| Valtrebbia, verso un unico comune |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||||||||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||||||||
| Domenica 07 Marzo 2010 00:00 | |||||||||
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Piccolo è bello, ma penalizzante. Almeno se si parla di governare e far tirare avanti quei comuni che a stento raggiungono i 100-200 residenti. Ce ne sono diversi, in Valtrebbia, da Rondanina a Fascia, da Fontanigorda a Montebruno. E da decenni si parla di unire le forze, creare un solo comune più grande, magari chiamato "Alta Valtrebbia". O quanto meno di unificare i servizi. E se in passato le voci discordanti dai microscopici municipi erano molte, adesso l'idea piace sempre di più. Sentiamo Sergio Capelli, sindaco di Gorreto: «Sono favorevole, uniamo le risorse. Noi qui non abbiamo neppure più l'operaio del comune, non abbiamo nulla. Magari cambiare nome e fare un unico comune non ancora, qui esiste un forte campanilismo ma un consorzio si può, si deve fare». Ancora più convinta Sandra Della Rovere, sindaco di Propata, che ne ha già parlato con tre prefetti, in otto anni da prima cittadina: «Penso di essere stata tra le prime ad approvare, bisogna accorpare altrimenti non si va avanti. A me va bene anche fare un unico comune, bisogna arrendersi all'evidenza. L'alternativa è quella di sparire: abbiamo sempre meno i finanziamenti statali, e casse in rosso». Meno drastico Aurelio Barbieri, sindaco di Montebruno, che è favorevole ad una unificazione dei servizi ma vede più complessa la nascita di un comune exnovo. «Ci vuole una regia - spiega - se ci dicono di arrangiarci diventa difficile. Per la gente potrebbe essere traumatico veder sparire il proprio comune, anche se io personalmente non ho ambizioni tipo conservare il mio municipio, la mia bandiera, e cose così. Ma ci sono problemi oggettivi: creare un ente ex novo comporta i suoi statuti, le regole, eccetera. E' una strada difficile, Intanto, però, si possono fare tante cose assieme con gli altri piccoli centri della vallata: l'assistenza socio sanitaria, il trasporto pubblico, le scuole. Questa è la strada più percorribile, al momento». A Fontanigorda, il sindaco Ercole Franceschi pronuncia la parola magica: «Coraggio. Ci vuole coraggio, per dire che l'unione fa la forza, che sarà anche banale ma è la verità, e che è l'unica scelta possibile. Lasciando fuori Torriglia, gli altri comuni dovrebbero unificarsi, magari tenendo come centro per esempio Montebruno, che è una realtà un po' più grande e più vicina alla statale 45. E intanto, certo, partire con un consorzio dei servizi principali». Nella minuscola Rondanina, il sindaco Arnaldo Mangini ha le idee forse più chiare di tutti: «Io lo dico da anni. Chiamiamolo come vogliamo, ma facciamo questo comune unico, per unire le pochissime risorse che ancora abbiamo. Io lo vedrei così: con un consiglio intercomunale, una giunta, magari due rappresentanti per ogni comune, e un sindaco che rappresenti tutti». Una voce decisamente fuori dal coro arriva da Fascia dove il sindaco Elvio Varni di unione non vuole neppure sentir parlare: «Sono contrario -spiega - perché il nostro è un comune vivace, bene organizzato, non abbiamo problemi e ce la facciamo da soli. Siamo autosufficienti per tradizione, per motivi storici. Insomma, qui da noi va benissimo così. E poi è vero che piccolo è bello: comuni come il nostro sono occasioni di risparmio, e che sanno funzionare».
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