| Dopo il problema dei cinghiali ora l'attenzione si sposta sui daini |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||
| Mercoledì 25 Marzo 2009 13:38 | |||
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A Genova esplode l'allarme cinghiali, visto che gli ungulati diventati troppo metropolitani e di questo passo si vedranno a Manin ad aspettare il "36" per la Foce. Ma i "cugini" dei genovesi, i residenti nella verde e ancora incontaminata Val Trebbia, questi suini selvatici li hanno come vicini di casa da un pezzo, e dalle parti di Torriglia, Motebruno, Propata e dintorni hanno fatto danni non indifferenti. Ma il problema, per i valligiani, è stato affrontato da parecchio tempo, e ora la situazione è più tranquilla. Lo spiega, parlando anche di altri problemi simili non ancora risolti, Ilmo Ferrera, cacciatore ed esperto di problemi dell'ambiente, ora direttore dell'Osservatorio Reti Naturali, un ente costituito dalla Comunità Montana Val Trebbia proprio per tenere d'occhio le tematiche e le eventuali problematiche dell'ambiente su quella porzione di territorio. «Soluzioni ai cinghiali che invadono la città? Caccia selettiva - afferma con sicurezza Ferrera - Da noi ha funzionato, può funzionare anche a Genova. Intendo, quindi, battute ridotte e bene organizzate, non certo, come qualcuno teme, sparacchiare a destra e a manca. Qui in Val Trebbia funziona molto bene l'interazione tra agricoltori, allevatori e cacciatori. E con il tempo, il problema cinghiali si è ridotto. E dirò di più: ho la sensazione che l'anno prossimo i cinghiali saranno ancora meno: quasi tutti noi cacciatori abbiamo notato che sono drasticamente diminuite le femmine gravide». Buone notizie per il futuro, quindi. Ma oltre ai cinghiali, si sta profilando un altro guaio per i residui coraggiosi che si dedicano all'allevamento e all'agricoltura sulle colline. «Sì, si tratta dei daini - conferma Ferrera - e sono un problema grave, perché distruggono orti e frutteti come e più dei cinghiali., Con un'aggravante: per difendersi dagli ungulati basta una rete altra poco più di un metro, mentre i più agili daini saltano senza problemi recinzioni di altezze anche molto superiori. E' un problema che stiamo affrontando». Mara Queirolo (Articolo tratto da Il Secolo XIX del 25/03/09)
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