| I sindaci dei piccoli centri, i belli di Torriglia |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||
| Scritto da Il Giornale | |||
| Mercoledì 03 Marzo 2010 00:00 | |||
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Sabato ho trovato l’oro nel Trebbia. No, intendiamoci, non stiamo parlando del Klondike di zio Paperone enemmeno della val Borbera, dove ogni anno si trovano cercatorid’oro che hanno nel Basso Piemonte e in particolare a Lerma la loro capitale. L’oro della Valtrebbia è puramente metaforico, turistico, ambientale, paesaggistico, naturalistico. L’oro della Valtrebbia è il nostro passato, nella speranza che sia anche il nostro futuro. L’oro della Valtrebbia è quello di tutti i nostri entroterra anche dalla Valle Stura, della Valle Scrivia, della Valfontanabuona, della Val Graveglia, della Val d’Aveto, di tutte le valli delle nostre province, di quelle savonesi, di quelle imperiesi, di quelle spezzine. E così l’incontro che abbiamo avuto sabato a Torriglia - voluto da Sergio Cattozzo, il candidato del Pdl che più di tutti ha creduto nell’entroterra - può essere un punto di partenza più che un punto di arrivo. Perchè dal ripopolamento o, almeno, dallo stop allo spopolamento dei piccoli paesi, possa ripartire il futuro di quello che è stato il nostro passato. È chiaro che Rondanina non è Genova e non lo sarà mai. Così come è chiaro che a Fontanigorda non si potrà mettere un insediamento industriale, a Montebruno la sede dell’agenzia per la sicurezza nucleare ed a Propata gli uffici della presidenza della Regione. Ed è altrettanto chiaro che occorre puntare sulla bellezza e sul turismo, sulla natura e sulla pulizia. Anche, perchè no, sul silenzio. In un mondo in cui c’è sempre più rumore, il silenzio diventa un valore assoluto. Un valore, fra l’altro, che non ha confini: Torriglia e Rovegno e Gorreto e Ottone e Bobbio, come ha ben capito la Pro Loco di Torriglia di Daniela Segale, toccano due province, Genova e Piacenza, e due regioni, Liguria ed Emilia Romagna. Ma raccontano assolutamente la stessa storia. Che è la storia del fiume più pulito d’Italia, forse d’Europa, e di scenari incontaminati, unici. Da qui, da quell’acqua pulita, occorre ripartire. E dall’impegno di persone per cui «la politica come servizio» non è solo un facile e gratuito slogan da campagna elettorale, di migliaia di manifesti eternamente uguali a se stessi, indipendentemente dalle elezioni e persino dai partiti. Penso ai sindaci di questi piccoli centri, che certo non si arricchiscono gestendo i loro paesi. Penso ad Alice Gazzari e Paola Barbieri, consigliere e assessore a Rovegno, che dimostrano come essere giovani e belle non sia incompatibile con l’amore per la propria terra. Penso a Elvio Varni, una vita da amministratore a Fascia, addirittura vice di Paolo Emilio Taviani sindaco e poi con il ministro dell’Interno come consigliere comunale, ma senza aver perso un centimetro di entusiasmo e di passione. Penso a Sergio Cappelli, primo cittadino di Gorreto, talmente innamorato del suo paese (pardon, della sua «cittadella», come riesce a dimostrare citando documenti storici) che ancora si commuove e arrossisce quando dichiara tutto il suo amore per il suo piccolo mondo antico. E modernissimo. Che ancora gongola di felicità, come un personaggio del più bello dei fumetti, quando legge la frase di Hemingway che definiva la Val Trebbia «una delle valli più belle del mondo». Non c’è molto da aggiungere, vale anche oggi. Massimiliano Lussana
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