| Comunità montane, conto alla rovescia addio tra quattro mesi |
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| Rassegna stampa - Val Trebbia ligure | |||
| Scritto da Il Secolo XIX | |||
| Martedì 28 Dicembre 2010 00:00 | |||
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Sono lontanissimi i tempi in cui Armando Cossutta definiva le Comunità montane «volano dello sviluppo dell'entroterra». Lontani lo sono non solo temporalmente, ma anche concettualmente perché invece oggi le Comunità montane stanno vivendo il loro tramonto. Brusco peraltro. Le 12 Comunità montane liguri e i 4 consorzi di comuni dell'entroterra hanno ancora quattro mesi di vita: il 30 aprile sarà il loro ultimo giorno e il 1 maggio nelle sedi delle strutture che per 37 anni hanno seguito ed assistito lo sviluppo dell'entroterra, entreranno i liquidatori. Questo stabilisce una norma collegata alla finanziaria regionale ed entro febbraio la Regione Liguria varerà una legge per guidare ogni passo della soppressione delle comunità montane, da quando le saracinesche caleranno su questi enti a quando anche l'ultimo dei 150 dipendenti sarà sistemato altrove.
Il destino delle Comunità montane era segnato da anni, ma l'ultima batosta è arrivata dalla manovra Tremonti che nella casella dei trasferimenti a questi enti ha posto semplicemente uno zero: nessuna risorsa per gli stipendi dei dipendenti o per qualsiasi altra attività. «È un doppio taglio: alla Regione e alle Comunità montane. Non abbiamo potuto far altro che prevedere la loro soppressione» si lamenta l'assessore alle politiche agricole Giovanni Barbagallo, invitando a guardare l'entità dei trasferimenti degli ultimi due anni: «Nel 2009 per le Comunità montane la Liguria aveva messo 9 milioni di euro, lo Stato 3; nel 2010, la Regione ha impiegato 7 milioni, il governo 2; per il 2011 i trasferimenti statali sono nulli». Così, dopo la decisione di chiudere le Comunità Montane e i consorzi di comuni, la Regione da gennaio sarà al lavoro insieme all'Uncem (l'Unione delle comunità) e i sindacati «per un diverso assetto dell'entroterra». Il capitolo più importante è quello dei dipendenti. Sono 150, età media piuttosto alta, per i quali la Regione prevede tre soluzioni: mobilità in altri enti, uffici che si occuperanno delle materie dell'agricoltura e della difesa del suolo, uffici regionali. «Ho chiesto solo due cose quando è stato chiaro che le Comunità sarebbero state soppresse: la prima è che i servizi sul territorio restino adeguati; la seconda è che tutto il personale sia salvaguardato» mette le mani avanti Federico Marenco, ex sindaco di Montebruno, presidente della Comunità montana dell'Alta Val Trebbia e del Bisagno, e presidente dell'Unione delle Comunità montane, molto critico sull'operazione del governo che ha tagliato risorse ai piccoli enti montani: «Le Comunità montane stanno pagando la responsabilità politica di Linda Lanzillotta e di Giulio Tremonti (Pd l'una e Pdl l'altro, ndr) e devono essere immolate sull'altare come agnelli sacrificali della casta -dice - Poi è ovvio che la Regione non è in grado di sostenere le spese dopo i tagli che ha subito». Negli anni scorsi, peraltro, la scure del governo si era già abbattuta sulle comunità montane che da 19 erano diventate 12 attraverso la soppressione di 3 enti e l'accorpamento di altri sei in quelli che restavano. «L'ipocrisia strisciante - conclude Marenco - è che ora si dice che le unioni di comuni devono rendere gli stessi servizi, ma le Comunità montane sono esattamente unioni di comuni». Attento a come andrà in porto la soppressione delle Comunità montane è anche l'Udc che nell'entroterra (e soprattutto in quello genovese) ha uno storico bacino di consensi. Nel doppio ruolo di coordinatore provinciale dell'Udc e assessore regionale Giovanni Boitano (membro della comunità montana Fontana-buona) chiede che «siano assicurati i servizi forniti sino ad oggi alle popolazioni dell'entroterra e il posto di lavoro per i dipendenti». Come Barbagallo, Boitano definisce «dolorosa» la decisione di chiudere e chiama in causa i Comuni: «Tocca ora a loro consorziarsi o unirsi liberamente, come previsto dalla legge Calderoli, per affrontare in una versione più conveniente per garantire i servizi sul territorio con l'ausilio ed il sopporto della Regione». Alessandra Costante ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) (Articolo tratto da Il Secolo XIX del 28/12/2010)
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