Vallescura. Viva gli sposi, oggi come allora PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Fontanigorda
Scritto da La Trebbia   
Giovedì 06 Gennaio 2011 00:00

Quando ci sediamo attorno al tavolo nella grande cucina, scenario di tante partite di briscola, di tante cene e pranzi insieme, vi immaginiamo coi vostri visi e modi di bambini, ci commuoviamo un po' a pensare alla vostra vita dura e ai molti traguardi che avete raggiunto con le vostre sole forze, con le vostre lotte, col vostro temperamento acceso e volitivo.

Guardiamo una foto un po' ingiallita dal tempo, di quelle in bianco e nero come si facevano tanti anni fa, i visi severi e composti, i vestiti bianchi di due spose emozionate, Ernesta e Teresa, quelli scuri degli sposi, Giannino e Giorgio, due fratelli un'unica grande cerimonia. Pensiamo a come erano gioiosi e giovani quei visi, pur se maturati da un'infanzia difficile e appena usciti da una guerra lunga e terribile.

Vi seguiamo nei vostri racconti, vi vediamo sui pascoli d'estate, percorriamo con voi il sentiero per la scuola da Vallescura a Casoni, dalla Cardenosa a Brugnoni, affondando gli zoccoli nella neve, con un pezzo di legno sotto il braccio e le ginocchia arrossate, ricordiamo la paura di passare in un punto ghiacciato che faceva inginocchiare la 'Nesta e piangere un po' per farsi coraggio, ci sediamo con Giannino, Giorgio, e Teresa nei banchi in fondo in fondo all'aula di Casoni, gli unici posti liberi per i bambini delle altre frazioni, che arrivavano più tardi e faticavano ad asciugarsi perché il fuoco della stufa era lontano, più vicino alla maestra.

Con voi ci raduniamo in una cucina fumosa per il rosario della sera, recitato in un incomprensibile tentativo di latino prima della veglia, vi guardiamo di sottecchi, trattenendo il respiro e gonfiando le guance, per non ridere di una cosa buffa e rischiare qualche  scappellotto.  Ci sediamo poi accanto al lume fioco della lampada a petrolio, stringendo gli occhi per concentrarci sugli ultimi compiti e poi, come voi, facciamo cerchio attorno a qualche ava per farci affascinare dai suoi racconti di uomini e donne antiche e di  lupi, racconti a volte spaventosi; quando ricorda gli uomini cavi, le processioni silenziose, l'ombra di  Liunzu",  la "Sbrazzera", "Caterina della  Puzza"  ci rannicchiamo con voi l'uno accanto all'altro  intimoriti eppure  curiosi  di   sentire ancora una volta le storie che conosciamo già così bene. Siamo sempre un po' stupiti quando ci inerpichiamo con voi, ancora così piccoli, sui vostri monti, e immaginiamo Giannino e Giorgio,  con  i calzoni corti e i calzettoni, Ernesta e Teresa con le loro gonnelline, vestiti ereditati e un po' arrangiati per bambini tolti troppo presto dai giochi e mandati a sorvegliare le mucche o  impegnati   nei lavori   di   campagna  -   la semina, il taglio del fieno.

Certamente Giannino imparò molto dal papà Andrea, il più abile di tutta Vallescura a lavorare la terra dura e difficile. Da lui  senz'altro  apprese  la magia di trasformare zolle e pietrisco in orti e campi ricchi e colorati di verdure e grano; per lui fu una scuola lunga e difficile, cominciata da piccolo per durare nel tempo, e quella terra non la volle abbandonare finché fu possibile, finché potè fornire sostentamento alla sua famiglia. Da bambino vivace e un po' ribelle a ragazzo tenace e forte, una tenacia che lo ho portato a costruirsi una casa nel posto che ama, una forza che non è solo fisica, ma è volontà temprata dalla fatica di tanti anni. Giannino lo vediamo così, sulla pista degli animali selvatici dei suoi monti, impegnato in giochi pericolosi o in lavori pesanti e assolutamente senza paura. Un bambino sopra le righe, una vita sopra le righe. Giorgio, come molti altri bambini di Vallescura, dovette contribuire al bilancio familiare molto presto, andando a lavorare per altre famiglie, a volte lontano a volte più vicino a casa. Una scelta dura per i genitori, ma, si sa, era così un po' per tutti. Con i nostri orecchi moderni ascoltiamo con grande apprensione  il racconto di quando, sorpreso dalla pioggia, si rifugiò con la sua mandria, in uno dei tanti "cascinin" del monte.

Ci sembra di vederlo, rannicchiato su una pietra, per non bagnarsi i piedi nei rigagnoli che attraversavano il pavimento rudimentale, le spalle appoggiate al muro, che cede al sonno. Vorremmo svegliarlo perché si fa sera e le mucche se ne tornano a casa. Poi, improvvisamente, è notte fonda, buio pesto, si sveglia, magari scosso dal canto del gufo o per una folata di aria fredda, si guarda intorno stupito e si avvia verso casa, forse guidato dal chiarore della luna o dalla voce del papà che lo cerca preoccupato. Chissà se avrà avuto paura, dato che era solo un bambino? Chissà se avrà ricevuto sgridate o carezze? Non lo sappiamo. Sappiamo,   ma  solo  per una "fuga di notizie", che Giannino ed Ernesta si incontrarono al ballo di San Bartolomeo a Casoni, evento che riusciva a convogliare in Valtrebbia i giovani e non delle altre vallate; immaginiamo che Ernesta, con altri ragazzi della Cardenosa, arrivasse a piedi "passando il monte", con le scarpe della festa nascoste in una borsa per cambiarsi poco prima di arrivare sul ballo e che Giannino notasse questa ragazza fine, dai capelli neri e lucidi come la seta, e la invitasse a ballare.

Non sappiamo, perché di certe cose davvero la vostra naturale riservatezza vi impedisce di parlare, quando fu il momento in cui Giorgio venne incantato dagli occhi verdi e dai bei capelli di Teresa, che probabilmente lo colpì anche per la sua naturale vivacità, per il suo modo di ridere e scherzare; ne' sappiamo quando lei accettò di farsi corteggiare rinunciando agli altri pretendenti.

Il seguito è tutto un mistero, di cui nulla di più ci direte; possiamo rintracciare su qualche cartolina alcune frasi certamente poco romantiche, perché a quei tempi la privacy non era neanche immaginabile e nulla si poteva scrivere pensando che sfuggisse all'occhio attento dei genitori, o dei parenti, o dei vicini, o dell'unico postino, perché a quei tempi tutti conoscevano tutti. Nulla di più.

Molto di più in realtà. Pochi discorsi e tanto affetto, tanto amore in una vita comune di quelle destinate a durare, proprio come l'impegno che vi siete presi quel giorno, cinquant'anni fa, tutti e quattro insieme, "nella buona e nella cattiva sorte". Una lunga storia "normale", che diventa meravigliosamente eccezionale nel mondo di oggi, dove tutto va veloce e brucia in fretta, dove non ci si ferma ad assaporare la vera gioia degli affetti che durano.

Viva gli sposi, oggi come allora, ma oggi ancora di più.


I vostri cari di Vallescura e dintorni


(Articolo tratto dal N° 1 del 06/01/2011 del settimanale “La Trebbia”)

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Gennaio 2011 10:51
 

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