| Bambini, tornate alla natura |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | ||||
| Scritto da Il Secolo XIX | ||||
| Mercoledì 09 Giugno 2010 00:00 | ||||
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"Esci, vai a prendere una boccata d'aria fuori, che ti fa bene, non stare sempre in casa!". Tipico refrain delle mamme di qualche tempo fa. Adesso i ricercatori confermano che quella ricetta, dettata dal buon senso, funziona davvero, che la boccata d'aria - soprattutto quando è associata a un'immersione nella natura - è un vero toccasana. Fare rifornimento di energia non richiede molto tempo: venti minuti al giorno trascorsi nel verde, passeggiando in un parco, sono sufficienti ad aumentare il benessere fisico e psicologico. In particolare per i giovani, per i bambini, il ritorno alla natura è altamente consigliabile, recitano i risultati della ricerca pubblicata sul numero di giugno del Journal of Environmental Psychology. In caso contrario, potrebbero subire disturbi causati da "deficit di natura", ovvero dalla mancanza di esperienze vissute nell'ambiente, secondo la definizione coniata da Richard Louv, scrittore americano il cui libro "Last Child in the Woods", l'ultimo bambino nei boschi, è diventato inaspettatamente un bestseller negli Stati Uniti. Non si tratta di un disturbo medico vero e proprio, piuttosto un problema di ordine sociale. Vissuto nei sobborghi di Kansas City, Louv non aveva difficoltà ad attraversare la strada e raggiungere un campo di grano e da lì i boschi. Cinquant'anni dopo, dice Louv, «c'è un posto nel mio cuore in cui posso andare». Quel campo, quei boschi, gli appartengono ancora, per sempre. «E quel senso di appartenenza che è importante - dice Louv -Quanti bambini lo provano oggi? Per questa generazione, la natura è più un'astrazione che una realtà fisica. La natura è qualcosa da osservare da distante, qualcosa da consumare. Qualcosa di molto profondo è accaduto nel rapporto dei bambini con la natura». Un recente studio della Kaiser Family Foundation ha messo in luce che, rispetto a cinque anni fa, è cresciuto il tempo che bambini e giovani statunitensi, di età compresa fra 8 e 18 anni, passano in casa, da 44 a 53 ore settimanali. Incollati ai videogame? Sì, ma non solo. C'entra anche la paura dei genitori, che temono i pericoli rappresentati da traffico e maniaci. Secondo un'altra ricerca, il 43 per cento degli adulti ritiene che i bambini non dovrebbero essere mandati fuori da soli fino a 14 anni d'età. Il tempo dei ragazzini è riempito di attività extrascolastiche nelle quali difficilmente trovano posto le incursioni nella natura, condotte liberamente. Louv nota che ferite, sbucciature, anche fratture, che un tempo erano abbastanza comuni e costituivano "un rito di passaggio" per ogni bambino, oggi sono sempre più rare. I problemi con cui i pediatri devono maggiormente confrontarsi sono l'obesità e il disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività, tanto che in alcune scuole degli Stati Uniti gli studenti che assumono Ritalin, uno stimolante prescritto in questo tipo di trattamenti, tocca il 30 per cento. Secondo l'analisi di Louv, c'è un ultimo aspetto che, per responsabilità degli adulti, instilla nelle giovani generazioni una specie di "ecofobia": gli scenari di disastri ecologici che gettano un'ombra di disagio nel rapporto con l'ambiente. Viceversa, «la natura è carburante per l'anima», sostiene Richard Ryan, docente di Psichiatria all'Università di Rochester, New York, che con alcuni colleghi ha condotto una serie di esperimenti su 537 studenti del college. Nel primo test effettuato, i giovani sono stati invitati a passeggiare per quindici minuti all'interno di un edificio oppure in alternativa in un percorso in rivai al fiume. In un secondo esperimento, sono state mostrate agli studenti fotografie di paesaggi naturali e artificiali, nel terzo è stato chiesto loro di immaginare una serie di situazionidi vita, all'aria aperta o al chiuso, da soli o in compagnia, la ricerca ha dimostrato che passare un po' di tempo in mezzo alla natura -bastano appunto venti minuti al giorno - o anche limitarsi a immaginare un paesaggio naturale è sufficiente ad aumentare il senso di vitalità e a liberare la mente dalle tensioni. «C'è una connessione naturale che ci lega agli ambienti di vita», dice Ryan, che sollecita maggiore attenzione al verde nelle città, negli spazi pubblici e privati.
È tornato il momento di arrampicarsi sugli alberi.
(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 09/06/2010)
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