| La terra è bassa... è dura e aspra, è dolce e amara, ci nutre da sempre |
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| Val Trebbia | |||||||||
| Scritto da Giampiero Zanardi | |||||||||
| Giovedì 15 Maggio 2008 01:00 | |||||||||
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Come d'incanto la natura si è svegliata dal lungo sonno e senza far troppo rumore ha vestito l'abito nuovo. Al verde scontato e dominante si associano ora i campi solcati da moderni motocoltivatori e dall'urto violento e ben ritmato di zappe guidate da braccia antiche ma sempre forti e ben allenate a sostenere il ballo veloce che la campagna richiede in questa nuova stagione. Mani callose e pesanti come macigni impugnano attrezzi antichi consumati dal tempo e dall'uso su terreni difficili e magri che per anni hanno sfamato troppe bocche mai sazie; mani curate di cittadini sprovveduti con sogni di ritorno all'origine impugnano pesanti attrezzi di nuova generazione con tanta grazia e poca dimestichezza che solo l'inesperienza è capace di regalare. In questo alternativo ma sinergico binomio si compone una lieta e simpatica immagine di pace e beatitudine, in questa cornice la nostra terra apre il suo cuore e la sua porta. Terra dura e aspra, terra soluzione obbligata, senza alternative e confini, per scongiurare la fame sovrana degli anni post-bellici, terra "bassa" secondo la ben consolidata etichetta che meglio definisce ed illustra i contorni della fatica, terra dolce e amara, terra ventre materno sempre succube delle insidie e delle grazie del cielo, un po' benigno e talvolta maligno. Lingue di terreno duro appollaiate in fasce sulle pendici dei nostri monti, nel passato titoli di stato ed obbligazioni su cui investire, lingue di terreno che nell'agevole oggi spesso sono lasciate all'abbandono e sono solo un modo di rinfrescare la memoria e di scaldare i muscoli ai tanti provetti contadini, tanto palestrati quanto inesperti e vogliosi di tornare all'antica genuinità. All'uomo antico la rinnovata certezza di ripercorrere un cammino di fatica e di sudore che da sempre gli ha regalato i migliori frutti che solo il lavoro duro riesce a dare, all'uomo moderno e neofita il sogno cullato da sempre di riuscire a ripercorrere le strade antiche, raccontate e vissute solo nelle serate passate ad ascoltare le peripezie figlie della necessità. L'uomo antico ha la chioma scarna e le spalle ricurve ma tiene ben salda la zappa tra le mani ed i suoi colpi suonano carezze alla terra ambiziosa di regalargli il meglio di se stessa, l'uomo moderno, diritto come un fuso, è poco incline alla fatica e lancia sgraziato colpi con l'attrezzo che suonano alla terra attonita ed incredula come fustigate ingiustificate. Le lancette del tempo si fermeranno tra pochi mesi e la terra della Valle ci presenterà il conto. Non è difficile pronosticare frutti di prima qualità nei campi lavorati con amore ed esperienza, non è difficile pronosticare tentativi mal riusciti nei campi lavorati con foga ed inesperienza. Le lancette riprenderanno il loro lento cammino e nel tempo che verrà la terra offesa e mutilata dai colpi maldestri del sognatore saprà perdonare ed insegnare. Lentamente la terra, dura ed ostile al primo impatto, saprà aprire il suo grande cuore trasformando i sogni in realtà grazie all'amore e all'esperienza che il novello contadino avrà acquisito sul campo. Per questo oggi ancora troppo acerbo, io come tanti, mi accontento di cullare il sogno... Giampiero Zanardi (Questo articolo è stato tratto dal N° 18 del 15/05/08 del settimanale "La Trebbia")
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