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«Al bar ho detto ad alcuni che dopo 120 anni di storia io potrei essere l'ultimo sindaco di Valbrevenna», scherza Michele Brassesco. E Rondanina, il giorno di elezioni di un futuro prossimo, si potrebbe ritrovare con un "borgomastro". Un sindaco "alla tedesca", un borgomastro appunto, che si incontrerà con i suoi colleghi di Montebruno, Propata e Fascia, nella nascente "assemblea municipale" retta da un supersindaco. Questo prevede, il decreto di manovra del governo e in particolare l'articolo 16 sulla "sparizione" dei comuni sotto i mille abitanti. Il modello teutonico pare quello a cui ci si è ispirati in consiglio dei ministri: resta il Sindaco, si volatilizzano tutti gli altri organi, e i primi cittadini vicini di casa formano una mega-giunta. Nelle undici amministrazioni comunali a rischio nell'entroterra, tutto questo è ancora un miraggio. Mancano i regolamenti attuativi, chissà cosa succederà. 0 per dirla con il sindaco di Crocefieschi, Bartolomeo Venzano: «L'unica unità di tempo in Italia è il lustro: ci sarà da aspettare per capirci qualcosa». La notte dopo l'annuncio della manovra governativa per tirare la cinghia insomma, ha portato più confusione che consiglio. «Di certo - riprende Brassesco - c'è che il federalismo fiscale ci aveva già destinati a svolgere determinati servizi assieme ad altri comuni della valle Scrivia. Io sono scettico sulla questione della soppressione delle Provincie. Per i comuni dell'entroterra, la Provincia è un ente operativo».
Il decreto recita testualmente: «A decorrere dal primo rinnovo successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, nei Comuni con popolazione pari o inferiore a 1.000 abitanti, il Sindaco è il solo organo di governo e sono soppressi la Giunta ed il Consiglio comunale». È chiaro, al prossimo giro di votazioni si eleggerà solo il sindaco. Stop. E tutti i primi cittadini "piccoli" si siederanno nell'assemblea della cosiddetta "unione municipale". Questo sulla carta pergamenata del decreto, ma quando entrerà in vigore tutto ciò?
«Qua la questione è passata sotto silenzio perché i problemi sono altri -dice Andrea Apicella, sindaco di Vobbia - Il clima è preoccupante per l'economia in generale». Apicella ha 32 anni: «Sono il sindaco più giovane della Liguria, figurarsi se non sento vicino il problema del futuro dei giovani». E a proposito di giovani, Federico Marenco, ex primo cittadino di Montebruno ed ex presidente della comunità montana sparita a maggio, è stato sindaco a 21 anni: «Questa soluzione era da mettere in pratica prima, già dal 2006. E non all'italiana, facendo partire tutto dalla prima elezione, ma con una legge che rendesse tutto effettivo da subito. Quello che mi pare di intravedere è proprio il modello del borgomastro. Un modo per rendere più agile la gestione ma gli effetti benefici sulle finanze bisognerà vedere se arriveranno».
C'è poi chi, in attesa di capire, un po' teme. Sono i comuni medi, quelli che, almeno in questa fase, potrebbero vedersi affibbiare altri piccoli centri da gestire. «Abbiamo già i nostri problemi - ammette Maurizio Beltrami, sindaco di Torriglia - Il rischio di aumentarli c'è, in uno scenario di questo genere. Vanno previsti anche incentivi monetari. Posto che tutto questo significhi risparmio: nei comuni piccoli ci sono volontari che danno un apporto di professionalità, non di costi».
Marco Fagandini (
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(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 14/08/2011)
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