La religiosità popolare in Val Trebbia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Agostino Zanardi   
Giovedì 17 Aprile 2003 00:00

Il mese di maggio è da sempre considerato il mese dedicato alla Madonna. Molti, a mio ricordo, sono stati gli anni "mariani" dedi­cati in modo particolare al culto e alla venerazione della Vergine.

Anche il nostro settima­nale ha sempre sottolineato questi grandi avvenimenti della Chiesa, con articoli impegnati rivolti ai nostri lettori.

Come in altre parti, anche in Valtrebbia troviamo edi­cole in cui piccole statue devozionali riportano il pensiero alla Madre di Dio. Da ciò si vuol prendere lo spunto per sottolineare (se ancora ve ne fosse bisogno) il profondo senso di religiosità della popolazione della nostra valle, che oltre a con­tribuire alle costruzioni o alle ristrutturazione di edi­fici destinati al culto, come Chiese e Cappelle, da molti decenni se non secoli si è manifestato quell'atto di devozione genuina del sen­timento popolare, quello cioè di porre delle statuette all'interno di nicchie nelle facciate delle abitazioni.

Tali rappresentazioni di fede, come ben si sa, sono state classificate come edicole sacre e quell'umile elemento di arredo urbano è stato probabilmente tra mandato dalla Repubblica di Genova, dove ogni angolo dei cosiddetti "car­ruggi" (vicoli) è abbellito da una immagine sacra; a Genova come altrove in Valtrebbia sono chiamate "Madonnette".

Attingendo da alcuni dati storici alquanto interessanti si evince che tale usanza ha avuto espansione soprat­tutto dopo il 1636 quando la Madonna fu eletta "Regina" di Genova.

Queste particolari immagini sacre avevano e hanno il compito di pro­teggere le singole persone o un determinato gruppo sociale o l'intera colletti­vità. E quindi erano poste sull'edificio considerato l'espressione abitativa di tali componenti, ed il diffondersi, nel '600 e nel '700 delle Confraternite, le più popolari aggregazioni religiose di determinati gruppi sociali, favorì ulte­riormente la propagazione di dette edicole.

In esse la Madonna è l'oggetto più raffigurato, sopratutto la Madonna della Misericordia o la Madonna della Guardia, che nel genovesato predo­mina anche nel culto ed è molto venerata.

L'usanza di porre statuine nella nicchia è in uso da parecchio tempo anche nella Val Trebbia. Sono numerose le case di paesi più o meno popolati che hanno in bella mostra la loro piccola Edicola con la Madonna. La maggior parte delle statuine non hanno un gran valore artistico o commerciale, perché riprodotte in gesso, in quei tempi lontani meno costose del marmo, ma sono con­servate gelosamente per il loro valore affettivo. La maggior parte di queste edi­cole è stata tramandata da una generazione all'altra, sempre rispettate e vene­rate con amore. Simpatico talvolta vedere che alcune famiglie non fanno man­care un fiorellino di campi dinanzi alla Madonna.

A tale riguardo un giorno, ancora ragazzino, quando ero in vacanza chiesi al nonno, intento alla solita pulizia della nicchia, l'età dell'edicola, mi rispose che non lo sapeva perché l'aveva sempre vista (il nonno morì nel 1938 a 86 anni) e pulita la manteneva per un caro ricordo dei suoi avi.

Oggigiorno nella Valle molte case sono state ristrutturate, altre costruite ex-novo, ma per la maggior parte è rimasta la tradizionale abitudine di porre la "Madonetta" sulla facciata.

Agostino Zanardi


(Articolo tratto dal N° 16 del 17/04/2003 del settimanale “La Trebbia”)

 

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