campo, vivace e volonteroso sudamericano) per accontentare i fedeli di piccole realtà come Bavastri, Bavastrelli, Montebruno, Cassingheno, Carpeneto, Fascia, Propata, Rondanina, Santa Maria del Porto (sulla diga del Brugneto), Caprile e Pentema.
«Ci sono sempre meno vocazioni — commenta don Pietro — e ci si arrangia come si può. D'estate, quando la popolazione in vallata decuplica, riesco a trovare qualche aiuto: da due anni, per esempio arriva su don Giacomo, un valido sacerdote dello Zimbabwe che studia a Roma. Nei piccoli paesi c'è molta gente che va in chiesa, ed e doveroso non fargli mancare una funzione. Almeno la domenica e feste comandate».
Non si veste da prete, don Cazzulo, neanche ora che è parroco. Jeans, maglione sportivo, sciarpa e immancabile pipa in bocca, chiacchiera volentieri e prima di tutto vuole rassicurare i suoi parrocchiani dei paesini dove continuerà a fare spola: «II fatto di essere diventato arciprete di Torriglia - sottolinea — non vuoi certo dire che non farò più il prete itinerante. Tutto andrà avanti come prima. Solo che adesso avrò più lavoro. Ma vado avanti. Almeno fin a quando la salute me lo concede».
Ha 62 anni, don Pietro, portati gagliardamente e con il piglio del giovane entusiasta che era nel '68, quando alla natia Castelletto d'Orba arrivò a Torriglia. «Qui la gente mi vuole bene — afferma sorridendo - l'ambiente è l'ideale. Cerco anche di responsabilizzare al massimo i parrocchiani, che infatti mi danno una grossa rnano».
E ora che è parroco a Torriglia, cercherà di coinvolgere sempre di più la sua gente, quella che lo ha fatto commuovere davanti al suo vescovo, monsignor Martino Canessa, davanti al quale ha rinnovato i voti, accettando nuovamente castità, povertà e obbedienza. «Con il diritto di mugugno.. Gliel'ho detto al vescovo, mi spetta. Ma forse questo è meglio non scriverlo...».

Mara Queirolo

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 03/02/05)

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