Boston chiama, Fontanigorda risponde PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da Marina Biggi   
Giovedì 02 Gennaio 2014 00:00

Panificio Berti

Metti un giorno di dicembre, all'approssimarsi del Natale, una giovane signora americana passeggia per le vie del centro di Genova: persa tra la folla pare rapita dai colori e dagli odori che riportano la mente a tempi antichi. Entra in una pasticceria quasi senza accorgersene e, con la calma che contraddistingue gli americani in vacanza, osserva le golosità esposte in bella vista. Tutto l'attrae: pasticcini, cannoli, paste, bignè, ma ciò che desidera più di ogni altra cosa è poter spezzare un dolce tipico insieme agli amici della sua città; un dolce che possa resistere all'attraversata oceanica. Cosa portare se non un ricco e sodo pandolce Genovese tempestato di noci, uvetta e fichi?
Ciò che accadde in quel dicembre 2009 ha davvero il sapore di una favola, ma per nostra fortuna, ci sono favole che diventano realtà. Fu così che un anno dopo, il cuoco di uno dei più celebri negozi di Boston il "Formaggio kitchen", -l'unico che spiaccicasse qualche parola di italiano, - mi suggerisce la signora Stefania, oggi titolare dell'antico panificio Berti di Fontanigorda, compose un numero di telefono. " Sul nostro bollino c'è anche il mio numero di cellulare, pensa, l'hanno conservato per un intero anno e, a settembre, mi hanno chiamata per ordinarmi un centinaio di panettoni. All'inizio non è stato semplice perché abbiamo dovuto aspettare che l'agenzia nazionale americana per la salute, la Drug and food administration, eseguisse i controlli sanitari su tutti i nostri prodotti e non ti nascondo che le verifiche sono severissime. Da quando abbiamo ricevuto il codice d'esportazione, il nostro lasciapassare per gli Stati Uniti, gli ordini dei panettoni sono raddoppiati e abbiamo aggiunto anche canestrelli e biscotti secchi". Basterebbe ciò a suggellare un successo che da anni accompagna lo storico marchio, ma la favola non finisce: il "Wall Street Journal" forse la maggiore testata statunitense di economia e finanza (2 milioni di copie vendute al giorno), ogni anno redige una guida alle strenne natalizie per i suoi lettori, pubblicata su internet e come supplemento al giornale.
Quest'anno tra i 50 prodotti consigliati per manager e risparmiatori facoltosi figura anche il pandolce di Casa Berti. " E una soddisfazione che ci ripaga di tanti sacrifici e di tante difficoltà incontrate per lavorare in un paese che ti chiede di pagare le tasse ancor prima di aver realizzato qualche guadagno". La signora Stefania ha grande forza di carattere e spirito di sacrificio, ma soprattutto due gioielli meravigliosi che sono i suoi figli. Questi ragazzi, fin da bambini sono stati d'aiuto alla mamma in negozio o al papà nel forno e oggi possono esseri veramente fieri di avere avuto una famiglia che li ha educati allo studio senza disdegnare il lavoro, quello manuale, quello che più di ogni altra cosa affina l'intelligenza, la creatività, la fantasia.
La storia di questo panificio comincia nel 1896, quando Ferretti luigi, bisnonno di Stefania, decise di intraprendere un'avventura commerciale: la creazione di un pastificio artigianale. Con il tempo figli e nipoti si sono susseguiti incrementando l'attività commerciale, creando un loro punto vendita a Fontanigorda con un forno fisso per la panificazione.
Il lavoro continua durante la seconda guerra mondiale e nel primo dopoguerra fino al 1988, quando Stefania e suo marito Marcello rilevano l'azienda di famiglia, scrivendo un nuovo capitolo di questa storia targata "Berti".
Da quel lontano 1896 sono ormai passati più di cento anni, durante i quali l'attività si è evoluta percorrendo sentieri moderni e tecnologici, ma senza perdere di vista le proprie origini e custodendo gelosamente le tradizioni. Un'opzione sulla qualità che ha portato il marchio ad ottenere un successo inaspettato e che rende un intero paese orgoglioso della sua gente, determinata, instancabile, capace di voli straordinari. Oggi è tutta la montagna a gioire e ad avere nuova speranza. I disastri provocati da banche, politica e burocrazia non fermano la provvidenza. La promozione umana, oggi come al tempo dei monaci che a Fontanigorda praticavano l'allevamento ittico, si costruisce attraverso costanza e impegno, valori che possono realizzare grandi progetti anche in Valtrebbia.
Da parte mia un grazie e l'augurio che tutto ciò possa rappresentare solo l'inizio di un lungo e luminoso cammino.

Marina Biggi

(Articolo tratto dal N° 1 del 02/01/2014 del settimanale “La Trebbia”)

 

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