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Nato a Genova
nel 1922, trucidato a Cerreto di Zerba (Piacenza)
il 29 agosto 1944,
sottotenente di Fanteria, Medaglia
d’oro al valor militare alla memoria.
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Uscito dall’Accademia militare di Modena, subito dopo
l’armistizio si mise alla testa di formazioni partigiane
che, dopo la sua uccisione, si sarebbero costituite in una
Brigata che avrebbe portato il suo nome. "Kikiriki",
questo il nome di battaglia di Arzani, si distinse nell’attacco
(durante il quale fu ferito), di una caserma dei tedeschi
a Sarezzano (Alessandria), nei combattimenti sostenuti presso
Tortona per liberare alcuni partigiani fatti prigionieri
(e anche in questa occasione "Kikiriki" fu
ferito) e soprattutto quando, alla fine di agosto del 1944,
si battè con i suoi uomini strenuamente per difendere
la Val Borbera, obiettivo di soverchianti forze nemiche.
La Medaglia d’oro e il dispositivo di assegnazione
della ricompensa al valore di G. V. Arzani, firmati nel 1954
dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, sono esposti
nell’ufficio del sindaco di Viguzzolo (Alessandria),
comune di origine della famiglia Arzani.
La motivazione dice: " Subito dopo l’armistizio, con fedeltà e
con decisione, intraprendeva la lotta di liberazione dimostrando di possedere
belle doti come animatore e come organizzatore e ripetutamente distinguendosi,
in combattimento, per prontezza di decisione e personale valore. Meritano particolare
menzione le azioni condotte alla testa del suo distaccamento, a Sarezzano, contro
una caserma tedesca, riportando una prima ferita e nei pressi di Tortona, liberando
alcuni dei suoi uomini tratti prigionieri e venendo nuovamente ferito. Alla fine
di Agosto 1944 difendeva strenuamente per tre giorni la stretta di Pertuso in
Val Borbera trattenendo importanti forze avviate in rastrellamento nella zona.
Gravemente ferito ad un ginocchio disponeva per un ordinato ripiegamento e per
resistenze successive, dirigendo di persona le azioni dalla barella e rifiutando,
più volte, di farsi sgombrare al sicuro. Coinvolto nella lotta ravvicinata,
cadeva in mani nemiche e con fermo e nobile cuore rifiutava di fornire notizie
rivendicando la sua fede. Vilmente trucidato sulla sua barella, chiudeva da prode
la giovane vita generosamente prodigata per gli ideali di fedeltà e di
Patria".
Biografia tratta dal sito internet
http://www.anpi.it