Grotta tettonica scoperta a Fontanigorda, si tratta di pozzo artesiano? PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Marina Biggi   
Giovedì 27 Febbraio 2014 00:00

Nel 2007 un gruppo di speleologi dell'associazione Martel-Scribaldone hanno scoperto, sulle alture di Fontanigorda, in una zona piuttosto impervia, una grotta tettonica di notevoli dimensioni. Comprensiva di due ambienti, rispettivamente di 50 e 70 metri di estensione, dall'ispezione è emerso che le cavità occupate dalla grotta scendono sotto il livello terrestre per 15 metri e sono formate da saloni costituiti da grandi massi di crollo. Sulla volta si trovano varie fratture comunicanti con l'esterno.
Da un punto di vista speleologico le grotte tettoniche non risultano particolarmente importanti, in quanto sono piccole, spesso instabili e quindi pericolose. Rappresentano piuttosto un centro d'interesse geologico, in quanto traggono la loro origine da dislocazioni, ossia da spostamenti di masse rocciose, orizzontali e verticali lungo le fratture che compaiono nelle deformazioni prodotte dai corrugamenti, cioè dai piegamenti degli strati geologici in conseguenza di movimenti tettonici. Questa grotta potrebbe gettare nuova luce sulla formazione rocciosa delle nostre montagne che non presentano importanti stratificazioni (come il Lesima ad esempio), ma appaiono alla vista come grandi blocchi di materiale conglomerato prodotto da processi metamorfici.
La presenza dell'acqua, inoltre, incuriosisce e rende più interessante la ricerca. Potrebbe trattarsi di una falda freatica, ossia un deposito d'acqua sotterraneo, formatosi per la presenza di roccia impermeabile: l'acqua si può muovere nel terreno per capillarità o attraverso fessure e fratture, scendere a varie profondità sino ad incontrare una superficie impermeabile. L'acqua presente nelle rocce o nei sedimenti non è quasi mai completamente ferma, ma si sposta ad opera della gravità e della permeabilità, se pur lentamente. Quando lo strato permeabile saturo, dove la pressione dell'acqua supera la pressione atmosferica, è limitato da due strati impermeabili posti uno sopra (al tetto della falda) e uno sotto (al letto della falda) si parla di falda acquifera in pressione e quando le acque sono sottoposte a pressione (falda artesiana) e potranno zampillare spontaneamente in presenza di pozzi, i pozzi così creati sono chiamati pozzi artesiani. Non vi è necessità di estrarla con tramite pompe perché l'acqua all'interno della falda è effettivamente sottoposta a una certa pressione grazie alla quale può risalire spontaneamente all'interno di un foro scavato nel terreno. La falda è dunque una raccolta d'acqua tra le pieghe della terra; quando si libera e forma un pozzo diventa freatica dal greco frear=pozzo.
Nella falda in pressione la zona di ricarica può trovarsi anche molto distante dalla falda stessa e così anche per la falda della nostra grotta.
Nel 1928 un geologo americano, Meinzer, scrisse un articolo, in cui spiegò che le falde artesiane si dilatano e si contraggono al crescere e al diminuire della pressione dell'acqua in essa racchiusa come fanno i polmoni di un essere vivente e dunque l'acqua contenuta in una falda non perde mai completamente la pressione, anche se dovesse viaggiare per chilometri e chilometri.
Per accedere alla grotta, di cui è comunque sconsigliata la visita per pericolo di crolli, è necessario passare da Fontanigorda e percorrere la strada che dal Bosco delle Fate porta alle Lungaie. Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, al sito di Open-Speleo si possono trovare ulteriori informazioni.

Grotta di Fontanigorda

Marina Biggi

(Articolo tratto dal N° 9 del 27/02/2014 del settimanale “La Trebbia”)

 

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