Federico e Silvia, gestori del Rifugio Parco Antola per amore della montagna PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Parco dell'Antola
Scritto da Repubblica   
Giovedì 31 Ottobre 2019 08:38

Federico e SilviaFacciamo un figlio, magari lassù

Rifugio Parco Antola (Liguria). Dalla cima della montagna, nelle giornate di sereno, si vede il Mar Ligure che scintilla al sole. Quando il tempo volge al brutto, la capanna rimane avvolta in una coltre di nubi che la isola dal mondo esremo. A 1460 m di quota, sulle montagne a cavallo fra Liguria e basso Piemonte, in un bell'edificio moderno costruito poco più di 10 anni fa sorge il Rifugio Parco Antola. A gestirlo Federico Ciprietti, 28 anni, e Silvia Cevasco. 26: giovani appassionati di montagna che ormai da più di 7 anni vivono fra i boschi di fàggi dell'Antola, il monte dei genovesi. Originari di Torriglia, sulla via del sale che anticamente portava dal capoluogo ligure nd cuore della pianura padana.
Federico e Silvia hanno deciso di dedicare la vita alla montagna e dopo quasi un decennio sembrano sempre più convinti della scelta. Per 6 mesi all'anno vivono in rifugio, accogliendo gli escursionisti della domenica e le tante scolaresche che durante la settimana si arrampicano dal fondovalle per imparare a distinguere i nomi delle piante e scrutare la foresta alla ricerca di un cervo o un cinghiale. Silvia cucina, serve ai tavoli, tiene i conti. Federico si occupa della manutenzione del rifugio, spacca la legna che serve a riscaldare la capanna, se occorre da una mano ai fornelli. Alla sera, servita la cena, se non c'è da fare si riuniscono nella sala comune con i dienti che hanno voglia di chiacchierare. «Io sono scout, vado in montagna da sempre. Sull'Antola ero di casa - racconta lui guardando i boschi dalla terrazza affacciata verso Genova - Dopo la maturità, 8 anni fa, mentre cercavo un lavoro scoprii che il Club Alpino italiano aveva bisogno di un gestore per il rifugio. Ho aspettato che anche Silvia finisse il liceo, ho fatto domanda: è andata bene e abbiamo iniziato la nuova vira in quota»- -E' tutta colpa sua - sorride lei guardando il marito - Mi ha convinta un weekend, 3 giorni, poi un mese, alla fine tutta la stagione. Da quando mi sono trasferita qui, sono passati più di 6 anni».
Per il primo anno Federico e Silvia hanno affiancato un altro ragazzo, che gli ha insegnato i rudimenti del mestiere Poi, quando la struttura non ha più avuto segreti, sono rimasti soli. Uno splendido isolamento durato anni 6 che si è rotto il 25 dicembre 2018, quando all'ospedale San Martino di Genova è nata Rosa.- «Dopo 18 giorni di vita era già in vetta», confessa orgoglioso Federico avvolgendo la figlia dentro una coperta di pile. Ora la piccola accoglie i turisti con i risolini e i gorgheggi di una bimba felice di 10 mesi, esplorando giorno dopo giorno il rifugio e i boschi che lo circondano. Rosa è la prima neonata ad abitare sul monte da oltre un secolo, come sottolinea compiaciuta la stampa locale. Il primo rifugio, inatti, venne costruito nel 1895 da un emigrato della valle di ritorno dagli Stati Uniti.
Saccheggiato dai nazisti che vi avevano individuato un covo di partigiani, il rifugio risorse dopo la guerra e chiuse definitivamente i battenti nel 1979. Nel 2007 venne inaugurata la nuova struttura, voluta dal Club Alpino e dal Parco dell'Antola. Oggi il rifugio è il regno di Federico e Silvia. La loro è stata, una scelta radicale, dettata da un amore viscerale per la montagna ma vissuta con serenità e senza voler "lasciare il mondo fuori". Certo, Federico ammette che «il bello di questo mestiere sono i clienti, tutti uniti dalla stessa passione per l'alta quota: lavorare qui è un po' come uscire con gli amici. «E tutta questione di organizzazione - gli fa eco Silvia - Non posso negare che portare le bombole del gas e la spesa per un'ora lungo una mulattiera sia faticoso, ma la tranquillità che di cui godiamo a fine giornata non ha prezzo. Anche al termine della stagione, dopo tante giornate pesanti, se siamo stanchi ci basta aprire la porta e abbiamo un parco».
E se durante i fine settimana le terrazze del rifugio sono assediate da legioni di escursionisti all'assalto dei sentieri, dal lunedi al venerdì può capitare di rimanere solo in tre. O addirittura, com'è successo, di vedere la capanna circondata da decine di daini, che di notte temono di finire preda dei lupi e vengono a cercare protezione davanti alle case degli uomini. Un mondo che pare uscito da una fiaba, in cui ci si può trovare a proprio agio a trent'anni come a uno. Rosa per il momento sembra godersi la meritata popolarità: è la beniamina dei clienti, a cui sorride senza risparmiarsi, e conosce già moltissimi camminatori. Dopo la pappa si dedica curiosa a osservare i volti accaldati degli escursionisti, indicando contenta i tanti cani di città, eccitati dal,le corse libere nei prati. «Qualcuno ci chiede se non temiamo di isolarla - accenna la mamma - Ma la verità e che non c'è molta differenza fra la vita qui e la vita in uno dei tanti villaggi sperduti alle pendici della montagna, come quello dove sono cresciuta». Fino a che la piccola non avrà l'età per andare alle elementari la famiglia continuerà a vivere in rifugio per 6 mesi all'anno. Nel frattempo il papà segue un corso per diventare accompagnatore in montagna e la mamma sogna di avviare un programma di escursioni a cavallo, altra sua grande passione. Per decidere cosa fare quando la bimba sarà ancora più grande, e magari vorrà incontrare le amiche per fare merenda o giocare con le bambole, c'è tempo. Per ora Rosa è piccola, anche se già detiene un curioso primato: è stata la prima persona battezzata sull'Antola, nella cappellina del Sacro Cuore a pochi metri dalla cima. Il rito e stato celebrato durante la festa di San Pietro a giugno, fra centinaia di persone salite con le fiaccole in vetta. Una piccola folla che ogni anno torna a far vivere con Federico, Silvia e Rosa, un angolo di mondo che sembrava abbandonato.

Giovanni Masini

(Articolo tratto dal supplemento D di Repubblica del 26/10/2019)

Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Ottobre 2019 08:53
 

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