Fontanigorda, una gita al Gifarco e ti imbatti in un Santo cavaliere PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Marina Biggi   
Giovedì 07 Settembre 2017 00:00

La spada nella roccia Da qualche anno, sulla cima del monte Gifarco che sovrasta Fontanigorda, è comparsa una grande spada piantata nella roccia che porta questa iscrizione.: "Qui giunse un Santo cavaliere di nome Galgano che vi lasciò questa spada". Potrebbe sembrare soltanto un'attrazione turistica se non fosse per le altre parole che lì sono state incise: "Affinché la pace di Cristo regni per sempre su tutta la terra" e per il fatto che San Galgano è davvero esistito. Conosciuto anche con il nome di Galgano Guidoni, nacque probabilmente a Chiusdino, in provincia di Siena nel 1148 in una famiglia della nobiltà locale e morì molto giovane, forse il 30 novembre nel 1181. La tradizione tramanda la vita di un giovane guerriero, che come molti cavalieri dell'epoca. dedicò la sua gioventù alla prevaricazione e alla dissolutezza. Come testimoniò la madre al processo di beatificazione, Galgano era un giovane violento, ma due visioni dell'arcangelo Michele lo condussero a una vita ascetica rivolta esclusivamente a Dio.
A Galgano fu riservato un singolare destino: ebbe infatti due visioni successive in cui l'Arcangelo Michele gli indicava il suo percorso di vita. Nella prima visione lo poneva sotto la sua protezione e nella seconda lo invitava a seguirlo. Attraverso un ponte e, oltrepassato un prato fiorito che emanava un intenso e soave profumo, raggiunsero Monte Siepi, dove in un edificio rotondo Galgano incontrò i dodici apostoli e vide il Creatore: fu quello il momento della sua conversione.
Una seconda volta il cavallo lo condusse a Monte Siepi nello stesso luogo dove aveva avuto la visione e non avendo legna per fare una croce ne fece una configgendo la sua spada nella roccia e trasformato il suo mantello in saio, lo indossò. Udì una voce dal cielo che lo invitava
a fermarsi in quel luogo, così iniziava la sua vita di eremita fatta di privazioni e sacrifici nella ritrovata fede e con la innegabile volontà di espiare i suoi peccati per poter accedere alle porte del paradiso. Racconta ancora la leggenda che incontrato il diavolo, lottò con fermezza contro di esso e lo sconfisse.
Morto nel novembre 1181, fu canonizzato dalla Chiesa Romana già nel 1185 a testimonianza della grande risonanza che ebbero, in Italia centrale, la sua conversione e i miracoli che ad essa seguirono.
Anche se i documenti contemporanei sono piuttosto scarsi, sono però certi gli edifici sacri a lui dedicati: la ritonda che costudisce la spada infissa nella roccia e l'abbazia, la cui grandiosità è segno dell'importanza e della diffusione del suo culto.
Ciò che oggi, attrae maggiormente di questo Santo. sono i rimandi a una cultura medievale che ha inglobato ed amalgamato tradizione letteraria celtica e cristiana.
Attraverso la creazione di quel mondo avventuroso e ricco di fascino che Chretien de Troy ha immortalato ed elevato ad altezze spirituali inaspettate. Il nome, così simile al più famoso Gauvain o Gowain, amico e maestro di Parceval, l'ingenuo protagonista della cerca del Santo Graal. L'edificio rotondo come la tavola dei cavalieri di re Artù, simbolo del mondo e della perfezione legata agli elementi del firmamento. La spada, che diventa croce di Cristo come quella di San Michele arcangelo afferrata e impugnata nella lama tagliente. Un mito letto sem­plicemente al contrario per affermare la potenza di Dio Signore della storia. L'uomo, il cavaliere, spogliato di ogni ricchezza e di ogni velleità, rinuncia per sempre al suo istinto ferino, infiggendo il simbolo stesso della forza e del potere all'interno di una roccia e, questa volta, per sempre. E' la coppa del sangue e del corpo di Cristo dal quale l'uomo attinge la grazie e realizza il piano divino.
Il cavaliere non combatterà più contro altri cavalieri, ma intraprenderà una lotta che, con la sola arma della preghiera lo porterà a conseguire la vittoria sul diavolo e a realizzare le grandi opere promesse dal suo Salvatore. Un mito moderno ed attuale, un eroe senza tempo. Galgano, nel suo vagabondare deve superare prove innumerevoli, ma queste, affrontate per amore, lo porteranno alla visione del messaggero divino che finalmente gli indicherà la strada, quella sicura, quella che porta a prati di fiori inebrianti e visioni celestiali di santi.
Nella speranza che la spada piantata nella roccia del monte Gifarco, sia davvero profezia di pace, ringrazio chi ha voluto il mio paese dentro alla storia di questo Santo. Precursore di quell'altro di nome Francesco, possa gettare una luce su quel mondo così misterioso, ricco di leggende e di arcani che appassiona tanto i nostri ragazzi e, in esso riconoscano la via indicata dall'angelo.

Marina Biggi

(Articolo tratto dal N° 31 del 07/09/2017 del settimanale “La Trebbia”) (Fotografia di Francesco Favalesi)

 

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