Il Bugiardino 'coltivato' dal manager del Comune. PDF Stampa E-mail

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Rassegna stampa - Val Trebbia ligure
Scritto da Il Secolo XIX   
Venerdì 31 Dicembre 2010 00:00
Il Bugiardino 2011

Vent'anni passati a girare paese per paese, casa per casa, alla ricerca dell'anima contadina del territorio. Massimo Angelini si divide tra il lavoro da funzionario comunale a Tursi e la passione per la terra. E, oltre a presiedere il Consorzio della Quarantina (la patata bianca diventata un simbolo della tipicità agricola del genovesato) è il "padre" del Bugiardino, ultimo epigono della tradizione pluricentenaria dei lunai: un po' agende contadine, un po' minuscoli libri sapienzali e almanacchi del tempo che passa, cadenzati stagione dopo stagione, seguendo il ritmo della luna e della semina.
«Il primo lunaio quattrocentesco era intitolato "La raxone de la Pasca e dela Luna e le Feste" - racconta Angelini - i suoi discendenti si erano poi diffusi in tutta Italia fino a diventare per secoli la forma di letteratura popolare più diffusa, almeno quanto i catechismi e i libri di preghiere».
A fine Settecento, quando i veri libri erano per pochi, si stampavano oltre 200.000 copie all'anno dei vari lunai con la stessa formula e i nomi più diversi. Dal Chiaravalle al Barbanera, dal Casamia al Valserena. «Erano presenti in quasi tutte le famiglie - riprende - poi uno dopo l'altro hanno interrotto la pubblicazione, al punto che la tradizione rischiava di perdersi. Così, dopo che nel 2002 anche la tipografia del Chiaravalle nel centro storico aveva interrotto la pubblicazione, mia moglie ed io abbiamo pensato di far rinascere un lunario genovese. Il materiale non mi mancava, avevano vent'anni di faldoni di cultura rurale in casa...».
Mancava, invece, un nome: scelta impegnativa, per inserirsi nel solco di una tradizione così antica. «Non sapevamo deciderci e, ancora una volta, chiesi ai vecchi dei paesi come chiamavano i loro lunai: il Chiaravalle era, affettuosamente, il Contaballe. Per assonanza e perché, mi dicevano, non azzeccava mai le previsioni del tempo. Così è nato il Bugiardino, inizialmente con una tiratura per pochi amici, oggi stampato in oltre 25 mila copie».

Sia sincero: le previsioni meteo da un anno all'altro non sono molto scientifiche... «Quelle dei lunai non sono mai vere previsioni, piuttosto l'indicazione di quello che è successo in passato - dice lo studioso della vita rurale - e oggi è possibile proporle in modo serio: se diciamo che in un determinato giorno ha piovuto sette volte su dieci negli ultimi dieci anni, allora è lecito pensare che, forse, potrebbe piovere anche quest'anno».
Le curiosità e i tanti suggerimenti che riguardano le attività nei campi? Ancora una volta sono il frutto di tanti viaggi tra le case dei contadini, raccolte parlando solo genovese stretto. «Senza avere fretta, accettando il bicchiere che ti offrono e allora devi berlo senza troppi complimenti dicendo solo: u nu l'è gramu, perchè loro sanno benissimo che il loro vino è genuino non vale molto. E dalle tue reazioni capiscono se si possono fidare di te o no».
Si torna all'inizio della storia che ha dato origine al bugiardino, ai chilometri percorsi lungo le vallate e nei paesi cercando sementi antiche. «Ero sui monti di Ottone, accolto a casa di un anziano che si chiamava Sincero. Alla fine tira fuori arbanella con semini piccolissime: nui atri lo ciamammu prunsemmu, mi dice. E poi: ce l'ho da sessant'anni, l'aveva portato mia moglie quando ci siamo sposati e lo riseminiamo ogni anno.
Ed è come rifare ogni volta il matrimonio...». L'arbanella di nonno Sincero svela una tradizione radicata in tante campagne, conservata pudicamente nel segreto delle famiglie. E i i semi affidati alla famiglia nascente non sono solo un simbolo di fertilità: sono gli anelli di un a catena che collega territori confinanti, caratterizzando un'area geografica per una sua specificità agricola. «Il prezzemolo di nonno Sincero non era una stravaganza, tanti racconti me l'hanno poi confermato: le donne dell'entroterra portavano quasi sempre insieme al corredo i "loro" prodotti dell'orto, diversi da un luogo all'altro perché ogni specie vegetale è frutto di selezioni e addomesticamento, quasi come un manufatto. Per questo una patata come la quarantina bianca si è espansa in un certo ambito oltre il genovesato, ma non oltre: i semi seguivano le traiettorie del mercato matrimoniale. Fin dove si scambiavano le donne, così arrivavano anche le varietà botaniche dell'orto…».


Bruno Viani  ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

(Articolo tratto da Il Secolo XIX del 31/12/2010)

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Gennaio 2011 20:14
 

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