Lupi, rischio estinzione. “Stop al bracconaggio” PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Annalisa Rimassa   
Venerdì 30 Ottobre 2009 00:00

Era tornato nella speranza che, oltre a un ambiente favorevole, trovasse vicini di casa disposti ad accettarlo per quello che è: un animale non pericoloso. Invece, il lupo il canis lupus dai celebri occhi gialli, dopo oltre un ventennio di vita nell'Appennino Ligure-Piemontese, a nord-est di Genova, rischia di nuovo grosso. Bracconaggio e, soprattutto, un inadeguato disegno dei parchi naturali lo espone ancora alla scomparsa: le aree protette dovrebbero essere ridisegnate, dicono gli esperti, in modo che anche il lupo possa comodamente vivere in un ambito protetto adatto alle sue famiglie.
Il che significa anche tenere lontani i cacciatori di daini e cinghiali, cibo prediletto del lupo, da porzioni forse più ampie di territorio: «Altrimenti - spiega Alberto Meriggi del Dipartimento di biologia animale dell'Università di Pavia, esperto del gruppo creato dalla Regione per la salvaguardia del lupo - da una fase positiva degli anni ultimi anni, le popolazioni diminuiranno ancora». Sono le tracce di escrementi, la predazione degli ungulati, selvatici, dal cinghiale al daino, la presenza dei lupi agli osservatori. Infatti, è ben difficile che un lupo, animale schivo e timido per natura, solitario e pauroso, si avvicini a un gitante così come potrebbe fare un cinghiale.

Il lupo minacciato ora dal bracconaggio, ora dai preconcetti che lo vogliono brutto e cattivo, è un'eterna vicenda che attraversa tutte le epoche: «Purtroppo l'attività di bracconaggio incide pesantemente sulla popolazione, mantenendola in uno stato di minaccia», sottolinea Meriggi. Quindi quelle famiglie che stando alle ultime ricerche scelgono soprattutto la provincia di Genova per adattarsi, si ritrovano da forti come'erano negli ultimi decenni di nuovo sotto tiro: «Si tratta di una situazione altalenante - precisa lo studioso - in cui la prevenzione è utile. La popolazione dei lupi si è ricostituita dopo un periodo di crisi, ma servono altre misure per tutelarla.

I parchi e le riserve naturali della Liguria, è ancora l'osservazione degli esperti, «pur avendo all'interno zone ad elevata idoneità, lasciano scoperte vaste porzioni di territorio idoneo al lupo». Insomma, non bastano l'educazione e l'informazione a proteggere gli animali, ma servono anche confini ben diseganti sulla mappa: «Sarebbe auspicabile - annota lo scienziato - una revisione del sistema di aree protette della Liguria che tenga conto anche delle necessità di conservazione del lupo».

Ne ha passate tante il nemico di cappuccetto Rosso: «A ovest del fiume Trebbia le tracce, seppure ancora presenti, si sono fatte alquanto sporadiche», avvertiva qualche anno fa Claudio Gnoli dal sito dell'ente parco della regione Piemonte che d'accordo con la Liguria tutela il celebre principe dei boschi. E ancora: «Nel Parco regionale dell'Aveto, vicino al confine con la provincia di Parma, invece, sono stati trovati segni regolari di presenza e prove dell'avvenuta riproduzione». Il perché di questa rarefazione, già allora era da imputare agli stessi individui: gli umani. La situazione dei lupi è sempre a rischio. Comparso negli anni Ottanta, minacciato da vicinissimo negli anni Novanta quando vennero trovati ben otto esemplari avvelenati nell'appennino, il lupo era quasi sparito. Ritornato grazie ad animali arrivati dall'Appennino Tosco-Emiliano-Romagnolo fuori Liguria, ha ricostituito i suoi branchi. «Sfatando - avverte ancora Meriggi- il mito secondo cui i lupi sarebbero stati immessi in Liguria da chissacchi». Invece, sono gli animali stessi che arricchiscono le loro stesse popolazioni. In Liguria, la specie dà traccia di sé soprattutto d'inverno: «In questo periodo dell'anno le zone occupate dal lupo in Liguria sono risultate sostanzialmente due, - è il rapporto stilato da Meriggi, Alberto Milanesi e altri esperti - di cui la prima di 469 km2, limitata alla provincia di Imperia e zone limitrofe situate in Francia e in Piemonte e la seconda, di 2295 km2, comprendente quasi tutta la parte montana della provincia di Genova e la porzione più nord-occidentale della provincia di La Spezia».

Ad attirare il lupo sono i vitelli, le capre e le pecore: Ma, niente paura: i pascoli più golosi per un lupo sono quelli vasti, complessi, almeno a 600 metri d'altezza e attorniati da zone di prateria e aree incolte.


Annalisa Rimassa ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 30/10/2009)

 

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