Sono tanti, anche se spesso poco conosciuti.
Hanno dalla loro una grande passione per la campagna, per
la coltivazione degli orti, dei frutteti, per l'allevamento
di piccoli animali, per la preparazione di formaggi, miele,
marmellate di squisita qualità e fattura. Sono gli
"agricoltori fai da te", cioè un numero notevole
di persone che praticano un'agricoltura su piccola scala,
dimensionata sul lavoro contadino e sull'economia familiare
e orientata all'autoconsumo e alla vendita diretta; un'agricoltura
di basso, se non nessuno, impatto ambientale, fondata su una
scelta di vita legata a valori di benessere ed ecologia più
che ai fini del profitto. Soprattutto, sono portatori sani
di un'agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell'economia
ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra,
soprattutto nelle montagne delle nostre valli, e per mantenere
vivi i saperi, i sapori, le tecniche e i prodotti locali.,
Ora un gruppo di associazioni di questi agricoltori quasi
invisibili , capeggiati dal "Consorzio della Patata Quarantina",
si è assunto un compito ambizioso: lanciare un campagna
popolare, con raccolta di firme , da inviare alla fine al
ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia e a tutti i presidenti
delle Regioni italiane. Lo scopo? Ottenere un riconoscimento
che distingua l'agricoltura fai da te da quella imprenditoriale
e industriale, per evitare il rischio di scomparire sotto
il peso delle documentazioni imposte per lavorare, e di gravose
regole tributarie, sanitarie e igieniche.
«La raccolta di firme parte oggi, a Genova dalle 15
fino al 19 alla Loggia di piazza Banchi - spiega Massimo Angelini,
del Consorzio Quarantina - ma ci stiamo organizzandoci per
predisporre banchetti un po' dappertutto, specie nei piccoli
centri dell'entroterra; ne stiamo parlando con le associazioni
locali e le Comunità Montane. La raccolta di firme
sarà a livello nazionale e partirà anche su
Internet, dove al sito
www.agricolturacontadina.org.
si può scaricare il modello allegato».
Che cosa chiedete? «Tante cose. Tra l'altro, poter usare
le attrezzature che si hanno in casa per trasformare e confezionare
i propri prodotti; venderli ai consumatori finali senza che
questo sia considerato atto di commercio;essere esonerati
dal regime Iva, dalla tenuta di libri contabili, dall'obbligo
di iscrizione alla Camera di Commercio; pagare i minimi contributi
assistenziali e previdenziali». Quando si sarà
raggiunto un numero ragguardevole di firme, verrà chiesto
al ministro Zaia di aprire un tavolo di confronto.
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
12/11/08)
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al testo della campagna e al modulo per la raccolta delle
firme (113 kb)
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