Fontanigorda, paese bello e impossibile PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Il Secolo XIX   
Martedì 31 Marzo 2009 00:00

C'è il Bosco delle Fate (che dav­vero merita il nome che gli hanno dato), c'è un'aria frizzante e pulitis­sima, c'è in estate e primavera un verde che abbaglia, c'è in inverno una vista mozzafiato tra la neve e gli alberi ingioiellati di brina, c'è l'eco delle liri­che di Caproni, che qui trovò spunti bucolici indimenticabili. Ma a Fonta­nigorda, piccolo prezioso gioiello ru­rale incastonato nell'Alta Val Treb­bia, rutto quanto fa spettacolo natura­listico non basta se mancano poi le co­modità. E quindi si spopola, il paese, e anche quei pochi (allo stato attuale, 300 anime, e piuttosto in là con gli anni) che resistono trovano sempre più diffìcile restare. «Il nostro è un paese bellissimo - spiega il sindaco Giuseppe Rivanera, al suo primo mandato, che non si ri­presenterà alle elezioni comunali del 6 e 7 giugno - ma piuttosto isolato. Il primo problema è rappresentato dalla statale 45, che nel tratto che dal passo della Scoffera porta a Gorreto e al confine piacentino è in uno stato di­sastroso. Curve a gomito, tracciato vecchissimo, percorsi lunghissimi e tortuosi. E pensare che dal nostro paese al centro di Genova, a Brignole per intenderci, ci sono non più di 55 chilometri, ma per percorrerli in auto ci vuole un'ora e mezza quando va bene». Che fare, dunque? «Da fare ci sarebbe tantissimo - si spazientisce il sindaco - io veleggio per i settanta e da quando ho memoria sento parlare di rimodernare quel tratto di statale 45. Si potrebbero tagliare delle curve, realizzare delle gallerie, per diminu­ire i tempi di percorrenza; ci sono, a quanto ne so io, anche dei progetti già belli e pronti. Ma poi vengono fuori verdi, gialli o neri a contrastarli. E noi restiamo tagliati fuori».

Quindi, pendolarismo impossibile, viste le distanze e le strade non agevo­lissime. Ma ci sono tante altre cose che non facilitano la vita, qui. «Il guaio è che noi abbiamo gli obblighi dei grandi comuni, ma non le strutture -dice ancora Rivanera - Prendiamo le Poste: fino a pochi anni fa avevamo tre uffici postali, uno a Fontanigorda e altri due nelle frazioni più popolose. Ora ne è rimasto uno solo, che fun­ziona a giorni alterni. Anche lo spor­tello bancario è aperto tre volte alla settimana, pareva volessero toglierlo, per fortuna ci hanno ripensato». Il Comune fa quello che può, ma può poco, a causa della mancanza cronica di fondi, e punta moltissimo sulla sta­gione estiva e sul relativo incremento del turismo. «Ma anche in questo caso - dice Rivanera - abbiamo dei bei pro­getti, come fare delle piste ciclabili, realizzare dei percorsi per il trekking, eccetera. Chiediamo finanziamenti, ma ci rispondono quasi sempre chie­dendoci a loro volta una comparteci­pazione finanziaria. Ma noi non siamo Rapallo o Santa Margherita, abbiamo possibilità estremamente inferiori». Morale della favola: il posto resta incantevole, viverci di­venta una sfida. Sempre più difficile.

Mara Queirolo

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 31/03/09)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Aprile 2009 05:39
 

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