Gorreto: un borgo in rinascita PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Gorreto
Scritto da Daniela Scattina   
Sabato 09 Gennaio 2021 00:00

Gorreto: un borgo in rinascita

Dove la bellezza della Natura, la passione della pesca e l’Uomo collaborano.

Mi piace quando mia figlia esordisce con: “Carpe diem! Sabato prossimo verrai con me a Gorreto. Ci sono già stata due volte ma ora desidero andare con te. E’ una Riserva di pesca d’eccellenza, perciò la dovrai visitare. Faremo una breve vacanza prima di affrontare il lungo inverno. Inoltre possiamo approfittare della convenzione dell’Hotel Miramonti riservata ai pescatori. L’hotel predispone dei pacchetti tutto compreso riservati ai pescatori e famigliari: pensione completa, permessi e soggiorno.”
Il Covid 19 mi preoccupa ma ha ragione Eleonora: l’inverno sarà lungo e allora converrà incamerare buoni ricordi.
Eleonora mi ha dipinto quel luogo con parole così lusinghiere da incuriosirmi e convincermi. Così organizzo tutto, anche per Gigia, la mia cagnolina diciannovenne e il penultimo fine settimana di ottobre, partiamo dalla Val di Vara. La Riserva avrebbe chiuso il periodo di pesca il primo fine settimana di novembre.
Dopo diversi decenni rivedo luoghi conosciuti con i miei genitori: Gattorna, Moconesi, Carasco, Cicagna, attraversandoli ne riconosco alcuni palazzi e chiese. Ricordi messi da parte per anni tornano a galla e ne rendo partecipe Eleonora durante il tragitto.
Percorriamo la statale 45, che unisce Genova a Piacenza, strada fatta costruire da Napoleone e subito sono affascinata dalla bellezza delle valli e dei paesini dai campanili svettanti appoggiati sui fianchi e sulle sommità delle colline. Prati si alternano a boschi scoscesi che si tuffano nella Trebbia, in un’esplosione di colori così luminosi e intensi da sembrare di essere in un quadro vivente. Eleonora continuava a ripete: “Sono i benefici della mancanza di aree industriali. La natura incontaminata respira. Intanto Eleonora mi da alcune indicazioni sulla Riserva: “Per quasi quattro Km le acque della Trebbia sono la Riserva di pesca più frequentata della Liguria e anche la più amata dagli appassionati.
E’ composta di alcuni tratti: Zona “Mosca Trofeo”, in cui si può pescare solo a mosca con coda di topo. Gli ami, massimo due mosche artificiali, devono essere privi di ardiglione. Il pescatore può trattenere, a sua scelta, un capo di lunghezza pari o superiore a 40 cm. di trota iridea.
L’altra è la Zona “Cattura”, nelle vicinanze di Gorreto, in cui il pescatore può pescare con tutte le tecniche tra cui lo Spinning. E’ consentito trattenere cinque salmonidi. Sono presenti salmerini, fario, iridee normali e/o salmonate.
La Zona “Artificiali”: è un tratto dedicato esclusivamente alla pesca con la mosca e/o spinning con amo singolo privo di ardiglione. Non è consentito trattenere alcuna specie ittica ed è consigliato l’uso del guadino.
A monte delle tre zone turistiche, in località Due Ponti, è stata istituita la Zona NO-Kill dove si può pescare a spinning, o mosca con ami singoli senza ardiglione. Il tratto è popolato in prevalenza da trote fario autoctone”.
Ammetto che faccio fatica a seguire le descrizione tecnica di Eleonora ma nell’ascolto sento che la Riserva gode di ottima organizzazione.
“Voglio che tu veda questo luogo dove la bellezza naturalistica si unisce all’ambiente incontaminato. I paesi un tempo teatro di vicissitudini storiche importanti ora quasi spopolati, lentamente, stanno rinascendo grazie alla valorizzazione del territorio e del bellissimo fiume Trebbia con una Riserva di pesca gestita in maniera oculata e profonda capacità imprenditoriale, passione e determinazione. E’ un percorso che richiede collaborazione tra diversi enti, passione e la sensibilità di vedere oltre.
E’ una storia di rinascita simile a Isola Santa di Careggine, a Lucca, che abbiamo visitato quest’estate.
Alle 12.30, in perfetto orario arriviamo all’hotel Miramonti, sembra il posto perfetto per rilassarmi e per Eleonora il luogo perfetto per la pesca in acqua dolce. Tante moto sono parcheggiate davanti all’hotel.
Alla reception noto un piccolo angolo dedicato ai prodotti enogastronomici locali: marmellate, funghi secchi e sottolio, biscotti, castagne e miele. Sono prodotti con il marchio Funghi Alta Val Trebbia, di Giovanni Isola di Loco di Rovegno. So già che alla partenza alcuni prodotti mi seguiranno. Un signore sta lasciando l’hotel con tre cassette di mele sottobraccio: sono varietà autoctone che invogliano all’acquisto. Ne pregusto alla sola vista, torte, strudel e mele mordicchiate con la buccia. Anche qualche cassetta verrà a casa con me.
In un’altro spazio è adibito un fishing corner: gli appassionati possono reperire tutto l’occorrente per vivere al meglio la loro passione. Alcune mosche attirano la mia attenzione: sono talmente raffinate da sembrare gioielli di alto artigianato.
I proprietari ci accolgono con gentilezza e ci sentiamo subito in famiglia.
L’hotel è abilitato al rilascio dei permessi di pesca nella Riserva. Eleonora acquista subito il suo permesso rilasciato dal guardiapesca Pietro Lucchini.
La camera è molto luminosa, pulitissima, ben riscaldata e silenziosa. Le lenzuola sono perfettamente stirate e profumate. L’arredamento anni ‘70/’80 è essenziale. E’ la formula giusta per non distrarre e godersi un meritato relax. I vetri delle due finestre, brillano.
La mia Gigia si trova subito a suo agio a dormire nel suo cuscinone rosa comprato nuovo per l’occasione.
La nostra sala da pranzo è molto spaziosa con un caminetto centrale acceso e bei quadri alle pareti. Gli ospiti sono soprattutto pescatori e motociclisti uniti in piccole comitive e provengono da diverse città italiane. Non mancano alcune famiglie con bambini.
Il distanziamento viene osservato scrupolosamente.
La cucina è genuina e deliziosa. Valorizza i prodotti del territorio, selezionando ingredienti di ottima qualità. I piatti sono così ottimi, gustosi e abbondanti. La carta offre un ampia scelta di primi, secondi e dolci. Piatti a base di funghi, tartufo, tagliatelle fatte in casa, ravioli e gnocchi anche di barbabietola rossa, sughi di cinghiale, anatra. Sono presenti anche le trote cucinate in diverse varianti. Ottimi vini possono accompagnare le pietanze. Alcuni motociclisti veneti, vicino al nostro tavolo, stanno commentando il loro viaggio mentre le pizze gli fungono da antipasto. Il servizio è veloce e preciso. Il piatto viene posto con garbo e presentando gli ingredienti.
Non so per strano ragionamento o per quale associazione di idee ma quei piatti mi sembravano brani musicali: hanno armonia, leggerezza, equilibrio, originalità e poesia. Strana piacevole sensazione! Molto probabilmente i piatti riflettono dell’intesa che regna tra gestori, altro personale e cuochi.
La conversazione con Eleonora, passa dal resoconto del pomeriggio di pesca al parlar di cucina: “La cucina è un’anima del territorio: racconta della sua gente e delle loro fatiche, dei sacrifici e delle conquiste, delle passioni e dei viaggi, degli incontri che fanno crescere e cambiare. La cucina è cultura e tradizione e porta con sè la potenza del ricordo di un territorio quando lo lasciamo.
Sentiamo così alcuni pescatori di Torino affermare:” Questo luogo è in perfetto stile lodge di pesca anglosassone”.E’ una definizione pertinente.
Eleonora dopo il pranzo finalmente va a pescare nella riserva, io e Gigia vogliamo visitare il piccolo pese. Non ho avuto il tempo di leggere nulla su Gorreto, quel che conosco l’ho ricavato dai racconti di Eleonora.
Con me la macchina fotografica nuova: oggi la proverò. Speriamo bene, non ho avuto il tempo di leggere le istruzioni.
Poche case, la parte più antica del paese si apre davanti ad una costruzione che ha le sembianze di un Palazzo importante. Mi avvicino al Palazzo , leggo la segnaletica. E’ Palazzo Centurione di Gorreto, antichissima famiglia nobiliare genovese, risalente al XVII secolo. La facciata è a strisce bianche e nere, in perfetto stile ligure. Era un “ palazzo di giustizia” negli anni del Capitanati del Popolo, vi veniva amministrata la legge e pertanto era dotato di una guarnigione militare. Cosa interessante era la presenza di altre attività al suo interno: una cartiera grazie alla presenza del vicino corso d’acqua, una conceria, una falegnameria, una fornace per la calce e i mattoni e un pastificio.
L’attività più importante era quella della zecca: esso per molto tempo, fu l’unico edificio della Val Trebbia in cui veniva battuta la moneta.
Il Palazzo sorge sull’antico tracciato del “Caminus Janue” la strada che da Genova, attraverso lo snodo della Scoffera, portava a Piacenza.
Mentre sono impegnata in alcune inquadrature, una signora si ferma a fare una carezza a Gigia. E’ una signora avanti negli anni, è molto gentile e come me ha voglia di chiacchierare, così colgo l’occasione carpire altre informazioni che non mancano ad arrivare: “E’ stato abitato dalla famiglia Centurione fino al XIX secolo. In tempo di guerra fu sede di un comando militare e poi di un distaccamento partigiano. In seguito passò ad un ente religioso che lo utilizzò fino agli anni Sessanta. Ed ora, eccolo qui, come un anziano abbandonato a se stesso.
La signora, si volta, guarda il Palazzo, si ferma come a cercare le informazioni e poi riprende: “Qualche anno fa il Sindaco, Sergio Capelli invitò l’erede che vive a Lucca per presentagli un progetto di recupero. Sembra che se ne stia occupando anche l’Università di Genova. Avrebbero pensato di realizzare al primo piano un centro studi gestito dalla facoltà di Scienze Naturali. Mi sembra una buona idea perché il nostro Comune è compreso tra il Parco Naturale dell’Antola e quello Fluviale del Trebbia.
Al piano superiore invece dovrebbe aprirsi una struttura ricettiva.
Ringrazio la signora e giro intorno al Palazzo, dove da alcune inferiate, posso scrutare l’interno, vedo affreschi, scale e stanze. Un fico sta crescendo attaccato alla grondaia. Mi impressiona quel degrado. Provo pietà per il vetusto orgoglioso palazzo dalla centrale torre merlata.
Alla destra del Palazzo si trova la bella chiesa parrocchiale di Santa Caterina,risalente al 1630. E’ preceduta da un sagrato poco profondo lastricato in sasso. Sull’architrave dell’elegante portale è posta una bella statua in pietra raffigurante la Beata Vergine con Bambino. Alcuni documenti attestano che S.Caterina da Siena fu ospite, durante il suo viaggio di ritorno da Avignone, a Genova, della nobile Orietta Centurione Scotto. I Centurione consideravano la Santa la loro protettrice per cui vollero dedicargli la chiesa.
Tra la chiesa e in angolo vicino al Palazzo, nel verde degli arbusti è presente una suggestiva roccaglia che rappresenta la Madonna di Lourdes,con tanto di acqua zampillante. E’ molto simile ad altre roccaglie che ho incontrato nelle lunghe escursioni in Val di Vara.
Del ristorante “Attilio” chiuso circa vent’anni fa resta solo l’insegna. Giro tra le poche vie del paese molto curato: una coppia di innamorati passeggia mano nella mano, un signore sta mettendo in casa la legna da ardere, mentre una decina di gatti lo scrutano sornioni.
Il parco pubblico è molto ben tenuto, dotato di diversi giochi in legno per bambini, all’ombreggiati di alcuni grandi platini. Due monumenti ai caduti: uno della grande guerra l’altro per i caduti della Seconda guerra, innalzati in anni diversi, sono a memoria di quegli uomini e donne. Sulla facciata di recente B&B è rimasta l’insegna: “Fascio di combattimento di Gorreto”.
Mi avvicino al ponte, un altro parco, con campo da bocce, palco per l’orchestra e pista da ballo, il giallo delle chiome dei platani è impressionante. Alcuni pescatori sono impegnati nella pesca, l’acqua limpida del fiume mi invita a scendere con l’idea di altre fotografie. Un altro monumento ai caduti dell’ultima guerra, posto all’entrata del paese, di fronte al fiume, accoglie il visitatore.
Gigia è stanca, torno in albergo ma la sede del Comune mi attrae, con le sue bandiere sventolanti, E’ polifunzionale: magazzino e sede della Pro Loco, ufficio informazioni turistiche, sede comunale con sala del consiglio, biblioteca, Posta e ambulatorio medico e archivio comunale. Mentre lo sto fotografando, un anziano mi si avvicina: “Lei è foresta, vero? Siamo Liguri ma risentiamo della vicina Emilia. Siamo gente pratica, avvezzi a fare economia di soldi, tempo e fatica.” E riprende il suo cammino dopo un cenno del capo. Mi dispiace non aver potuto parlare più a pungo, con il suo bell’accento genovese avrei ascoltato con piacere aneddoti della comunità.
In tanti anni di viaggi non avevo ancora incontrato un centro polifunzionale così ben organizzato: dovevo incontrarlo a Gorreto!
Pensare che Gorreto è un paesino di circa 100 abitanti con una densità di popolazione di 0,7 abitanti per chilometro, prevalentemente avanti con gli anni.
Mentre attendo il rientro di mia figlia, rifletto sulle similitudini tra la mia terra, Calice al Cornoviglio e Gorreto: entrambi abbiamo subito il dominio dei Malaspina, signori della Lunigiana, successivamente dei Fieschi di Lavagna, poi siamo passati sotto la Repubblica di Genova e nel XIII secolo, fummo governati dai Doria, nel 1815, far parte del Regno dei Savoia.
Eleonora rientra dalla pesca più che contenta. Si è trattenuta per godere de Le Coup Du Soir , quel momento magico in cui il sole incomincia a scendere dietro le montagne e ha inizio la schiusa degli insetti che invitano trote ed altri pesci a salire a galla per cacciare coloro che cadono o si appoggiano sul pelo dell’acqua, regalando bellezza d salti ed evoluzioni. “Mamma, le trote hanno iniziato a bollare, regalandoci uno spettacolo unico, scodavano come mai avevo visto. Ho fatto tante catture. L’ultima trota era stupenda, mi ha davvero emozionata.
Una cena squisita ci prepara ad affrontare il riposo. Domattina anch’io e Gigia andremo nella riserva come spettatrici.
Parcheggiamo nell’apposita area prospiciente l’entrata alla riserva. Sono equipaggiata per scendere lungo la riva del fiume Il corso del fiume è particolarmente suggestivo. Ne percorro un tratto, lontano dai pescatori, le acque cristalline svelano con nitidezza il fondale e la ricchezza di pesci. Il corso presenta raschi, buche e lame, acque veloci e cascatelle: una meraviglia. La luce è stupenda e mi diletto a fotografare. Mi siedo su un sasso e ascolto il canto vivo del fiume, respiro a pieni polmoni l’aria leggera e fresca. Non posso star ferma, devo portare a casa più ricordi possibili: mi addentro nel bosco, tra il canto di vari uccelli e fruscii vari e mi aspetto di scorgere un cerbiatto. C’è poesia in quello spazio.
Per i pescatori questo tratto di fiume è un paradiso per me, semplice turista è un paradiso di bellezza e di gratitudine. Gigia si mette ad abbaiare, forse è meglio che mi avvini alla spiaggetta sabbiosa.
Dopo pranzo ci soffermiamo a parlare con Marco Imparato: direttore tecnico della riserva e Presidente FIPSAS Liguria: “Ogni anno giungono a Gorreto circa 5 mila pescasportivi. Arrivano da ogni parte d’Italia ma anche dalla Francia e dalla Svizzera. La salubrità dell’aria, le acque incontaminate, il silenzio, la bellezza genuina del luogo, la pescosità garantita dal periodico ripopolamento, i controlli da parte dei guardiapesca, l’ottima ricettività stanno conferendo al paese una nuova vocazione sportiva e turistica, diventando il volano per rinascita del paese tanto da far desiderare da venire a vivere in questa valle. Un lavoro cominciato nei primi anni del duemila e culminato con l’apertura della riserva nel 2006 con soddisfazioni al disopra delle più rosee previsioni.
I dintorni offrono percorsi naturalistici e tematici molto originali per i famigliari dei pescatori: a Fontanigorda, il”Bosco delle Fate” e a Loco di Rovegno “Il sentiero delle favole” un altro percorso naturalistico in cui le favole sono raccontate in italiano, inglese e genovese. Nel rientrare vi consiglio di passare a visitare il lago del Brugneto, nell’Alta Val Trebbia.
Il periplo del lago è di circa 14 Km, attrezzato da aree per pranzo al sacco, il percorso è articolato da numerose insenature, e salite e discese. Il lago non è balneabile né navigabile. E’ un luogo stupendo dal punto di vista ambientale, prezioso ed interessante dal punto di vista naturalistico, ricco di varietà arboree, floreali, e faunistiche. E’ ottimo per la pesca del persico, della trota e per la pratica del carpfishing. Naturalmente per esercitare la pesca nel lago del Brugneto è necessario essere titolari di licenza di pesca e dell’obbligatorio tesserino segna catture regionale.
Pietro Lucchini integra le informazioni: “Il lago di Brugneto è un lago artificiale situato nel Parco Nazionale Regionale dell’Antola, nell’Alta Val Trebbia e si vanta di essere il lago più esteso della Liguria. E’ stato costruito nel 1959 dalla società municipale del gas e acqua di Genova, oggi IREN, per bloccare le acque del torrente Brugneto, affluente del fiume Trebbia: Costituisce la principale riserva idrica della Città metropolitana di Genova.
Partiamo con la certezza che ritorneremo appena possibile anche perché i proprietari Paolo Salomoni e Michela sono stati molto cordiali e ci hanno letteralmente coccolate. E poi ho desiderio di visitare tutti i luoghi consigliati.
Minaccia di piovere, il cielo è grigio ma decidiamo di cogliere l’occasione. Ci inerpichiamo per circa 16Km per una strada stretta costeggiata da maggiociondoli, faggi, si notano alpeggi lontani, altri alberi dal fogliame così intensamente dipinto dall’autunno.
Eleonora guida ed io vorrei catturare con l’obiettivo quel meraviglioso foliage oro e rame. Purtroppo la visibilità è scarsa, la nebbia limita la visuale, quando raggiungiamo il passo, le nubi sono basse e un branco di cavalli bradi ci fa fermare. La strada inizia a scendere in maniera decisa, fortunatamente non incontriamo auto sull’altro senso di marcia.
Quando riesco a scorgere tra le fronde degli alberi l’azzurro grigiastro del lago mi scappa un: “E’ bellissimo. Sembra uno smeraldo incastonato nella Val Trebbia, un paesaggio da fiaba ai piedi del monte Antola.
Giunti in fondo dobbiamo attraversare la diga. Ho una certa ansia ma indietro non si torna. Una volta al centro la vista è straordinaria: il bacino dall’azzurro mutevole del lago, dalla mia parte e da Eleonora, il vuoto sulla valle. Pochi attimi e ci fermiamo nel parcheggio in cui tanti altri visitatori stanno ammirando il lago. Gli occhi si riempiono della vista di un paesaggio che sa di misterioso, selvaggio e romantico al contempo, contornato da boschi tinti dai caldi dell’autunno e da ancora verdi prati incontaminati.
Una coppia con zaino, scarponcini sta rientrando dall’escursione intorno al lago e li sento dire: “ Al momento della costruzione il bacino ha immerso due piccoli borghi Frinti e Mulini di Brugneto, rispettivamente di quindici e due case. I residenti furono fatti sfollare prima di far brillare le abitazioni con le mine. Inoltre tra i boschi, un tempo prati da pascolo, sono ancora presenti qualche raro reperto di antica tradizione edificatoria come le case celtiche, dal tetto di paglia delimitate da due pareti di pietra disposte a gradoni.
Mi guardo intorno affascinata: il rigoglioso bosco è punteggiato da alcuni paesini che specchiano nelle acque del lago.
Rientriamo e siamo felici, felici per aver visto un paese che sta rinascendo, per aver conosciuto persone che hanno passione, che hanno un etica, che credono in quello che costruiscono nel rispetto della natura e dell’uomo e allora non posso non ripensare al commento dello scrittore Premio Nobel Ernest Hemingway, che ha visto la Val Trebbia nel 1945, durante la guerra, come corrispondente al seguito dell’esercito di liberazione e l’ha valutata come “la valle più bella al mondo”.

Daniela Scattina
 

 

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