Il tour delle chiese in Val Trebbia PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Il Secolo XIX   
Domenica 02 Agosto 2009 00:00

Proposta alternativa e medita­tiva, neanche male in questo periodo di crisi, conflitti, etica traballante: un tour delle chiese, chiesette e cappelle votive che si adagiano, spesso da se­coli e secoli, a punteggiare le verdi borgate della Val Trebbia. Un'escur­sione "intelligente", da unire con le passeggiate fuori porta, perché anche in questo modo si trova una delle tante (e non certo la meno interes­sante) chiavi di lettura della storia e della civiltà contadina di questa anti­chissima comunità.

Per partire dal top, si può comin­ciare con il santuario di Montebruno, eremo mariano degli agosti­niani, eretto nel 1478 dopo il racconto dell'apparizione della Madonna a un bambino privo di udito e parola che ri­cevette immantinente la grazia: ora ospita anche il museo della cultura contadina, e al suo interno, oltre alla statua lignea in faggio della Vergine, ci sono anche un crocifisso del 1600 e un bel confessionale, pressoché coevo. A Fontanigorda, le chiese interessanti sono più di una: a Canale c'è Santa Giustina, sul Fregarolo la deliziosa cappella eretta a gloria di San Rocco e della Madonna, attivi in favore della popolazione durante una furibonda epidemia a metà del Novecento; e poi ancora, a Casoni c'è la chiesa di San Bartolomeo, con un campanile po­tente, in pietra grezza, che risale al 1840, eretto dai volonterosi parroc­chiani. Bella e austera anche la chiesa di Casanova di Rovegno che na­sconde, dietro l'altare, uno splendido coro. Dalla piazza della chiesa, fatti pochi chilometri, si può andare alla scoperta di una piccola cappella vo­tiva immersa nel verde del bosco dei Laghi.

Obbligatoria una sosta a Pentema, alla chiesa parrocchiale, piuttosto grande, con la sua preziosa madon­nina in legno, e nella minuscola Rondanina, con la chiesetta dedicata a San Nicola, che gli archivi descrivono rifatta verso la fine del XIII secolo su un precedente edificio romanico, del quale peraltro si individuano ancora i resti. A Propata si trova invece la bel­lissima chiesa parrocchiale di San Lo­renzo, costruita in epoca barocca, che custodisce interessanti tesori, una statua lignea del Maragliano, un coro della fine del 1600 e un altare barocco. Imboccando poi la strada verso il Pia­centino, prima di arrivare al confine della provincia si trova Gorreto, e si incontra, sulla grande piazza vicino al castello, la parrocchiale dedicata a Santa Caterina, che ospita un meraviglioso confessionale, che pare risalga al XV secolo. Poco oltre, si arriva nella frazione di Fontanarossa, dove tro­viamo la chiesa di Santo Stefano, un bel tuffo nel pieno Medioevo, proprio intorno al fatidico anno Mille, anno in cui fu eretta la primissima struttura. E qui bisogna fermarsi un momento ad ammirare e respirare le atmosfere dei secoli bui, ben raccontate dalle pietre tombali e dalle croci in ferro, tra cui una molto grande, che simboleggia la Passione e la Morte del Cristo.

Pochissimi chilometri in avanti, a nord, si passa il confine provinciale e si arriva a Ottone, bel borgo sovra­stato dai resti della Rocca dei Malaspina, con mura in sasso e le strette fe­ritoie. Qui si trova la bella e antica pieve di San Bartolomeo, sorta proba­bilmente intorno all'anno Mille, quando era utilizzata come rifugio per i pellegrini e viandanti, che fu comun­que ricostruita quasi totalmente nel 1598 inglobando gli elementi super­stiti di tre costruzioni precedenti. En­trando nella pieve, ci si trova immersi in un interno spoglio e pavimentato in purissima ardesia, e si incontra una bella statua lignea del santo che qui viene venerato. Andando ancora avanti, e sempre sforando in terra pia­centina, ma ancora Val Trebbia a tutti gli effetti, vale la pena di fermarsi a Bobbio, da molti conosciuta come la Montecassino del Nord Italia proprio per la sua importante abbazia fondata nel 614 dal monaco irlandese Colom­bano, sui resti di una chiesetta dedi­cata a San Pietro. Il campanile roma­nico e il relativo absidiale che comple­tano questa bellissima abbazia sono invece fatti risalire intorno all'anno Mille. Da non dimenticare, infine, per i buoni camminatori, poi, la cappelletta del Monte Antola, detta anche cappelletta del Bucci, da poco restau­rata e dedicata giustamente a San Uberto, protettore della gente che vive in montagna. Dalla frazioncina dei Buoni di Pentema, in comune di Torriglia, ci si arriva in circa 25 minuti di buon passo E si gode di un pano­rama incomparabile, respirando fi­nissima aria di altura. Per molti si tratta di uno dei modi migliori per sentirsi davvero vicini al cielo.

Mara Queirolo


(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 02/08/2009)

 

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