La Valtrebbia e il medico a tempo, gli abitanti: «Curati solo 10 ore a settimana» PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Marco Gallione   
Martedì 10 Ottobre 2017 22:05

Ali Kheirkha

«Non bevo più». «Da domani, 14-11-06 fumerò 4 sigarette al dì». I messaggi delle buone intenzioni sono scritti a mano, sui foglietti delle ricette e appesi in mezzo alle cartoline, arrivate da ogni parte del mondo sino a qui, su una parete dell’ambulatorio di Montebruno, in alta Valtrebbia.
Il regno del fungo e dei canestrelli, il buen retiro nel verde di tanti genovesi, dove scorrono il Trebbia e le curve della Statale 45. E per quarant’anni il posto di lavoro di Domenico Cella, che a metà settembre, giunto all’età di settant’anni, ha appeso al chiodo lo stetoscopio che portava in giro per la vallata dal 1977. E il suo addio (relativo, visto che ancora oggi si fa vedere nel suo studio «per dare una mano») ha sconvolto il rapporto con la sanità di tutta la vallata. Evidenziando le difficoltà di un servizio sanitario che nelle aree interne segna il passo e rischia di scomparire, di pari passo con una popolazione sempre più anziana e sola.
«Passato il tunnel della Buffalora, siamo come la bella di Torriglia - sorride l’anziano medico - tutti dicono “che bello” ma nessuno vuol venire qui». Cella, che abita a Fontanigorda, era “il” dottore per 860 pazienti, per tre quarti con più di settant’anni, sparsi su sette Comuni (da Gorreto a Montebruno, passando per Rovegno, Fascia, Fontanigorda, Rondanina e Propata) e decine di chilometri quadrati, in frazioni che d’inverno diventano difficili da raggiungere anche in fuoristrada. Ora il suo posto è stato preso da Mohammed Alì Kheirkah, un medico persiano che vive in Italia da 40 anni e abita a Sant’Eusebio, a Genova. Ma Kheirkah ha un contratto a termine, da sostituto, per un massimo di dodici mesi. Un contratto che copre appena dieci ore di studio alla settimana, che lui distribuisce spostandosi da un Comune all’altro, dal lunedì al venerdì. A Montebruno, ad esempio, lo si trova il lunedì pomeriggio, il martedì mattina e il giovedì. Quando non c’è lui, nei giorni feriali e la sera, l’unica alternativa è la Guardia medica (che risponde da Torriglia) o il 118 per le emergenze. Ma l’automedica per la Val trebbia parte da piazzale Bligny, ai Macelli. «Per fortuna la gente di campagna sa cavarsela e non chiama il 118 per ogni sciocchezza», commenta il medico.

 

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