Dopo una storia travagliata e durata oltre
vent'anni, la Fonte del Galletto debutta come marchio commerciale.
La società genovese "Bozzini Group", fondata
nel '99 dall'omonima famiglia di imprenditori emergenti, lancerà
sul mercato l'acqua oligominerale captata dalla fonte del
Galletto, nel comune di Rovegno, in provincia di Genova. Fonte
e località sono ben noti ai genovesi, soliti a riempire
boracce, taniche e bottiglie durante le gite domenicali. Ora
l'acqua del Galletto sarà imbottigliata su scala industriale,
per i mercati esteri, nello stabilimento di 3.000 metri quadrati
acquistato all'asta per un milione di euro dal gruppo Bozzini
nel giugno 2004 dal fallimento della società"Alta
Val Trebbia srl".«Assumeremo una decina di dipendenti
e cominceremo la produzione in autunno», promette Roberto
Bozzini, titolare dell'omonima società assieme al fratello
Fabrizio e al padre Giuseppe. I Bozzini sembrano, dunque,
a un passo da un'impresa che, avviata a metà degli
anni '70, non è mai decollata nonostante una robusta
iniezione di fondi comunitari (quattro miliardi di vecchie
lire) per la costruzione dell'impianto di imbottigliamento.
Ma attenzione a facili entusiasmi. Il debutto della "Fonte
del Galletto" avviene in un quadro locale di palese sofferenza.
Il rischio fallimento della società romana "Sorgenti
San Paolo", che sfrutta le fonti di Né col marchio
Santa Rita, è solo la punta d'iceberg di una situazione
difficile per i produttori locali. Tanto che la Regione sta
lavorando all'idea di un marchio dop per le acque minerali
nostrane, in modo da sostenerne il consumo.«In cassa
integrazione sono già tredici dei diciotto addetti
allo stabilimento di Né, che ha sospeso la produzione
in attesa di trovare un acquirente», informa l'assessore
regionale alle Politiche del Lavoro, Enrico Vesco. Compreso
il marchio Santa Rita, sono sei i produttori di acque minerali
in Liguria. «A livello locale, il comparto vive una
contraddizione di fondo», esordisce l'assessore regionale
all'Industria e al Commercio, Renzo Guccinelli. Eccola: «Da
un lato produciamo acqua di qualità eccelsa, tra le
migliori in Italia, e abbiamo un'elevatissima capacità
di produzione. Dall'altra, soffriamo la concorrenza dei grandi
gruppi commerciali, fondata sulla pubblicità, e perciò
abbiamo una scarsa penetrazione sul mercato». In Liguria
si imbottigliano circa 100 milioni di litri d'acqua minerale
all'anno. Il consumo pro capite, di 200 litri annui, è
superiore alla media nazionale che non oltrepassa i 170 litri.
Sei, come detto, i marchi liguri - Santa Vittoria, Fonti Bauda,
Vallechiara, Acqua del Faiallo, Santa Clara e Santa Rita -
che fanno capo ad altrettanti stabilimenti per un totale di
circa cento occupati.Vediamo la mappa degli insediamenti.
Partendo dall'estremo ponente, si incontra lo stabilimento
di Santa Vittoria, in provincia di Imperia, che è una
delle realtà maggiori. Tre sono nel savonese: ad Altare,
cui fanno capo le fonti di Altare, Mallare e Quiliano, in
Valbormida (marchio Vallechiara); a Calizzano, sempre in Valbormida
(Fonti Bauda), e Urbe (Acqua del Faiallo). In attesa dell'esordio
sul mercato dell'etichetta "Fonti del Galletto",
in provincia di Genova si trovano, infine, Santa Clara, a
Borzonasca, e Santa Rita, a Né.L'obiettivo della Regione
è inserire le acque liguri nella grande distribuzione,
da cui sono quasi sempre escluse. Magari favorendo la costituzione
di un consorzio. Oppure - come spiega Guccinelli - «riservando
alle acque liguri alcuni scaffali, esattamente come avviene
per altri prodotti di qualità: olio, vino e pesto».
«Per entrare nei grandi supermercati occorrono enormi
investimenti che i piccoli e medi produttori non possono sostenere»,
spiega Silvia Parola, responsabile igienico-sanitario della
società"Terme Vallechiara" di Altare, che
gestisce le sorgenti Vallechiara e Fonte del Lupo. L'acqua
che proviene da quest'ultima fonte, però, è
commercializzata col marchio Alisea dal gruppo nazionale Gimignano.
«E' la strada per ampliare la quota di mercato - riprende
Parola - La legge, infatti, consente per ogni acqua provvista
di autorizzazione ministeriale e regionale di avere due marchi:
uno è quello commerciale, l'altro è quello della
fonte, che deve comunque sempre essere indicata. I due marchi
possono coincidere». Si assiste così al paradosso
di una stessa acqua venduta con marchi diversi e a prezzi
diversi. E, infatti, Parola aggiunge: «Non è
escluso che, in futuro, la Fonte del Lupo possa essere messa
in vendita anche con un marchio proprio». Il prezzo
sarebbe quasi certamente inferiore rispetto alle grandi aziende
che scaricano sul consumatore i costi altissimi della pubblicità
televisiva.
Enzo Galiano
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
14/03/06)
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Un investimento da tre milioni"
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