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Rovegno, un presepe inconsueto ma di grande significato

Il presepe fatto dai bambini Rovegno
La Scuola Primaria di Rovegno ha presentato quest’anno un Presepe un po’ particolare… forse inconsueto, ma che ha per noi un grande significato poiché rappresenta un percorso iniziato l’anno scorso e che non si poteva lasciar cadere o ignorare.
Ci spieghiamo meglio: nell’anno scolastico scorso, nell’ambito di un lavoro sulla storia locale, abbiamo fatto una ricerca sui campanili della nostra zona, sull’influenza che avevano ieri e che hanno tuttora nella vita dei paesi, richiamando alle celebrazioni religiose, che diventano anche partecipazione agli eventi gioiosi, solenni o dolorosi della comunità. Abbiamo espresso i nostri pensieri e i nostri sentimenti componendo una filastrocca che vuole evidenziare la figura, ormai sparita, del campanaro ed esaltarne il ruolo che rivestiva nella vita quotidiana.
Avendo deciso di partecipare a questa mostra-concorso, ci è sembrato giusto far nascere Gesù in un luogo per noi importante e prezioso, per riprendere il filo di un cammino spirituale che ci ha arricchito e continua a riempire la nostra vita.

La filastrocca

C’era una volta il campanaro

che ai paesani era molto caro
perché suonava mattina e sera
e tutti chiamava alla preghiera.

C’era un battesimo, un matrimonio
la gioia di tutti era patrimonio;
quando c’era un funerale
tristi i ritocchi facevano male.

Per la festa del Patrono
solenne era il loro suono;
per la Cresima e la Comunione
le campane suonavano la loro canzone.

Quando la campana suonava a martello

diceva:”Attenzione, non c’è niente di bello!”
venite tutti ad aiutare,
c’è un paese da salvare.

Al Venerdì Santo non si poteva suonare
ma c’era la gente da avvisare
i ragazzini con la raganella
Sostituivano il suono della campanella.

Il campanaro oggi è sparito
basta schiacciare un bottone col dito
ma le campane mattina e sera
chiamano sempre alla preghiera.


I bambini e le insegnanti della Scuola Primaria di Rovegno

(Questo articolo è stato tratto dal N° 6 del 15/02/07 del settimanale "La Trebbia")

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