| Servizi a rischio nei piccoli comuni |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||
| Mercoledì 02 Febbraio 2011 00:00 | |||
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Alle 12 comunità montane liguri la spina verrà staccata il 30 aprile 2011. Ma a tre mesi dall'ora x, il quadro è ancora confuso. Sembra in via di definizione la sorte dei 120 dipendenti che dagli enti montani dovranno passare a Regione, Province e forse Comuni: ieri mattina l'assessore alle politiche agricole Barbagallo, ha annunciato un disegno di legge che sarà pronto entro la fine del mese. Ma i timori più forti riguardano i servizi che le comunità montane forniscono agli abitanti del 70% del territorio regionale, soprattutto quelli che vivono nei centri più piccoli. Qui è ancora nebbia fitta. Se ne comincia a parlare oggi tra Regione, Uncem, Anci e Comuni. Una sorta di vivisezione, ente per ente, per capire chi gestisce i servizi e - tranne quelli delegati dalla Regione che torneranno per così dire a casa - chi li gestirà in futuro. Trasporto scolastico, sicurezza, uffici pubblici e la parte più importante, quella del sociale. «Il grosso è il sociale perché contiene tutto. Nelle nostre comunità montane ci siamo organizzati ogni servizio, dal distretto all'assistenza psicologica. Tutto quello che in città funziona male, qui da noi è un gioiellino» spiega con una punta di orgoglio Federico Marenco, presidente della comunità montana Alta Val Trebbia e dell'Uncem. La legge Calderoli è chiara. Le funzioni tornano alla Regioni, e i Comuni con meno di 5 mila abitanti devono gestire i servizi associandosi oppure attraverso convenzioni. «Cambia completamente la prospettiva. Una volta se un comune non sapeva come gestire un servizio lo delegava alla comunità montana, ora i servizi dovranno necessariamente essere gestiti con altri Comuni. «I piccoli centri devono mettersi in testa che non possono avere gli stessi uffici di un Comune con 40 mila abitanti» punzecchia l'assessore al bilancio Pippo Rossetti che sulla costituzione delle unioni di comuni è pronto a mettere un milione di euro. Anche se Marenco osserva: «Le comunità montane erano già unioni di comuni». Più si scende con il numero di abitanti e più aumenteranno le difficoltà di erogare servizi. Lo scuolabus, ad esempio: comuni di 700, 1000 abitanti non si possono permettere un autista. Ma se metti insieme cinque o dieci paesi ecco che passare a prendere i bambini e portarli a scuola diventa possibile. Tornare indietro richiederebbe più tempo di quello concesso,- una transizione morbida come suggerisce il sindaco di Castelnuovo Magra Marzio Favini: «Aveva senso fare una moratoria di cinque anni, per sistemare il personale e impedire ai Comuni di fare nuovi mutui. Così come si è fatto è solo demagogia perché il costo dei dipendenti viene scaricato su altri enti. Qual è il risparmio?». Già lo scuolabus: «A quale comune attribuisci il pullmino? - si domanda il segretario dell'Arici Pierluigi Vinai - E più complicato ancora il sistema delle discariche che consentiva di coprire la raccolta e lo smaltimento rifiuti in un ambito più ampio». Già, il – 31 marzo 2011 staccano anche gli Ato. Le acque e i rifiuti dovrebbero passare alle Province ma molti Comuni, ad esempio quelli che gestiscono gli acquedotti non ci sentono, perché vedrebbero scemare un'altra fonte di finanziamento. La soluzione, dunque, sta nelle unioni tra Comuni - più stabili e strutturate -e le convenzioni, che hanno una gestione più leggera. Ma chi paga l'autista del pullmino se tutto il personale viene dirottato a Regione e Province? «Bisogna che la Regione investa per far funzionare unioni e convenzioni - è la posizione di Vinai dell'Anci - questa va considerata una priorità». L'Anci ha chiesto risorse e una soluzione certa per il personale (che pare si stia risolvendo, restano incerte una quindicina di posizioni). Terza richiesta, questa rivolta al governo, la possibilità di superare i limiti di assunzione per i comuni capofila delle convenzioni. «È impensabile che le risorse le mettano i Comuni - osserva l'ex sindaco di Campo Ligure Antonino Oliveri e responsabile Anci per i piccoli comuni - mentre la Regione si trova ad affrontare un taglio di 150 milioni di euro che coinvolge servizi essenziali». E allora cosa succede? « C'è grande confusione. L'importante è garantire i servizi dopo il 30 aprile». Eraldo Scapazzoni come presidente della Comunità montana Val di Vara ha gestito fino ad oggi la filiera agricola in modo omogeneo. Qui è terra di Vermentino. «Passerà tutto alla Regione, credo attraverso gli ispettorati. Per noi è essenziale che restino operativi gli sportelli sul territorio». È pessimista Scapazzoni: «I servizi peggioreranno: oggi per avere un parere sui vincoli idrogeologici ci vuole un mese. Con il passaggio alle Province quel parere arriverà in cinque, sei mesi».
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