Stanno scomparendo le osterie in Valtrebbia PDF Stampa E-mail
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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Marco Gallione   
Giovedì 25 Aprile 2002 00:00

Un bicchiere di vino, un mazzo di carte e quattro chiacchiere in allegria: in tutti i paesi d'Italia l'osteria è da sempre il punto di ritrovo di tutta la comunità. Purtroppo questa bella realtà sta sparendo come rischiano di sparire molti dei paesi della nostra valle.

Già più di un anno fa un gruppo di parroci della Val Nure e della Val d'Aveto ha lanciato questo allarme denunciando che la chiu­sura delle osterie di mon­tagna significa la morte di tanti paesi abitati prevalen­temente da anziani.

La denuncia è partita a causa di una legge che impone le stesse regole di gestione e di carattere igie­nico sia ad un McDonald's di una grande città che a un'osteria di montagna con la differenza che un McDonald's non ha grossi problemi ad adeguarsi mentre l'osteria è costretta a chiudere, facendo mancare agli abitanti del luogo un importante luogo d'incon­tro; alla legge poco importa se l'oste, oltre alla sua locanda, mantiene in vita un prezioso brandello della cultura di montagna.

Purtroppo l'Appennino è un mondo stremato e non solo per quanto riguarda le osterie. La nostra valle spesso è composta più da frazioni che da paesi, quindi da gruppi di case in zone impervie o isolate dove gli abitanti possono variare da qualche unità a poche decine con un'età media sempre elevata.

Quasi sempre i servizi disponibili sono soltanto la strada e il telefono; per la posta, dove ritirare la pensione, per la banca, per il dottore, per gli acquisti bisogna avere a disposi­zione un automezzo per andare nel paese che offra qualcuno o tutti questi servizi. Anche per i giovani che avessero intenzione di vivere sui nostri monti sor­gerebbero grossi problemi per mandare a scuola i propri figli.

Da uno studio fatto da Legambiente più di un anno fa, in Italia esistono 2830 paesi a rischio di estinzione dove risiede soltanto il 8,7 per cento della popolazione e un buon numero di questi paesi si trova proprio sul­l'Appennino Ligure.

Il paradosso è che questi paesi potrebbero essere i punti di partenza per diventare aree privilegiate di attività tradizionali, prodotti tipici, del turismo rurale, di un corretto uso del territorio e del paesag­gio.

Ermete Realacci, pre­sidente di Legambiente, insieme ad altri parlamen­tari di ogni segno politico, ha presentato un disegno di legge e una campagna di sensibilizzazione chiamata "Piccola grande Italia", proprio per aiutare e valo­rizzare le realtà minori del Paese, le frazioni arroccate sui monti e i villaggi di campagna.

Cosa si può fare per impedire la scomparsa dei nostri paesi, quasi sempre molto belli e circondati da un paesaggio affascinante? Si potrebbero avviare atti­vità economiche legate a internet poiché la rete rende trascurabili le distanze; si potrebbe incen­tivare l'agricoltura bio­logica, gli agroturismi, rilanciare il turismo, l'arti­gianato.

Cosa si può fare per impe­dire la scomparsa dei nostri paesi, quasi sempre molto belli e circondati da un paesaggio affascinante? Si potrebbero avviare attività economiche legate a inter­net poiché la rete rende trascurabili le distanze; si potrebbe incentivare l'agricoltura biologica, gli agroturismi, rilanciare il turismo, l'artigianato.

Anche gli abitanti della valle devono restare meno legati ai propri concetti di proprietà privata accet­tando con meno riserve le innovazioni e le iniziative per la salvaguardia del territorio (vedi il Parco dell'Antola); in Italia essere ambientalisti, dice Realacci di Legambiente, non vuol dire tanto conservare una natura incontaminata, piuttosto significa difendere l'intreccio tra uomo, cultura e natura; chi risiede in queste zone deve prendere coscienza di ciò.

Una cosa è certa: bisogna fare in fretta perché chi è in grado di insegnare antichi mestieri artigianali, anti­che ricette, antiche tradi­zioni, sta semplicemente morendo.

Le dieci cose più urgenti da fare secondo il nuovo disegno di legge:

1) Agevolare gli affitti per le abitazioni e gli spazi commerciali.

2) Mantenere in vita le strutture scolastiche.

3) Mantenere in vita i presidi sanitari e le caserme dell'Arma dei Carabinieri.

4) Dare la possibilità di pagare le bollette negli esercizi commerciali, recuperando la figura dei vecchi "empori".

5) Garantire la presenza dei distributori di benzina sul territorio.

6) Razionalizzare le misure per il sostegno ai piccoli comuni secondo forme coerenti con le peculiarità del territorio.

7) Mettere in rete iniziative in grado di fare "sistema" nelle aree interne maggiormente disagiate, per far sì che divenga conveniente abitare in un piccolo comune anche se disagiato.

8) Incentivare i servizi territoriali (che sono precondizioni per lo sviluppo) mirati e selettivi, attuati secondo forme di partnership tra pubblico e privato.

9) Incentivare la presenza di una adeguata rete di esercizi commerciali.

10) Incentivare lo sviluppo imprenditoriale e agricolo anche nelle sue espressioni più minute.


Marco Gallione

(Articolo tratto dal N° 16 del 25/04/2002 del settimanale “La Trebbia”)

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