Droni: divieto di volo in Parchi e Riserve Naturali PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Parco dell'Antola
Scritto da Enrico Bottino   
Mercoledì 10 Luglio 2019 05:29
Drone È una follia collettiva quella che si legge su social network, un turbine di opinioni, commenti, certezze e dubbi che rende il mondo dei droni sempre più aggrovigliato. Seppure l’Ente Nazionale Aviazione Civile dirami periodicamente aggiornamenti, per i professionisti e gli appassionati di riprese video amatoriali non è semplice districarsi a livello normativo in questa torre di Babele.
La soluzione più semplice per avere delle risposte è andare sul sito dell’Ente Nazionale Aviazione Civile, però la capacità di espressione, il linguaggio tecnico, le informazioni che servono per capire certe situazioni in certi ambiti non sono così scontate, insomma, è davvero labile il confine tra l’uso inappropriato del drone e la tranquillità di farlo volare sopra le nostre teste.

La prima regola è sempre la stessa: non prevaricare i diritti degli altri, siano essi uomini o, parlando di aree protette, animali! L’argomento droni ha un avvenire infinitamente lungo e mutevole, quindi se siete esperti di aeromobili e di aspetti legali e tecnici scriveteci così da aggiornare l’articolo cammin facendo.
Negli ultimi anni la diffusione dei droni e l’incremento esponenziale di nuove professionalità legate a questi apparecchi ha sollevato notevoli problematiche in tema di sicurezza dello spazio aereo e in materia di protezione dei dati personali quando si fanno riprese in spazi e luoghi comuni. L’inconfondibile ronzio udibile a decine di metri di distanza inizia a sentirsi anche in Natura, sempre più di frequente si vedono librarsi in volo droni nelle nostre aree protette.
La normativa nazionale non era sufficiente (tutte le aree naturali discendono dalla legge 394/1991 e sulla base di questa in tutte queste aree vige il divieto di sorvolo), è stato così necessario disciplinare il volo anche attraverso leggi regionali e/o provinciali ed infine attraverso i regolamenti degli enti che gestiscono le aree protette.

Però prima di entrare in merito al sorvolo di aeromobili e aeromodelli su Parchi e Riserve naturali facciamo chiarezza sui termini. È una distinzione non tanto legata alla differenza qualitativa dei velivoli, o dal loro sviluppo tecnologico, quanto alla finalità di utilizzo dei droni che ne determinano obblighi e condotte molto diversi.
L’aeromodello “inoffensivo” a pilotaggio remoto per scopi ricreativi e sportivi vola sotto il controllo visivo diretto (al massimo a 200 metri) e costante dell’aeromodellista. Se è sotto i 300 grammi di peso, con protezione alle eliche e una velocità inferiore ai 60 chilometri orari, lo si può far volare sopra i centri urbani e i parchi pubblici in essi contenuti (ad una altezza massima di 70 metri ), senza utilizzare eventuali automatismi di volo su percorsi fuori dalla vista del pilota; sincerandosi sempre di non essere nel raggio di 5 chilometri da un aeroporto e negli spazi aerei ATZ e CTR (tali informazioni sono reperibili sul sito dell’ENAV).  Se il vostro drone lo usate per soli fini ricreativi e rientra nella definizione di aeromodelli, non necessitate di attestato di pilota.
L’aeromodello a pilotaggio remoto per scopi ricreativi e sportivi, che non rientra nella categoria “drone inoffensivo”, si può pilotare solo fuori dai centri abitati, solo nelle zone che non sono considerate “critiche” e quando si solleva al massimo di 70 metri di altezza e nel raggio di 200 metri. Se l’APR/SAPR venissero utilizzati per scopi ludici, il pilota dovrebbe comunque attenersi ai limiti e alle disposizioni previste dal Regolamento sugli aeromodelli.
L’aeromobile a pilotaggio remoto usato con rilevanza economica (APR) può essere pilotato anche in città, sempre nel rispetto delle norme ENAC. Un APR/SAPR per definizione non è utilizzato per scopi ludici e il regolamento ENAC sui droni professionali obbliga l’operatore al rispetto delle regole dell’aria.

Tre tipi diversi di aeromodelli che però nelle aree protette sono accomunati da un destino comune: non c’è spazio per i dronisti salvo particolari deroghe o permessi dell’Ente Parco.
Il pilota di SAPR non è soggetto solo alla cartografia e agli specifici regolamenti ENAC: in un’area protetta deve consultare i Regolamenti dei Parchi. Infatti, nelle aree di interesse biologico e faunistico, i divieti di sorvolo sono prescritti oltre che dalla normativa nazionale, anche dalle varie leggi regionali e/o provinciali ed infine dai regolamenti degli Enti che gestiscono tali aree. Tradotto… la confusione regna sovrana.

Il silenzio della Natura

Il silenzio più profondo, per molti di noi, è insito nella natura. Quando camminiamo nei Parchi naturali desideriamo questo dialogo interiore, una pace ricercata in montagna, al mare, in collina, basta però un niente per interrompere questo equilibrio precario. I rumori prodotti dagli aeromobili durante le normali operazioni di volo possono compromettere questo silenzio. Soprattutto gli stormi di uccelli restano disorientati e possono rischiare la vita quando si alzano in volo disturbati dai veicoli a motore, ma anche a terra, soprattutto nel periodo della riproduzione corrono il rischio di abbandono del nido e quindi della covata.
Oltre al personale dei Parchi, il problema è riscontrato dagli allevatori che devono adoperarsi per recuperare il bestiame domestico al pascolo, che può restare spaventato dai sorvoli di velivoli a motore.

Escursionisti, animali e droni possono convivere nei parchi?

La quiete degli animali prima di tutto! E per ridurre l’impatto ambientale dell’inquinamento acustico – e non solo – sono state adottate varie misure di controllo per il sorvolo, tramite specifici Regolamenti emanati direttamente da ENAC, dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti proposti alla salvaguardia della natura.
Vogliamo ricordare che in base alla L. 06/12/ 1991 n° 394nelle aree protette è vietato il sorvolo di velivoli non autorizzato, salvo quanto definito dalle leggi sulla disciplina del volo“.

Aree protette, parchi, riserve... facciamo un pò di ordine

Allo scopo di tutelare l’ambiente di determinate zone protette, gli Enti parco possono concedere l’autorizzazione esclusivamente per motivi di sicurezza, scientifici o di monitoraggio ambientale. In definitiva, se è vostra intenzione sorvolare con il drone un’area protetta, il buon senso suggerisce di non limitarsi a consultare la cartografia aeronautica AIP e l’operatore di APR, ma anche contattare l’Ente parco.
Se desiderate utilizzare il vostro aeromodello “inoffensivo” per scopi ricreativi e sportivi in un’area protetta non è necessaria l’autorizzazione da parte dell’ENAC, ma comunque dovete attenervi alle disposizioni previste dal Regolamento dell’Ente Parco.
Quindi, il sorvolo a bassa quota è espressamente vietato nel territorio del Parco dalla Legge Quadro sulle aree protette nazionali e regionali n°394 del 1991.
La Legge 6 dicembre 1991, n. 394, all’art. 11 “Regolamento del parco” affida proprio agli Enti predisposti la regolamentazione interna, e al comma 3-h stabilisce che «è vietato il sorvolo di velivoli non autorizzato, salvo quanto definito dalle leggi sulla disciplina del volo.»
La maggioranza delle Aree Naturali Protette sono interdette al volo di aeromobili al di sotto dei 1500 piedi (circa 500 metri) dal livello del suolo (eccetto ai mezzi di soccorso e di emergenza, e quelli autorizzati dall’Ente Parco per attività specifiche, coerenti con il fine istituzionale dell’Ente stesso).
Anche un pilota di APR certificato ENAC, per far alzare il drone in un’area soggetta a protezione faunistica deve relazionarsi con il Parco e, se autorizzato all’Ente, evitare in assoluto il sorvolo di assembramenti di persone (oltre ovviamente rispettare quanto altro sancito da ENAC), ad esempio nel corso di una escursione guidata.
Sulle Riserve naturali, SIC (Siti d’Importanza Comunitaria), ZPS (Zone a Protezione Speciale) è categoricamente vietato il sorvolo a bassa quota, con qualsiasi tipo di velivolo, sia SAPR per scopi professionali che aeromodello a scopo ludico. Lo scopo è quello di tutelare l’ambiente di determinate aree di interesse biologico e faunistico.

Enrico Bottino

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