| Valtrebbia, un solo medico non può bastare |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||
| Mercoledì 06 Febbraio 2008 01:00 | |||
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C'era una volta il medico condotto. Quella figura che nei paesi, insieme al sindaco, il parroco e il farmacista era considerata con ammirazione e rispetto. Ora, almeno burocraticamente, non esiste più, si chiama medico di famiglia, ma resta un'immagine importante, un punto di riferimento, soprattutto per la gente dei piccoli centri. E così è stato certamente il dottor Gian Mario Firpo, che per oltre trent'anni ha curato pazienti di Rovegno, Fontanigorda, Fascia, Montebruno e Gorreto, facendo base all'ambulatorio messo a disposizione dal comune nella casa di riposo di Rovegno. Il dottor Firpo è ora andato via, trasferendosi a Genova dai primi di gennaio, e proprio da Rovegno partono le proteste par la sua mancata sostituzione. Resta, è vero, ancora un medico nel territorio, il valido dottor Edoardo Cella, ma sale la preoccupazione perché la popolazione, pur se non elevata in numeri, è in media piuttosto anziana e dislocata su un territorio vasto e di difficile orografia. «Per questo -spiega il sindaco di Rovegno, Pinuccio Isola facendosi portavoce delle proteste degli abitanti, e non solo dei rovegnesi - ho incominciato a mandare lettere a chi di dovere. Provincia, Regione, prefetto, Asl, anche ai parlamentari, l'onorevole Mondello e il senatore Banti. Perché penso che non sia giusto che un solo medico debba sobbarcarsi la cura dei pazienti in un territorio così vasto e complesso orograficamente».
Finora, sforzi vani, quelli del sindaco. «Lo so, hanno risposto che la legge non prevede la sostituzione del dottor Firpo, perché numericamente non ci sono più di 1.500 utenti. Ma io so anche che una legge, fatta dal parlamento, deve, e può essere, sottoposta a emendamenti e deroghe, se il caso lo richiede. E questo è un caso del genere. Perché se per esempio ci sono due urgenze, una a Casa del Romano e una a Rovegno, il povero dottor Cella, che è rimasto solo per questa porzione di territorio, che fa, si sdoppia?». Situazione non facile, alla quale per il momento non si trovano soluzioni. «Ma non ci arrendiamo - ribatte il sindaco-. e sia chiaro che non parlo per campanilismo, parlo a nome non solo di Rovegno ma degli altri paesi di questa zona, tutti pieni di gente anziana, che ha bisogno di punti di riferimento validi e sicuri in materia di sanità. E quindi continuerò a tempestare di lettere e richieste di incontri le autorità preposte. Come ho detto, una legge si può modificare, se ci sono i presupposti. E qui da noi l'applicazione di questa legge è una cosa ingiusta. E ritengo che siamo proprio noi sindaci, eletti dai cittadini di cui conosciamo bene le esigenze, a dover far presente con forza ai parlamentari che cosa non va nelle diverse realtà, anche piccole, del nostro Paese. Per fare in modo che si intervenga. E subito, non quando è troppo tardi, e quando qualcosa di spiacevole è già successo». Mara Queirolo (Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 06/02/08)
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Settembre 2009 09:47 |



