L'Alta Val Trebbia ligure
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A Torriglia riaffiora il passato


Le frecce ritrovate
Si è conclusa la prima campagna di scavi archeologici che il Comune di Torriglia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Liguria e sotto la direzione scientifica dell'Istituto della Cultura Materiale, ha condotto su uno sperone roccioso sopra l'abitato della frazione Donetta. E i risultati sono eccellenti, visto che lo scavo ha portato alla luce una parte dell'impianto fortificato che in età medioevale si ergeva a controllo della viabilità di raccordo tra la costa del Genovesato e la pianura padana.
Lo scavo stratigrafico, guidato dall'archeologo Marco Biagini, ha permesso così la ricostruzione parziale della planimetria del castello preesistente, che era formato da una edificio principale a pianta quadrangolare e da una torre, divisi tra loro da un profondo fossato. «L'accurato lavoro degli archeologi - ha spiegato il vicesindaco di Torriglia, Mauro Casale — ha permesso di datare preliminarmente le ultime fasi della vita del castello all'interno della seconda metà del tredicesimo secolo, mentre le estese tracce di bruciato che sono state rinvenute in diverse parti dello scavo hanno permesso di ipotizzare la causa dell'abbandono dell'impianto, che probabilmente fu dovuto ad un incendio e a una distruzione violenta».
Allo scavo hanno partecipato dieci studenti universitari del corso di laurea in conservazione dei beni culturali dell'università di Genova, tra i quali diversi giovani originari della Val Trebbia e della vicina Valle Scrivia e quindi ottimi conoscitori del territorio e della sua storia, che hanno lavorato con grande entusiasmo, salendo e scendendo da un colle a 1.162 metri di altezza incuranti delle condizioni meteorologiche. Alla relazione tecnica seguiranno verifiche più approfondite, dall'analisi della grande quantità di carboni rintracciati, all'esame granulometrico delle malte, dallo studio delle architetture residuali (si sono evidenziate murature di spessore di un metro e settantacinque) alla comparazione dei reperti metallici (frecce, quadrelle, verrettoni da arco e da balestra, ferri da cavallo, borchie, chiodi), dalla identificazione delle ossa alla catalogazione delle ceramiche. Si otterranno così preziose informazioni che permetteranno di capire come si svolgeva la vita nella fortezza.
L'archeologo
«Una costruzione utilizzata per il controllo dei traffici»

E' un sito strategicamente molto importante, quello scoperto a Torriglia. «Da queste mura - spiega l'archeologo Marco Biagini, che ha condotto i lavori a Donetta — si controllava una buona parte del traffico merci da e per la Lombardia (Varzi, Voghera, Pavia) e il Piacentino (Bobbio, Zavattarello, Nibbiano), e inoltre la posizione dominante permetteva di osservare l'intero territorio circostante». Probabilmente nel paese di Donetta si pagavano i pedaggi, prima per conto dei Malaspina, poi ceduti a famiglie genovesi come gli Embriaci, i Vento, i Grimaldi, e infine la titolarità dovette passare ai titolatissimi e ricchissimi Fieschi.
E fu forse durante una delle sanguinose incursioni dei Visconti ghibellini che la fortezza fu espugnata, incendiata e rasa alle fondamenta. «Per averne la certezza, comunque — è il parere del vicesindaco Mauro Casale — è necessario aspettare la conclusione degli studi sui reperti archeologici. E, soprattutto, l'inizio di una seconda campagna di scavi, che pensiamo di far partire all'inizio della prossima primavera».

La costruzione fortificata riportata alla luce

Mara Queirolo

(Questo articolo è stato tratto dal "Secolo XIX del 29/10/03)

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