Fontanigorda, un piccolo eden fra monti e fresche acque PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Marina Biggi   
Giovedì 22 Novembre 2007 00:00
Ad agosto, quando le ore della canicola rendono vuota e silenziosa ogni contrada, nel mio paese si può uscire da casa e fare una piacevole passeggiata. Dall'alto del conoide su cui siede Fontanigorda, una mulattiera scende giù attraverso i boschi finché incontra il Pescia, torrente per antonomasia nell'antico linguaggio longobardo.
Affretto i miei passi e riaffiora alla mente, più nitido che mai, il ricordo della mia mamma dolcissima, che accompagnavo nei campi quand' ero bambina. Non cessava mai di ammaestrarmi nella conoscenza dei luoghi e delle piante. Quelle da frutto e quelle officinali che, allora, raccoglieva e conservava: il tarassaco, meglio conosciuto come dente di cane, diuretico e depurativo, la piantaggine utile per sciogliere il catarro, il frassino per i reumatismi, l'ortica per rinforzare i capelli, il tiglio per l'emicrania e la tensione nervosa. Non vi era una sola pianta o erba di cui non conoscesse il nome e le proprietà.
Il bosco si faceva, per me bambina, enciclopedia naturalistica e porto sicuro per stemperare le ansie dei miei primi anni di scuola.
Dall'ombrosa frescura si raggiunge un piccolo ponte, e da lì, aperto sulla valle, un ampio prato proprio ai piedi dei monti. Una volta, il mio babbo e il cugino Tinin ne facevano un luogo ameno e ordinato. Con l'erba sempre verde e corta come le valli delle Alpi Svizzere. Oggi questo fazzoletto di Paradiso è invaso dall'erba secca e gli arbusti crescono ovunque.
A Fontanigorda sono ormai più d'uno i campi abbandonati e il bosco ha sostituito i pascoli quasi dappertutto. Sarà la benevolenza della Vergine o, la bellezza che, come l'amore, non ha confini, ma la magia di questi luoghi si rinnova e ispira ancora meraviglia: ecco una radura, un fiore raro, le doppie cascate di un torrente, una nuda roccia che, nelle sue pieghe, ci svela la legenda della Terra. Contemplo estasiata il mistero di quest'Eden montano e mi chiedo se l'uomo, creatura cui è dato il dominio di ogni cosa, non possa o debba disporre di tanta abbondanza. Mi tornano alla mente le lunghe gite ai parchi naturali, curati e ordinati dove porto i miei bambini e, che altre migliaia di bambini, con le loro insegnanti, visitano ogni anno.
Penso ai ragazzi che amano la fatica dello sport e mi sembra che il Pescia sarebbe proprio adatto per scarpinate, chiodi e corde. E il Pan di Zucchero quale miglior destinazione se non una pista per mountain byke? Tutto il territorio compreso tra Fontanigorda e il Cerreto, non potrebbe accogliere un parco didattico a disposizione di scuole e famiglie? Auspicando un diretto coinvolgimento dell'università di Genova che potrebbe apportare un valido contributo scientifico e didascalico. Da quel che so, non vi è una sola zona adibita a campeggio estivo e davvero manca un ostello.
La Comunità Montana Alta Val Trebbia e la... Provincia di Genova, come enti di sviluppo, dovrebbero garantire il loro impegno per la costruzione di progetti che, sono certa, troverebbero il sostegno finanziario della Regione Liguria e della Comunità Europea. Soprattutto, mi rivolgo agli amministratori del mio comune, affinché si rendano disponibili ad elaborare idee e a promuovere una nuova cultura del territorio, più rispondente ad esigenze ambientali e turistiche. Una sola azienda agricola, se pur momento importante nella fragile economia montana, non è sufficiente a garantire quella cura indispensabile alla naturale vocazione di Fontanigorda che, ogni anno, permette ad anziani e bambini di rigenerarsi ed evitare il terribile caldo della macaia genovese.
Dopo la pubblicazione dell'articolo "Fontanigorda, mia bella....", alcuni dei miei amici hanno ritenuto offensive le mie parole sulla viabilità pedonale. Purtroppo, a distanza di un anno nulla è cambiato e, pur dispiaciuta, sono costretta a indicare, ancora una volta, la necessità di una maggiore sicurezza nelle vie del mio paese. Qualcuno che mugugni, che pungoli, che provochi, che indichi scelte diverse è pur necessario al buon funzionamento della democrazia, chiunque sieda al governo. L'apatia, la rassegnazione, intrecciate a un piacevole senso di grandezza, inevitabilmente conducono al ripiegamento sul passato, e non giovano alla fucina delle idee. Per questo mi rivolgo anche all'opposizione la cui funzione è davvero importante all'interno del consiglio comunale. Cingiamoli d'assedio, questi democratici, perché sul nostro paese è giusto investire e lottare fino in fondo affinché nulla sia perduto. La politica ha il dovere di guardare avanti, immaginando uno sfondo possibile dove incuneare attività produttive e realizzare una qualità della vita invidiabile. Agire come un volano e giocare un ruolo chiave creando indirizzi. Essere di stimolo ai giovani, affinché sappiano considerare soluzioni coraggiose e ardite.
Chi ha l'opportunità di recarsi in alto Adige, in Austria, in Germania o in Svizzera, può costatare di persona che le valli alpine non sono più belle della nostra, ma solo più curate. In Europa vi è una cultura politica del territorio che qui da noi è assente. Credo che in ciò stia l'essenza della questione: dobbiamo riappropriarci del patrimonio ricco di sapienza umanità che sino a qualche decennio addietro, ha permesso di conservare intatta la bellezza delle nostre montagne e ritrovare in noi l'amore per quella bellezza.

Marina Biggi

(Questo articolo è stato tratto dal N° 39 del 22/11/07 del settimanale "La Trebbia")
 

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