Risale al 16 ottobre 1975 la prima concessione
regionale «per lo sfruttamento di acqua minerale denominata
"Fonte del Galletto"». L'autorizzazione, della
durata di dieci anni, fu intestata all'ingegner Carlo Mazza.
Comincia così la storia infinita di un'acqua dalle
«eccellenti proprietà», ma destinata -
almeno sino ad oggi - ad un consumo assai limitato.A tessere
le lodi dell'acqua minerale che sgorga dalla fonte del Galletto
(7 litri al secondo), nel comune di Rovegno, è Roberto
Bozzini, contitolare insieme al fratello Fabrizio e al padre
Giuseppe della società"Bozzini Group", che
ha rilevato dal tribunale fallimentare quel che restava della
vecchia linea di imbottigliamento. Il 14 dicembre scorso la
Regione ha concesso al gruppo Bozzini l'uso ventennale della
fonte del Galletto. Ed è stato l'epilogo di una vicenda
lunga e tormentata, con qualche punto oscuro.Il 22 giugno
1978, la seconda tappa: l'ingegner Mazza trasferisce la concessione
alla società"Alta Val Trebbia spa" di Rovegno.
Scattano gli investimenti, coperti anche con contributi comunitari.
Nel capannone di 3.000 metri quadrati, al centro di un'insediamento
industriale di 15 mila metri quadrati, arrivano macchinari
e bottiglie. Ma l'acqua dei monti di Rovegno non finirà
mai sulle tavole dei consumatori. Continua il balletto burocratico:
nel 1987, la regione concede una proroga di vent'anni allo
sfruttamento della fonte. Due anni dopo, la concessione viene
nuovamente trasferita ad una ditta con nome indentico - "Alta
Val Trebbia" - ma questa volta si tratta di una srl con
sede a Genova, in corso Sardegna. Il 23 maggio '97 la giunta
regionale dichiara decaduta la concessione, la ditta fallisce.A
questo punto si inserisce l'intraprendenza della famiglia
Bozzini, che acquista all'asta l'ex capannone industriale
mai entrato in funzione e lo ristruttura con una spesa di
oltre tre milioni di euro. Riparte l'iter per ottenere nuovamente
l'autorizzazione ministeriale (poi scaduta), che è
garanzia assoluta sul fronte sanitario. A questo scopo è
necessario eseguire quattro prelievi, uno per stagione. L'Università
di Genova si occupa degli esami batteriologici, quella di
Torino dei rilievi chimico-fisici.«L'acqua è
ottima e poverissima di sodio - assicura Roberto Bozzini -
in autunno andremo in produzione: 18 mila bottiglie all'ora».
E siccome è assai arduo affermarsi sul mercato nazionale,
dove la concorrenza dei grandi gruppi è fortissima
(vedi articolo accanto), i Bozzini tenteranno di esportare
all'estero l'acqua della Fonte del Galletto: «Abbiamo
già agganci con gli Emirati Arabi e la Russia. In un
secondo tempo, speriamo di poter vendere il nostro prodotto
anche nei negozi cittadini».
Enzo Galiano
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
14/03/06)
Vai all'articolo "Sul mercato
l'acqua del Galletto"
Stampa
questa pagina