Avete presente quel gioco, tipicamente
infantile, in cui tanti bambini sovrappongono velocemente
le mani a vicenda, cercando di avere sempre la propria mano
sopra quella degli altri?
Ecco, visitando con una certa frequenza l'ex Colonia Montana
di
Rovegno - anche solo passandovi
davanti ogni tanto - torna alla mente proprio un gioco simile.
Si ha la netta impressione che questo luogo sia meta di persone
intenzionate solo ed esclusivamente a lasciare un proprio
"segno" indelebile che possa coprire e cancellare
quello lasciato da altri visitatori prima di loro.
Così oggi si può notare un'appariscente "falce
e martello" disegnata di fresco con la vernice rossa
proprio sopra la lapide di bronzo che commemora i caduti della
Repubblica Sociale, e domani - con tempismo sorprendente -
un poster del "duce che saluta romanamente" affisso
con cura e precisione sul portone principale dell'edificio.
Le scritte a sfondo politico poi, con slogan ed insulti per
la parte avversaria, ormai non si contano più e se
ne trovano sempre di nuove in bella mostra, testimonianza
dell'assiduità e dell'accanimento degli autori.
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Nere,
rosse, bianche o verdi che siano, comunque, le visite
dei vari "pellegrini" alla Colonia di Rovegno
hanno tutte un denominatore comune: la devastazione
e l'atto vandalico fine a se stesso. Vetri frantumati,
inferriate divelte, infissi e serramenti bruciati,
sanitari sradicati e sparsi in giro. E' una storia
che si ripete non da anni ma addirittura da decenni.
Sono rimasti in piedi soltanto i muri, ma adesso se
la stanno prendendo anche con quelli; tramezze e divisori
interni vengono letteralmente abbattuti e il relativo
materiale è disseminato tutt'intorno a degradare
ulteriormente - nel caso ve ne fosse bisogno l'ambiente
circostante.
Già, l'ambiente circostante. Uno degli angoli
più pittoreschi della nostra bellissima Val
Trebbia che può essere raggiunto in breve tempo
da diversi centri abitati.
Una vasta area pianeggiante, circondata da conche
e piccoli avvallamenti dalla forma sorprendentemente
dolce e gradevole, incastonata in un meraviglioso
anfiteatro naturale che -da solo - infonde la sensazione
di essere immersi nella natura. Non a caso questa
zona era stata scelta per impiantarvi una colonia
così gigantesca ed importante per il Nord Italia.
Gare di motocross organizzate ed improvvisate, costruzioni
più o meno consentite, collegate a pseudoattività
agricole, abbandono di rifiuti di ogni tipo, fino
a raggiungere il culmine con uno "scriteriato"
taglio di pini che ha lasciato sul posto i disastrosi
effetti di un disboscamento selvaggio tipo "Amazzonia". |
Di chi è la colpa? Di tutti e di nessuno... come sempre.
Lasciamo stare. Torniamo a parlare dell'edificio.
Questo stabile, con l'area annessa, è stato recentemente
venduto dal Comune di Rovegno ad una società di Milano
che ha avanzato un ambizioso progetto di ripristino dell'intera
struttura per farne un centro di cura e recupero per disabili
e traumatizzati, con altre varie attività complementari.
Il pagamento è stato effettuato completamente, ma -
a distanza di quasi due anni dalla vendita dell'immobile -
non è ancora stato dato il minimo segnale di "interessamento"
da parte dei nuovi proprietari e l'edificio vede aumentare
la propria deprimente decadenza un giorno dopo l'altro. Una
clausola del contratto prevede che se entro cinque anni dalla
vendita non siano almeno partiti i lavori, la colonia debba
tornare di proprietà del Comune. Staremo a vedere.
Nel frattempo, comunque, l'accesso all'immobile rimane libero
a chiunque voglia entrarvi, con facoltà di gironzolare
dovunque, bivaccare ed occuparne i locali per tempi più
o meno lunghi.
Nello scorso autunno è stata organizzata addirittura
una "festa rave" da parte di un nutrito gruppo di
organizzatissimi ragazzi che non hanno esitato a percorrere
centinaia di chilometri pur di trascorrere - senza alcun permesso
o autorizzazione - un sabato notte "diverso" tra
le rovine del fatiscente casermone. Altri frequentatori dello
stabile - per motivi ludici e puro divertimento - sono gli
appassionati del soft-air, la guerra simulata. In effetti
queste persone, perfettamente attrezzate, sono le uniche a
domandare ed ottenere periodicamente tutte le necessarie autorizzazioni
per poter accedere all'edificio e praticare all'interno il
loro hobby preferito, consistente in combattimenti fatti con
armi che sparano pallini di plastica.
Questa è la situazione in cui si trova oggi l'ex colonia
montana di Rovegno. Si presenta così: con la sua storia
e il suo passato (fu costruita interamente nel 1934 in soli
5 mesi). Possiamo anche valutare e giudicare i progetti che
interessano il suo futuro.
Ma purtroppo il suo presente, oggi, consiste nella più
triste devastazione, in una lenta distruzione che progressivamente
ne aumenta il degrado umiliando il bene architettonico e l'ambiente
circostante, ma causando anche un danno alla collettività
come sempre avviene quando si verificano episodi di vandalismo
gratuito e ingiustificato.
Un'ultima considerazione: l'accesso a questo enorme edificio
pieno di rottami e macerie è tanto facile quanto pericoloso
e molti visitatori o passanti possono essere invogliati ad
entrare anche solo per curiosare un po'. Se dovesse disgraziatamente
verificarsi un incidente, un piccolo crollo dì materiale
o una semplice caduta, di chi sarebbe la colpa?
Di tutti e di nessuno. Di tutti e di nessuno, come sempre.
Luca Isola
(Questo articolo è stato tratto dal N° 18 del 19/05/05
del settimanale "La Trebbia")
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