Fontanigorda - Il mulino del principe, quale destino? PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Marco Gallione   
Giovedì 05 Giugno 2008 01:00
A metà strada fra Fontanigorda e Casanova, precisamente a Canfernasca, s'incontra una costruzione in pietra viva con una grande ruota e un ponte medievale che un tempo formavano un tutt'uno con il castello malaspiniano. Sul fianco meridionale si estende un ampio prato soleggiato, mentre a ponente e a settentrione un bosco ombroso incornicia l'antica costruzione. Di questo mulino, chiamato "Molino del Principe " o "Molino di Pescia " o "Molino Giuanantinna", a seconda delle epoche, si ha una prima menzione nell'atto di vendita dei " Molini di Casanova " da parte dei Marchesi Masino e Batino Malaspina alla "Camera principesca dei Doria" di Genova che riporta la data del 15 febbraio 1622.
Da quel momento, il mulino, predisposto per la macina delle castagne, grano e granoturco, nei testi dell'archivio parrocchiale di Casanova è citato come proprietà dei Doria. Il 26 giugno del 1763 è menzionato nel rendiconto di un'assemblea di popolo, tenuta in Montebruno, per capire le motivazioni degli abitanti di Fontanigorda che volevano separarsi dalla parrocchia di Casanova per la difficoltà del guado sul Pescia. Il molinaro Gio Batta spiegava che il Torrente Pescia, tra Casanova e Fontanigorda è "molto copioso d'acqua sia in autunno sia in inverno...Ognuno resta molto impossibilitato a passarlo, non essendovi alcun ponte..." Fontanigorda ebbe la sua Parrocchia e gli abitanti dei due paesi, nei secoli che seguirono, costruirono più d'una palizzata in nome del proprio campanile.
Casanova si accaparrò boschi e pascoli, Fontanigorda ebbe la sua rivincita monopolizzando le sorgenti d'acqua che ancora oggi ne fanno un luogo unico con le sue quindici fontane fresche e chiare.
Uniti dallo stesso destino, conobbero uno straordinario sviluppo nel secondo dopoguerra con una clamorosa espansione dell'attività edilizia, e un altrettanto repentino declino in questi ultimi vent'anni. Oggi, falcidiati della migliore gioventù, sopravvivono grazie alle pensioni Inps e agli affitti delle seconde case. Tuttavia, per l'indiscutibile bellezza dei luoghi e del clima estivo, arranca, ma resiste, il turismo. Trasformato in parco, il nostro mulino, fino a qualche anno fa era uno dei tanti luoghi sorprendenti che s' incontrano da queste parti. Arredato in modo semplice da panchine e tavoli di legno, con l'erba sempre verde e corta, sole e ombra, acque chiare e scroscianti, restò per molti anni uno dei luoghi più frequentati da famiglie e bambini. Un giorno poi, gli ultimi proprietari, vecchi e stanchi, decisero che era venuto il momento di andare in pensione. Da allora, di una delle tante meraviglie della mia infanzia non è rimasto che un ricordo dolce e triste. Un tempo, sulla strada per Casanova, s'incontravano gruppi di signore con i loro ombrelli da sole insieme a bambini vocianti, in un miscuglio di parole e colori che rendeva allegra la giornata.
Il mulino, dal canto suo, era proprio un piacevole salotto all'aria aperta. I villeggianti dei due paesi facevano cappannelli, partite a carte o gare di bocce. Oggi i due chilometri che separano Fontanigorda da Casanova, sono una pista per automobili e davvero nessuno desidera fare una passeggiata fino al mulino o al lago scuro, alta straordinaria bellezza naturale per sempre perduta. Ma come è stato possibile cartellare il lago della Dama di Artu? Sì, perché nella fantasia di coloro che il lago l'hanno visto, era proprio quell'immagine a prendere forma e, confesso, che nella mia memoria c'è ancora una spada che galleggia sulle nere acque.
Rassegnata all'idea di aver consegnato al passato una delle immagini più suggestive della nostra valle, mi piacerebbe, almeno, che il Mulino del Principe potesse rinascere a una nuova vita. Quando qualcuno avrebbe voluto renderlo a movimento elettrico, la gente del posto insieme ai proprietari riuscì a farne rispettare l'antica identità e, il mulino, inteso come patrimonio culturale di tutti, restò ad acqua. La volontà popolare e il privato si unirono a salvaguardia della storia comune e come allora, penso, il Mulino potrebbe riappropriarsi di un ruolo che, nei secoli, non è mai venuto meno: costringere gli abitanti dei due paesi al dialogo e alla condivisione malgrado le dure cervici e il vano, inutile, obsoleto,orgoglio campanilista.
Quale veto vorrà impedire la realizzazione di un progetto comune? Mi parrebbe una buona idea che, insieme, Rovegno e Fontanigorda decidessero l'acquisizione della proprietà e trasformassero il Mulino in una struttura culturale e turistica insieme, accogliendo ad esempio un museo etnico, divertimenti infantili, ed altre attività ricreative. Senza dimenticare che, al Mulino, si arriva da una mulattiera che scende da Canfernasca e scavalca il Pescia sul ponte medievale fatto costruire dal principe Gio Andrea I Doria a partire dal 1596. Il ponte, già gravemente danneggiato da una piena del Pescia a metà del XIX secolo, avrebbe necessità di interventi di rinforzo e restauro, prima che un'altra piena lo distrugga definitivamente e si porti via per sempre un altro straordinario tassello della nostra storia.

Marina Biggi

(Questo articolo è stato tratto dal N° 21 del 05/06/08 del settimanale "La Trebbia")
 

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