A metà strada fra Fontanigorda e
Casanova, precisamente a Canfernasca, s'incontra una costruzione
in pietra viva con una grande ruota e un ponte medievale che
un tempo formavano un tutt'uno con il castello malaspiniano.
Sul fianco meridionale si estende un ampio prato soleggiato,
mentre a ponente e a settentrione un bosco ombroso incornicia
l'antica costruzione. Di questo mulino, chiamato "Molino
del Principe " o "Molino di Pescia " o "Molino
Giuanantinna", a seconda delle epoche, si ha una prima
menzione nell'atto di vendita dei " Molini di Casanova
" da parte dei Marchesi Masino e Batino Malaspina alla
"Camera principesca dei Doria" di Genova che riporta
la data del 15 febbraio 1622.
Da quel momento, il mulino, predisposto per la macina delle
castagne, grano e granoturco, nei testi dell'archivio parrocchiale
di Casanova è citato come proprietà dei Doria.
Il 26 giugno del 1763 è menzionato nel rendiconto di
un'assemblea di popolo, tenuta in Montebruno, per capire le
motivazioni degli abitanti di Fontanigorda che volevano separarsi
dalla parrocchia di Casanova per la difficoltà del
guado sul Pescia. Il molinaro Gio Batta spiegava che il Torrente
Pescia, tra Casanova e Fontanigorda è "molto copioso
d'acqua sia in autunno sia in inverno...Ognuno resta molto
impossibilitato a passarlo, non essendovi alcun ponte..."
Fontanigorda ebbe la sua Parrocchia e gli abitanti dei due
paesi, nei secoli che seguirono, costruirono più d'una
palizzata in nome del proprio campanile.
Casanova si accaparrò boschi e pascoli, Fontanigorda
ebbe la sua rivincita monopolizzando le sorgenti d'acqua che
ancora oggi ne fanno un luogo unico con le sue quindici fontane
fresche e chiare.
Uniti dallo stesso destino, conobbero uno straordinario sviluppo
nel secondo dopoguerra con una clamorosa espansione dell'attività
edilizia, e un altrettanto repentino declino in questi ultimi
vent'anni. Oggi, falcidiati della migliore gioventù,
sopravvivono grazie alle pensioni Inps e agli affitti delle
seconde case. Tuttavia, per l'indiscutibile bellezza dei luoghi
e del clima estivo, arranca, ma resiste, il turismo. Trasformato
in parco, il nostro mulino, fino a qualche anno fa era uno
dei tanti luoghi sorprendenti che s' incontrano da queste
parti. Arredato in modo semplice da panchine e tavoli di legno,
con l'erba sempre verde e corta, sole e ombra, acque chiare
e scroscianti, restò per molti anni uno dei luoghi
più frequentati da famiglie e bambini. Un giorno poi,
gli ultimi proprietari, vecchi e stanchi, decisero che era
venuto il momento di andare in pensione. Da allora, di una
delle tante meraviglie della mia infanzia non è rimasto
che un ricordo dolce e triste. Un tempo, sulla strada per
Casanova, s'incontravano gruppi di signore con i loro ombrelli
da sole insieme a bambini vocianti, in un miscuglio di parole
e colori che rendeva allegra la giornata.
Il mulino, dal canto suo, era proprio un piacevole salotto
all'aria aperta. I villeggianti dei due paesi facevano cappannelli,
partite a carte o gare di bocce. Oggi i due chilometri che
separano Fontanigorda da Casanova, sono una pista per automobili
e davvero nessuno desidera fare una passeggiata fino al mulino
o al lago scuro, alta straordinaria bellezza naturale per
sempre perduta. Ma come è stato possibile cartellare
il lago della Dama di Artu? Sì, perché nella
fantasia di coloro che il lago l'hanno visto, era proprio
quell'immagine a prendere forma e, confesso, che nella mia
memoria c'è ancora una spada che galleggia sulle nere
acque.
Rassegnata all'idea di aver consegnato al passato una delle
immagini più suggestive della nostra valle, mi piacerebbe,
almeno, che il Mulino del Principe potesse rinascere a una
nuova vita. Quando qualcuno avrebbe voluto renderlo a movimento
elettrico, la gente del posto insieme ai proprietari riuscì
a farne rispettare l'antica identità e, il mulino,
inteso come patrimonio culturale di tutti, restò ad
acqua. La volontà popolare e il privato si unirono
a salvaguardia della storia comune e come allora, penso, il
Mulino potrebbe riappropriarsi di un ruolo che, nei secoli,
non è mai venuto meno: costringere gli abitanti dei
due paesi al dialogo e alla condivisione malgrado le dure
cervici e il vano, inutile, obsoleto,orgoglio campanilista.
Quale veto vorrà impedire la realizzazione di un progetto
comune? Mi parrebbe una buona idea che, insieme, Rovegno e
Fontanigorda decidessero l'acquisizione della proprietà
e trasformassero il Mulino in una struttura culturale e turistica
insieme, accogliendo ad esempio un museo etnico, divertimenti
infantili, ed altre attività ricreative. Senza dimenticare
che, al Mulino, si arriva da una mulattiera che scende da
Canfernasca e scavalca il Pescia sul ponte medievale fatto
costruire dal principe Gio Andrea I Doria a partire dal 1596.
Il ponte, già gravemente danneggiato da una piena del
Pescia a metà del XIX secolo, avrebbe necessità
di interventi di rinforzo e restauro, prima che un'altra piena
lo distrugga definitivamente e si porti via per sempre un
altro straordinario tassello della nostra storia.
Marina Biggi
(Questo articolo è stato tratto dal N° 21 del 05/06/08
del settimanale "La Trebbia")
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