Il mulo e il mulattiere PDF Stampa E-mail
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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Pino Tosi   
Giovedì 26 Aprile 2007 00:00

Il mulo e il mulattiere: un binomio che piano piano va scomparendo.

Avendo in passato fatto il mulattiere per oltre quarant'anni quasi assi­duamente, e solo negli ultimi anni alternato a boscaiolo e contadino, mi sembra doveroso ricor­dare quello che nella fre­nesia quotidiana andiamo dimenticando: il passato.

Parlando del mulo vorrei sfatare un detto universale "testardo come un mulo", poco veritiero e non appro­priato, solo consultando i mulattieri, che sono i più idonei a darne un giudi­zio, il responso sarebbe diverso.

Certo i muli in alcuni frangenti sanno essere anche testardi, soprattutto nei primi approcci con la soma, ma poi riuscendo a fraternizzare con loro, possono esprimere sentimenti che alcuni di noi umani sicuramente non possiedono.

Per esperienza posso confermare che ho visto e posseduto muli che con la loro intelligenza mi hanno dato lezioni di vita indimenticabili. Certo che per portarli a certi livelli occorre l'insegnamento. Si dice che il cavallo sia uno degli animali più intel­ligenti in assoluto, forse un tantino più del mulo, ma perde il confronto in furbizia, sfido chiunque a ribadire il contrario.

Allo stato brado, l'uomo come reagirebbe?

Il mulo fino a poche decine di anni fa è stato determinante, soprattutto nelle zone montagnose, era l'asse portante per il trasporto di qualsiasi genere sia alimentare che materiale, è stato l'amico fedele non solo del mulattiere ma anche del contadino e dell'alpino, soprattutto durante le guerre dove ha condiviso miserie, fatiche e tragedie disumane.

Del mulattiere farò solo una sintesi, chiamato mulattiere colui che lavo­rava o lavora con tre, quat­tro, cinque muli o più.

Al mattino un'ora o due prima dell'alba doveva o deve recarsi in stalla, dar da mangiare e da bere, spazzolare i muli prima di mettergli il basto.

Il mulo per farlo lavo­rare bisogna metterci il basto, che è composto da due archi in legno, paglia pelo, tela, cuoio e spago, costruito manualmente. Diciamo che la forma è pressoché uguale, ma di zona in zona la proce­dura e il sistema di carico sono differenti, anche se la soma viene sempre adagiata per lo più ai lati dell'animale.

Il mulattiere, un lavoro molto faticoso e impe­gnativo.

In estate, un tempo, la notte i muli si portavano al pascolo, per lo più si dormiva all'addiaccio sotto quattro basti oppure sotto una pianta, con una misera coperta, materasso la terra, cuscino la giacca e tetto il cielo.

Al mattino prima del­l'alba in cerca dei muli, la brina o la rugiada i piedi già ti bagnava, legna o carbone nel bosco in attesa. D'inverno se c'era la neve, si faceva il corriere nei paesini privi di strade carrozzabili, tra­sportando: generi alimen­tari, mangimi, cementi e altro.

Anche se la bufera infuriava non ti potevi fermare alla meta dovevi arrivare, se fradicio è stanco per primi i muli dovevi accudire; c'era un detto "chi vuole provare le pene dell'inferno faccia il fabbro in estate e il mulat­tiere in inverno".

Una traccia abbiamo lasciato: la montagna il nostro letto, il nostro casolare, ragazzo non ci dimenticare.

Pino Tosi

(Articolo tratto dal N° 15 del 26/04/2007 del settimanale “La Trebbia”)

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