Il sindaco Babbo Natale e il parto a Fontanigorda «Così l'entroterra vince la sfida all'isolamento» PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Il Secolo XIX   
Venerdì 01 Gennaio 2021 00:00

Il sindaco Babbo Natale e il parto a Fontanigorda

Le campane sono state suonate a mezzanotte, per raggiungere i fedeli delle frazioni più lontane e nelle quali è più difficile arrivare, dove gli abitanti sono stati costretti a rinunciare alla messa di Natale per colpa della nevicata. Così don Pietro Cazzulo. sacerdote dei record della Val Trebbia (una ventina di parrocchie) ha salutato la nascita di Gesù forse andando anche un po' sopra le righe rispetto alle indicazioni della Diocesi di Tortona, da cui dipende. Mentre il suo "collega" don Giacomo Ferraglio, che di parrocchie ne ha una mezza dozzina tra Rovegno e dintorni, ha deciso per la stessa ragione di spostare a ieri, Santo Stefano la messa di Natale di Fascia, Propata e Rondanina.

CASI FUORI DAL COMUNE

Sono solo due delle storie di un Natale decisamente unico nella vallata che Hemingway definì «la più bella del mondo».
Perché al di là della neve, del Covid-19 e dei due parroci che percorrono tra una chiesetta e l'altra ogni anno 20 mila chilometri, a testa, a bordo della propria auto, rispettivamente una Fiat panda e una Suzuky naturalmente 4 per 4. c'è molto da raccontare. Come il caso della struttura Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che si trova tra Montebruno e Rovegno, dove la festa è stata più bella del solito per la nascita di un bambino, figlio di migranti rifugiati e in regime di protezione. Oppure quella di Mirko Bardini, primo cittadino di Montebruno che si può definire il sindaco-Babbo Natale, visto che si è occupato, nelle settimane precedenti il Natale stesso, di acquistare e portare nelle case degli anziani e delle famiglie più bisognose generi di prima necessità.
La neve ha fatto da sfondo a tutte queste storie, per la gioia dei bambini di Torriglia. Rovegno. Fontanigorda e degli altri paesi che ieri con il sole e mezzo metro di neve, appunto, si sono dati appuntamento a Casa del Romano pergiocare.
 

IL RISCHIO PER GLI ANZIANI SOLI

Il rischio di sentirsi soli, dunque, c'è stato ma è stato superato grazie a tante piccole e buone azioni.
Don Pietro Cazzulo, una vita dedicata a evangelizzare Torriglia e l'alta Val Trebbia, racconta la sua scelta un po'sopra le righe: «Io, come tanti preti di montagna, mi ero organizzato per riuscire a fare la messa della vigilia in tutte le parrocchie e in tutti i paesi - racconta -. Poi è arrivata tanta neve e quasi nessuno a spalarla, con le conseguenze che tutti potete immaginare. In particolare, alcune chiesette più lontane non sono state raggiunte dal servizio: ho pensato allora che una scampanata con le musiche di Natale avrebbe potuto superare la preoccupazione per i contagi da coronavirus, le distanze, la neve stessa». Ecosi è stato. Nel cuore della notte, dalle campane della chiesa di Torrigllia è partita una colonna sonora inedita e inattesa: la musica ha superato le distanze, e chi era rimasto senza messa ha potuto pregare a mezzanotte in punto.
Anche don Giacomo Ferraglio si era organizzato: «Avevo una messa ogni ora, praticamente dalle 10 del mattino alle 21. Ma - prosegue ripercorrendo le sue giornate - a Fascia, Propata e Rondanina non sono potuto arrivare per la neve e perché i mezzi dei quali ci era stata assicurata la disponibilità non si sono visti».

UN SUPPORTO DALLA TECNOLOGIA

La soluzione si è materializzata grazie al supporto della tecnologia. «A quel punto, grazie ai social, ho avvertito i parrocchiani e la messa di Natale l'abbiamo fatta oggi (ieri per chi legge, ndr) nelle chiesette rimaste isolate il 25».
A Rovegno e a Fontanigorda, tra i morivi per festeggiare, ce n'è uno in particolare che ha per protagonista una bambina, nata poco prima di Natale: «E' una bellissima notizia per il paese e per la vallata, dove di famiglie giovani e di bambini c'è gran bisogno. Questa bimba è figlia di una coppia di rifugiati somali, che insieme ad altrisono ospitati nello Sprar di vallata, che ha una sede da noi e un'altra a Rovegno», racconta Bruno Franceschi, sindaco di Fontanigorda. La notizia riempie di gioia anche Giuseppe Isola, sindaco Rovegno, dove un grande albero è stato allestito in piazza con un presepe alla cui realizzazione ha contribuito mezzo paese: «Abbiamo fatto di tutto perché le persone non restassero da sole. Credo che il Covid abbia ricreato, qui da noi, quel senso di comunità che ci rende unici», ribadisce Isola.

LA SOLIDARIETÀ DIFFUSA

E a sottolineare l'importanza della solidarietà ecco Mirko Bardini, sindaco di Montebruno, che ha impiegato i fondi comunali per calarsi nei panni di Babbo Natale: «All'inizio del mese ho iniziato a comprare i generi di prima necessità, panettoni compresi, nei negozi del paese. Poi li ho portati nelle case delle persone che ne avevano bisogno. Del resto, in questo territorio i sindaci devono davvero sapere fare tutto, confezioni natalizie comprese».

Edoardo Meoli

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 27/12/2020)

 

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